È stato un assalto alla diligenza. Politici, manager, dirigenti, atleti, vecchie glorie o perfetti sconosciuti: ci hanno provato praticamente tutti per Sport e Salute. Oltre 200 domande per la nuova società statale che dal prossimo anno gestirà lo sconfinato mondo dello sport italiano (e i suoi finanziamenti, oltre 400 milioni). E presto un vincitore.

Il favorito per la presidenza pare Rocco Sabelli, ex amministratore di Alitalia: non proprio uomo di sport ma suo competente appassionato, vicino al sottosegretario Giorgetti. Un top manager, di indiscussa caratura, il profilo ideale a cui affidare il nuovo corso. Non è ancora fatta, perché Sabelli non è tipo da accettare senza garanzie: non tanto economiche (lo stipendio inferiore a 190mila euro), quanto gestionali e politiche; avere mani libere, non finire nel mirino degli alleati 5 stelle (il sottosegretario Simone Valente segue da vicino la partita).

L’ufficialità tarda per questo. E perché bisogna trovare anche i due consiglieri, uno in quota Ministero della Salute (quindi M5S), l’altro Istruzione (dunque Lega, ma i 5 stelle vorrebbero pure questo). Come già successo per il consiglio superiore della sanità, la ministra Grillo non ha trovato una donna. La scelta però è di grande qualità: dovrebbe essere Francesco Landi, primario in geriatria al Gemelli, molto stimato nell’ambiente medico. La “quota rosa” sarà indicata dalla Lega: Bussetti pensa a una ex atleta; nella lista spicca il nome di Fiona May (ma non è l’unica “donna di sport”).

Già, la lista. Il governo a febbraio aveva indetto una manifestazione d’interesse: una procedura, non vincolante, per scegliere il curriculum migliore. L’elenco, però, non è mai stato pubblicato. Giorgetti se lo tiene stretto: tenere segreti i nomi significa evitare confronti sgraditi fra i candidati, ridurre le voci, scongiurare i ricorsi. Gestire autonomamente le nomine, con buona pace della trasparenza. Il Fatto, però, ha avuto la lista preparata dagli uffici di Palazzo Chigi e la pubblica.

Sabelli non è certo l’unico nome forte. Forse ancor più titolato, almeno in ambito sportivo, sarebbe ad esempio Umberto Gandini, ex ad della roma e direttore del Milan. Tra i big anche Carlo Barlocco, copresidente di Samsung, e Mauro Bonaretti, già segretario generale di Palazzo Chigi e capo di gabinetto di Trasporti e Sport. E ancora: l’ex n.1 del credito sportivo Andrea Cardinaletti, il rettore dell’università del Foro Italico Fabio Pigozzi. L’outsider Simone Dattoli, fondatore dell’agenzia InRete. Oppure un paio di fedelissimi di Giorgetti, come Marcello Sala, ex vicepresidente di Intesa, liquidatore della banca della Lega, già in corsa per Cassa depositi e prestiti. Chissà non torni utile in extremis.

Il potere logora chi non ce l’ha, e allora ecco che mezzo Coni ha provato a fare il salto nella nuova partecipata: persino Alberto Miglietta, amministratore delegato uscente della defunta Coni Servizi. O Diana Bianchedi, delfina “olimpica” di Malagò (che le ha affidato la candidatura di Milano-Cortina 2026). Non sarebbero graditi a Malagò invece Francesco Soro, capo di gabinetto, e Ernesto Albanese, braccio destro di Binaghi nella FederTennis (da cui viene pure Fabrizio Tropiano, apprezzato in ambienti M5S). Che dire del pallone: c’è pure Carlo Tavecchio. A ruota il giovane vicepresidente della Lega Pro Jacopo Tognon, o lo storico direttore Figc Antonello Valentini, l’avvocato Di Cintio.

Il resto è un mix di varie ed eventuali, candidature credibili o incredibili. Dirigenti degli Affari esteri (Vignali) o D’Arrigo, ex Agenzia Giovani. Manager Telecom, Acea, Rcs. L’ex capo di Rai Sport, Paolo Francia. Due-tre parlamentari trombati alle ultime elezioni. L’avvocato Pieremilio Sanmarco, molto noto a Roma (e vicino a Virginia Raggi). Nella lista c’è persino il dentista di Malagò. Presto si sapranno i prescelti del governo. Intanto sono noti gli esclusi.

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