Siria Santisi, 4 anni: 11 luglio 2009, neuroblastoma. Alessandro Rebuzzi, 16 anni: 2 settembre 2012, fibrosi cistica. Lorenzo Zaratta, 5 anni: 30 luglio 2014, tumore al cervello. Ambra Friolo, 6 anni: 31 maggio 2017, leucemia. Giorgio Di Ponzio, 15 anni: 25 gennaio 2019, sarcoma dei tessuti molli. Sono solo alcuni dei bambini tarantini morti per malattie connesse all’inquinamento. Di molti altri non se ne conoscono i nomi. Verranno ricordati per la prima volta oggi pomeriggio. Taranto scende in piazza e lo fa in silenzio, con una fiaccolata. “Loro dovevano vivere”, si legge sul manifesto. L’iniziativa è stata organizzata dai genitori, che si considerano “orfani”. “La nostra lotta – dichiara Francesca Summa, madre di Siria – nasce per tutelare gli altri bambini, affinché altri genitori non si uniscano a noi”.

Vita e morte a Taranto
Sono storie dalla stessa trama con lo stesso epilogo, ben note ai politici. È per questo che la loro presenza non è gradita. “Non vogliamo passerelle”, dicono gli organizzatori. Nel giorno del trigesimo di Giorgio Di Ponzio, l’ultimo bambino tarantino deceduto, gli “invisibili” reclamano giustizia. “Questo olocausto deve finire”, denuncia la presidente dall’associazione “Genitori Tarantini”, Cinzia Zaninelli. Non sono bastati i manifesti choc, come “I bambini di Taranto vogliono vivere”, la foto del piccolo Lollo intubato. Né le urla di Alessandro, che dalla ringhiera del Tribunale si sporgeva, togliendosi la mascherina dell’ossigeno, per gridare: “Voglio respirare aria pulita!”. Non hanno attecchito le parole del magistrato Patrizia Todisco: “Non un altro bambino, non un altro abitante di questa città, non un altro lavoratore dell’Ilva, abbia ancora ad ammalarsi o a morire a causa delle emissioni tossiche del siderurgico”. La storia di Taranto continua inesorabile. Ben 12 decreti salva Ilva e l’immunità penale assicurano lunga vita all’acciaieria più grande d’Europa. L’azienda gode anche di puntuali posticipazioni del piano ambientale: doveva essere ultimato nel 2015, si è passati al 2023.

Gli studi
Privilegi di privati ai danni dei cittadini, costretti a emigrare per curarsi. Quasi tutti al nord. Anche quando disoccupati. Genitori che non hanno retto al dolore e hanno tentato il suicidio. Il ricatto tra il lavoro e la vita non è l’unico. Se c’è vento sta ai genitori decidere se mandare o meno i figli a scuola. Agghiacciante lo sfogo su Facebook di una delle maestre del quartiere Tamburi, vicino all’Ilva: “Stare in classe nei giorni di Wind day è un incubo. Quella poca aria che c’è nelle aule è irrespirabile. Ogni tanto portiamo i bambini nei corridoi. Quando si esce, non si dovrebbe respirare per le polveri, invece lo facciamo a polmoni aperti perché tutti abbiamo bisogno d’aria”. Per l’Istituto Superiore di Sanità nel capoluogo ionico si registra una mortalità infantile maggiore del 21% rispetto alla media regionale con un eccesso di incidenza di tutti i tumori nella fascia 0-14 anni. L’Istituto ha accertato anche i danni del piombo sul neurosviluppo, con una riduzione del quoziente intellettivo più ci si avvicina all’acciaieria. Lo studio epidemiologico Sentieri ha reso noto che le polveri sottili a Taranto provocano tassi di mortalità 2,2 volte maggiori rispetto alle altre città. I livelli di diossina in alcuni periodi hanno raggiunto picchi da record. Le falde acquifere sotto i parchi minerari (che verranno coperti senza bonifica) sono contaminate. Nei quartieri vicini all’acciaieria, i bambini dai 0 ai 14 anni si ammalano di asma bronchiale e infezioni respiratorie il 33% in più rispetto ai minori di altre zone. In alcune aree è interdetta la coltivazione e il pascolo. Ai bambini è vietato giocare nelle aiuole. Nelle urine delle donne è stata trovata naftalina. Metalli pesanti sono stati rinvenuti nel cervello di Lorenzo Zaratta, dopo l’autopsia. Sulla sua morte indaga la magistratura.

“Fermare la strage”
“Finché non fermeremo questa strage resteremo tutti colpevoli e responsabili”, denunciano i Cittadini e lavoratori liberi e pensanti. “Tutti noi ci sentiamo chiamati in causa”, fa sapere il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che si dice impegnato per la rinascita di Taranto. Non ha dubbi sul nesso inquinamento e malattie. “Troppe volte in passato – ammette – è stato ricusato, ma quel tempo è finito. Lo Stato deve affrontare una volta per tutte questo tema”. Sull’immunità penale annuncia imminenti novità. “C’è un muro di silenzio fatto calare da Roma su Taranto”, denuncia il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che ha inaugurato la rete oncologica pugliese e aperto il polo oncoematologico in città. “Abbiamo il dovere – dice – di batterci fino alla fine”. Oggi lo faranno i genitori che hanno chiesto a Mittal di sospendere l’attività siderurgica per questa giornata in segno di rispetto. In futuro si augurano che il 25 febbraio diventi la giornata nazionale delle piccole vittime dell’inquinamento. “I veri morti e la vera tragedia – fa sapere una delle mamme tarantine – è nelle nostre case. La nostra è una condanna senza fine”.

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