I fabbricati pubblici in Italia sono un milione e valgono 283 miliardi di euro. Capannoni, palazzi, tuguri. Ogni tanto, anzi a ogni legge di Bilancio, governi di colori diversi esultano per la stessa idea: dismettere gli immobili del Demanio e usare i soldi del mattone per sistemare i conti. Eppure neanche le Autorità di garanzia e controllo, che sono pubbliche, riescono a usare uffici pubblici.

Al contrario, le cosiddette Autorità indipendenti – finanziate da oboli e tasse di chi è vigilato o direttamente dal Tesoro e nominate da Palazzo Chigi o dal Parlamento – spendono oltre 15 milioni di euro all’anno in affitti. Pochi virtuosi, molti spreconi. E non s’accontentano di un’architettura sovietica di periferia, essenziale e però funzionale, ma setacciano le migliori offerte nel centro di Roma o di Milano per sedi anche di scena, cioè di rappresentanza, luoghi in cui gli impiegati hanno 30 metri quadri ciascuno a disposizione.

Privacy – Il Garante per la protezione dei dati personali ha traslocato pochi mesi fa. Il presidente Antonello Soro e colleghi, assieme a 140 dipendenti, hanno lasciato le stanze di fronte alla Camera e adesso alloggiano in piazza Venezia, con affaccio sul celeberrimo balcone in un palazzo di Generali. Soro aveva commissionato una relazione al servizio di controllo interno. Il gruppo aveva esaminato quattro o cinque soluzioni alternative e poi ha avallato la scelta di firmare il contratto di 1,285 milioni di euro all’anno per 4.103 metri quadri e, soddisfatto, ha aggiunto: conviene, prima il Garante sborsava un milione per soli 2.608 mq. Vuoi mettere.

Anac – Il magistrato Raffaele Cantone, il capo dell’Anticorruzione (300 dipendenti), non adora lo sfarzo di palazzo Sciarra. Il contratto è del 2013, precedente all’avvento di Cantone e scade nel 2022. Anac versa 4 milioni di euro all’anno agli americani di Morgan Stanley, una banca d’affari. Al termine dell’accordo, Anac avrà “bruciato” 40 milioni.

Ivass – Il governo di Monti ha cambiato l’acronimo (prima si chiamava Isvap) e ha affidato l’istituto che vigila sulle compagnie assicurative a Bankitalia. Più di recente, invece, Ivass ha modificato il canone per il palazzo vicino al Quirinale che affitta dall’Inpgi, l’ente previdenziale dei giornalisti. Dal maggio 2017 e fino al 30 aprile 2023, l’istituto paga 2,8 milioni di euro all’anno e non più 2,2.

Agcom – Più attiva sul mercato telefonico, più agile nei procedimenti, più poteri d’intervento: spesso si invocano riforme dell’Autorità per le comunicazioni, ma la struttura resta divisa in due ampie sedi. A Napoli, al centro direzionale, per un immobile che costa 1,67 milioni di euro all’anno; a Roma, in via Isonzo da nove anni, per 2,1 milioni.

Arera – L’Autorità per l’energia e l’ambiente ha una gestione immobiliare complessa. Capitolo proprietà: ha cinque piani di uffici a Roma e sei a Milano (in parte da ristrutturare, secondo gli ultimi documenti disponibili). Capitolo locazioni: ha la sede principale a Milano per 2,13 milioni di euro e un appartamento a Roma per 176.000 euro.

Antitrust – Dopo troppo tempo passato a spendere 4,5 milioni di euro all’anno di affitto, nel dicembre 2017 l’Autorità ha investito 85 milioni di euro per acquistare il palazzone di piazza Verdi a Roma e l’ha lasciato in gestione al Demanio.

Covip e Cgsse – La commissione di vigilanza sui fondi pensione è in procinto di chiudere o fondersi da almeno cinque anni. Nel frattempo, la Covip ha aperto gli uffici di piazza Augusto Imperatore a Roma con un affitto di 651.743 euro. Il Garante degli scioperi, che ha poche decine di dipendenti, tiene viva l’ex sede della Democrazia Cristiana in piazza del Gesù al costo di 285.600 euro.

Garante detenuti, Autorità trasporti e Consob – Tre esempi di corretta amministrazione. Il Garante dei detenuti utilizza gli uffici del ministero della Giustizia. L’Autorità dei trasporti ha due immobili in comodato d’uso gratuito, il più grande a Torino, il più piccino a Roma. La Consob, che vigila sulla Borsa, ha una sede di proprietà a Roma su cui ha un impianto solare che frutta circa 45.000 euro all’anno e due a Milano, entrambe concesse dal Comune: la prima è gratuita, per la seconda paga 212.895 euro.

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