» Cronaca
giovedì 17/01/2019

Calabria, terremoto sui magistrati: 15 indagati a Salerno

Iscritti nel registro a Salerno anche il procuratore di Cosenza Spagnuolo, l’aggiunto di Catanzaro Luberto e il procuratore di Castrovillari Facciolla
Calabria, terremoto sui magistrati: 15 indagati a Salerno

Almeno 15 magistrati calabresi sono indagati dalla Procura di Salerno per vicende diverse e per reati diversi, alcuni gravi, come il favoreggiamento mafioso, corruzione in atti giudiziari e corruzione. I pm salernitani, competenti per il distretto di Catanzaro, stanno indagando dall’estate scorsa con carte trasmesse dalla Procura di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri. A finire sotto inchiesta, magistrati requirenti e giudicanti, pure con ruoli apicali, degli uffici di Catanzaro, Cosenza e Crotone. Se le indagini porteranno la Procura salernitana – che da settembre ha un reggente, il procuratore aggiunto Luca Masini – a chiedere processi, la Calabria potrebbe essere squassata da un terremoto giudiziario dentro la magistratura. Al Fatto risulta che tra gli inquisiti ci sia il procuratore di Cosenza, Mario Spagnuolo, indagato per corruzione e corruzione in atti giudiziari. Secondo un’ipotesi accusatoria, tutta da verificare da parte dei pm salernitani, nel 2016 Spagnuolo avrebbe favorito l’indagato Giuseppe Tursi Prato in cambio del suo silenzio sul fratello: Tursi Prato, noto ex consigliere regionale socialdemocratico ed ex presidente della Asl di Cosenza, avrebbe favorito in precedenza Ippolito Spagnuolo per il suo trasferimento dal reparto di psichiatria dell’Asl di Cosenza al servizio territoriale. Ma le diverse indagini sviluppate da Salerno toccano anche l’ufficio di Gratteri, il procuratore che ha trasmesso atti ai colleghi campani. È indagato, infatti, il procuratore aggiunto di Catanzaro, Vincenzo Luberto, che secondo un’ipotesi, anche questa tutta da verificare, è accusato di rivelazione di segreto d’ufficio e abuso d’ufficio. L’accusa di violazione del segreto d’ufficio riguarda notizie su un’operazione di polizia che Luberto avrebbe rivelato all’ex vicepresidente della Calabria, Nicola Adamo (Pd) che si trovava in compagnia di Giuseppe Tursi Prato. Per quanto riguarda l’ipotesi accusatoria di abuso d’ufficio, è connessa a un arrestato per mafia nel marzo del 2016. Un fascicolo riguarda pure il procuratore di Castrovillari, Eugenio Facciolla, accusato dai pm salernitani di abuso d’ufficio. Nei mesi scorsi, il procuratore è stato chiamato in causa dal maresciallo Carmine Greco, comandante della Forestale di Cava di Melis (Cs), ufficiale di polizia giudiziaria, fatto arrestare per mafia il 7 luglio scorso dalla Procura di Catanzaro. Greco sostiene che con il presunto avallo del procuratore Facciolla avrebbe manipolato degli atti di un’indagine. Ora i magistrati di Salerno devono verificare se ci siano riscontri alla chiamata in correità del maresciallo Greco. È bene specificare che i fascicoli di indagine su magistrati calabresi finora non hanno portato ad alcuna richiesta di misura preventiva né a richieste di rinvio a giudizio. Le indagini della Procura di Salerno continuano e il Csm fa le sue valutazioni su eventuali incompatibilità ambientali.

Entra ne Il Fatto Social Club

In offerta per il primo mese a solo 1€

Abbonati ora
© RIPRODUZIONE RISERVATA - Il Fatto Quotidiano - Ti preghiamo di usare i bottoni di condivisione, e di non condividere questo articolo via mail o postarlo su internet, il giornalismo indipendente ha un costo, che può essere sostenuto grazie alla collaborazione dei nostri lettori.
Cronaca
La presunta soffiata di renzi

Banche popolari, i pm: “A processo il broker di Carlo De Benedetti”

La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per il broker di Carlo De Benedetti, Gianluca Bolengo. È la conseguenza dell’imputazione coatta decisa dal gip Gaspare Sturzo che a dicembre scorso aveva imposto alla Procura capitolina, che chiedeva l’archiviazione, di procedere per ostacolo alla vigilanza contro il broker per non aver comunicato alla Consob il contenuto della telefonata del 16 gennaio 2015, durante la quale Carlo De Benedetti sulla riforma delle Popolari, affermava: “Passa, ho parlato con Renzi ieri”. In quella telefonata, quindi, fu decisa un’operazione che consentì all’ingegnere di guadagnare, con la sua Romed, 600 mila euro. Sentiti come persone informate sui fatti, sia De Benedetti che l’ex premier negano di aver trasmesso o ricevuto informazioni riservate. E hanno convinto la Procura che non ha mai ravvisato alcun reato. L’unico indagato era quindi Bolengo, per il quale per due volte i pm romani hanno chiesto l’archiviazione. Non condivisa dal giudice Sturzo che ha deciso per un’imputazione coatta del broker. Adesso è arrivata la richiesta di rinvio a giudizio.

Politica

Firenze, l’ex capogruppo candidata sindaco con FdI: “M5S flirta con Nardella”

Cronaca

Lupacchini vs Gratteri. Tra i due colleghi volano stracci al Csm

“Scarantino telefonava spesso ai pm”
Cronaca
Via D’Amelio

“Scarantino telefonava spesso ai pm”

di

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione

Per offrirti il miglior servizio possibile questo sito utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy

×