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domenica 09/12/2018

Tutor, sorrisi ed ex Dc: così Silvio punta i 5Stelle

Lo schema - Berlusconi lancia l’assalto ai grillini: ogni forzista deve testare un suo collega di commissione. Mentre ex parlamentari cercano nuovi “responsabili”

Silvio li manda come apostoli tra gli eretici, a Cinque Stelle. E come mezzo per redimerli raccomanda innanzitutto cortesia, più o meno aziendale: con sorrisi, complimenti e mezze frasi buttate lì, sulla maggioranza che verrà. Il repertorio d’ordinanza del forzista che prova a reclutare grillini, nel Parlamento di fine 2018. Dove tanti berlusconiani bussano alle porte di Matteo Salvini, che però fa spallucce.

Ma c’è anche il percorso inverso, quello dei forzisti a cui Berlusconi ha chiesto di fare campagna acquisti in quello che bolla come il grande Satana, ossia nel M5S, per arrivare a una nuova maggioranza di centrodestra. “Fantasie, Salvini non tornerà mai con Berlusconi, perderebbe troppi voti” rispondono dai Cinque Stelle. Dove raccontano che Luigi Di Maio abbia ripetutamente rassicurato negli ultimi giorni sulla fedeltà dell’altro vicepremier. Però B. non ha altre strade, ed è un ostinato. E soprattutto sa che nel corpaccione del Movimento c’è malumore per le restituzioni. Perché in diversi si lamentano per i 3mila euro al mese del proprio stipendio da ridare indietro, a cui vanno sommati i 300 euro destinati alla piattaforma web Rousseau, gestita da Davide Casaleggio. Non a caso, Berlusconi ha ricordato come nel suo partito non esista l’obbligo delle restituzioni.

E allora i suoi cercano di infilarsi nel varco, guidati dall’ex governatrice del Lazio Renata Polverini: brava nel tessere rapporti trasversali, perché “è una alla mano” come riconosce un grillino della vecchia guardia. Ma a sovrintendere è la vicepresidente della Camera Mara Carfagna, da cui l’eventuale 5Stelle in bilico deve passare per l’ultimo colloquio: quello prima dell’incontro con lui, con Berlusconi. Ed è l’iter seguito dal grillino appena approdato in Forza Italia, Matteo Dall’Osso. “Ho riscontrato l’interesse di tanti 5Stelle per Fi” ha assicurato ieri la forzista a Repubblica. Mentre da dentro il Movimento ovviamente ribaltano la lettura: “Forza Italia prova a prendersi i nostri, alla Camera come in Senato”. Ma come? Un deputato del M5S al primo mandato racconta: “Un collega di commissione mi ha avvicinato un paio di giorni fa, facendomi i complimenti. ‘Sei bravo, vedo come lavori’. Poi mi ha parlato del caso di Dall’Osso e di cosa ne pensassi. Sembrava quasi un colloquio di lavoro, con toni e termini aziendali. Ho capito che voleva arrivare a farmi una proposta, e ho sviato volutamente il discorso”.

E nell’ultima settimana di colloqui del genere ce ne sono stati diversi. Finiti talvolta con un caffè in buvette, con contorno di frasi ambigue sul prossimo futuro politico. Ed è la conferma di uno schema, perché a ogni forzista è stato chiesto di fare da tutor a un grillino con cui ha fatto conoscenza, preferibilmente in commissione. E di provare a blandirlo, convincendolo che questo governo durerà poco. Però la tela di Fi non si snoda solo così. Raccontano di non meglio precisate telefonate da Milano, ad alcuni parlamentari, per invitarli a eventi o comunque per stabilire contatti.

Dirette anche a eletti nei collegi uninominali, teoricamente più permeabili perché saliti solo all’ultimo momento sul carro del Movimento. Ma le vie del corteggiamento forzista non finiscono qui. Perché Fi e Berlusconi restano simboli difficilissimi da deglutire, anche per i 5Stelle più tiepidi o di nuovissimo conio. Così oltre ai forzisti eletti sono entrati in campo anche ex parlamentari, non solo di Fi. Esponenti dell’Udc o di altre schegge del mondo simil-democristiano, richiamati in missione, sempre per conto di Silvio.

Narra un altro deputato a 5Stelle, un veterano: “Un ex collega della mia regione mi ha spiegato per almeno un quarto d’ora che è tempo di creare un gruppo di responsabili in Parlamento, per cambiare maggioranza evitando però un nuovo voto. E non ha usato giri di parole, mi ha detto chiaramente perché era seduto su quel divanetto assieme a me”. Ed è il ritorno di un grande classico dell’era berlusconiana, i responsabili. Una variabile del gioco, che in Senato si fa più delicato. Perché a Palazzo Madama la maggioranza ha solo sei voti di margine, a cui si aggiunge qualche ex M5S che solitamente vota in linea con il governo.

Non a caso, nel gruppo grillino a Palazzo Madama hanno fatto una serie di colloqui di verifica. E il responso è che il gruppo tiene. “Fi non può davvero prendersi i nostri” è la convinzione. E qualche controllo è in corso anche alla Camera, dove i vertici hanno ricevuto molte segnalazioni. “Ma noi siamo tranquillissimi” assicura il vicecapogruppo dei 5Stelle a Montecitorio, Francesco Silvestri. Che non pare scomporsi: “Non vedo dove sia la novità in questa vicenda, visto che questo è sempre stato l’atteggiamento di Forza Italia, la cultura dei berlusconiani. Dato che non hanno più voti o idee provano a crescere in Parlamento in questo modo”.

E a seminare, come teorizza un testimone di un altro partito: “Berlusconi spera che il governo vada in crisi con le Europee. E aspetta, fiducioso”. Perché certi sorrisi e certi discorsi sono una promessa. Per il futuro.

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De Gregorio, Razzi e gli altri: le altre compravendite di B.

Quando i numeri non tornano, si fanno tornare: c’è una lunga letteratura politica sui tentativi di Silvio Berlusconi di “ampliare”, diciamo, il suo gruppo parlamentare facendo campagna acquisti negli altri partiti. Ci provò già nel 1994 – l’ha raccontato il leghista Mario Borghezio – quando il primo governo del Cavaliere fu costretto alle dimissioni dopo l’uscita dalla maggioranza del Carroccio. Berlusconi avvicinò alcuni dei “barbari sognanti” di Umberto Bossi per annetterli a Forza Italia, ma non gli andò bene. Molto meglio, invece, gli è andata 14 anni dopo: nel 2008, pur di far cadere il governo Prodi, B. era disposto a mettere mano pesantemente al portafogli. Lo dice una sentenza di Tribunale: il fondatore di Forza Italia ha corrotto con tre milioni di euro l’allora senatore dipietrista Sergio De Gregorio, per farlo passare dall’Italia dei valori al centrodestra. Condannato in primo grado, prescritto in appello, il Cavaliere riuscì comunque nell’obiettivo, prosciugando la risicatissima maggioranza di Prodi al Senato. Anche perché i parlamentari “persuasi” in un modo o nell’altro da Berlusconi a non votare la fiducia al Professore furono molteplici (tra loro Marco Pottino, Albertino Gabana, Giuseppe Scalera). Stesso copione, ma all’inverso, a fine 2010: il destino del governo Berlusconi pareva segnato dopo lo strappo con Gianfranco Fini. E invece il premier in poche settimane realizzò un clamoroso ribaltone politico. Riuscì a costruirsi una nuova maggioranza facendo la spesa tra i “peones” nei gruppi parlamentari degli altri partiti (e soprattutto, di nuovo, nell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro). Illustri sconosciuti guadagnarono per la prima volta la luce dei riflettori: Antonio Razzi, Domenico Scilipoti, Massimo Calearo, Bruno Cesario. I famosi “responsabili” che cambiarono casacca giusto in tempo per il voto di fiducia. Cesario pochi mesi dopo fu nominato sottosegretario all’Economia dallo stesso Cavaliere, Calearo divenne suo consigliere personale a Palazzo Chigi per il commercio estero. Razzi e Scilipoti ottennero la ricandidatura in posizione blindata con Forza Italia e divennero personaggi famosi a livello nazionale.

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