Nel suo profilo Facebook si presenta come prete ortodosso. “Sotto il saio sei nudo?”, chiede a un certo punto della chat. “Noooo, fa freddo”, risponde il frate cappuccino. “In estate?”, insiste il primo. “Pantaloncini”, la replica. “Pensavo senza mutande”. E siamo ancora alle battute più caste del dialogo, perché un po’ più in là arriva lo scambio di foto delle parti intime e la proposta di un incontro a tre. Meglio in un eremo nella foresta, spiega il cappuccino: “Le chiavi le ho solo io”. Sono conversazioni che rischiano di fare tremare diverse diocesi, quelle contenute nel dossier che Francesco Mangiacapra, l’escort napoletano che in passato ha denunciato il caso di “Don Euro” (vedi articolo qui sotto), ha intenzione di consegnare oggi alla Curia di Napoli chiedendo che ne informi anche le altre curie interessate. Oltre mille screenshot di chat su Facebook, Whatsapp, Telegram e immagini prese da Grindr, il social network utilizzato per incontri gay, raccolte negli ultimi mesi da Mangiacapra o da alcune sue fonti che hanno avuto a che fare con quella che definisce “una lobby gay” all’interno della Chiesa. Il tutto allegato a un elenco di oltre 50 tra preti, appartenenti a ordini religiosi e seminaristi, che secondo Mangiacapra portano avanti una vita sessualmente dissoluta. Non solo le chat erotiche, ma anche sesso a pagamento, frequentazioni di locali per omosessuali, incontri di gruppo, a volte in canonica.

C’è per esempio monsignor F. (riportiamo solo le iniziali per proteggere la privacy delle persone citate nel dossier) che, secondo quanto si legge nel documento, si spaccia per un facoltoso diplomatico, viaggia con un autista privato e incontra ragazzi gay conosciuti in chat proponendo contratti di lavoro come autista o ricaricando la loro carta Postepay. Oppure don M., parroco di un paesino della Basilicata, che ha diversi profili su Grindr e il sabato sera sale in auto per raggiungere la Calabria, dove frequenta discoteche gay ubriacandosi e facendo sesso anche non protetto con sconosciuti.

Ne esce l’immagine di una Chiesa dalla doppia morale. Quella predicata, che vede il sesso come un peccato e l’omosessualità da bandire. E quella della vita vissuta da diversi suoi ministri, con il sesso come abitudine quasi quotidiana. Da condividere spesso con altri uomini di Chiesa. E i social network a fare da occasioni di incontro, prima virtuali e poi reali. A volte senza prendere nemmeno troppe informazioni sull’identità dell’interlocutore, visto che bastano poche battute per passare dal “grazie” per l’amicizia concessa su Facebook al “cosa mi fai vedere?”. E poi via con le foto o il collegamento video in diretta grazie alla cam. Magari per masturbarsi insieme, come in una chat in cui R., un seminarista che vive a Roma, si riprende sdraiato a letto. E sullo sfondo ha un comò con sopra una croce e una statua della Madonna. Sacro e profano vanno spesso insieme, tanto che anche la Messa può essere un momento per far ballare l’occhio e, magari, cogliere un’occasione. Ecco alcuni dei dialoghi scelti tra i meno spinti.

Il confine tra sacro e profano

Lo stesso Mangiacapra è online con don M.

Mangiacapra: Un prete bono davanti a te seduto. Vicino a quello di colore.

Don M.: Ah ce ne stavano un paio. Uno mi guardava parecchio.

M.: E sì un paio. Davvero? Chi era?

Don M.: Era davanti a me un attimo a destra.

M.: Booo. Quello vicino al nero sta su fb (…)

Don M.: Lui mi ha fatto occhiolino al segno di pace.

M.: Mmmmmmm. Bono.

Agli esercizi
spirituali

Il tempo per una chat spesso si trova anche nei momenti di meditazione e preghiera. Come nel caso di M., che frequenta un seminario in Puglia, e di un ragazzo iscritto in un altro seminario.

Altro seminarista: E la sega? Quando la facciamo?

M.: Ora sono agli esercizi spirituali.

A.: E beh.

M.: Non posso.

A.: E quando?

M.: Poi vediamo un po’.

Oppure ecco il dialogo subito dopo uno scambio di foto tra don G., parroco in provincia di Matera che secondo il dossier ha la passione per i festini, e un seminarista della zona con cui aveva una relazione.

Don G. (dopo avere inviato una foto): Visto che bel regalo?

Seminarista: Il più bello. Mmmmm.

Don G.: Ci vorrebbe dal vivo.

S.: Ci vorrebbe proprio.

Don G.: Eh, se fossi solo. Ma un altro po’ di pazienza. Poi io avrò la stanza ai piani superiori, quindi puoi venire quando vuoi.

S.: Mmmmmmm. Siiiii.

Don G.: Per oggi non so come fare. Se vieni all’incontro col vescovo…

S.: Ma so’ agli esercizi.

Incontri
a tre

A volte don G. organizza incontri di gruppo. “Ho delle novità – dice al seminarista in una chat riportata nel dossier –. Giovedì pomeriggio te ne vieni con me per un’ordinazione diaconale e poi ce ne andiamo da amico prete cazzuto e porco lì vicino. E rientriamo la mattina in ora per la messa”.

Ed eccolo in un’altra conversazione.

Don G.: L’ultima volta davi segnali di piacere… mi facevi impazzire.

S.: Siiiiii.

Don G.: V. voleva scopare lunedì. Ma io sono impegnato.

S.: Lunedì. E dai rimanda.

Don G.: C’è festa in oratorio.

C’è anche spazio per dare qualche consiglio su come evitare che le tresche vengano scoperte, come quando don G. avverte: “So che in quella diocesi ci sono alcuni preti ‘pericolosi’, cioè che si sa in giro che scopano e sono ricchioni. Bisogna essere sempre prudenti”.

Di sesso si parla tra una funzione religiosa e l’altra. Don C., parroco in un paese di meno di 2000 abitanti in Calabria, è in chat con un seminarista.

Don C.: Tu hai Skype?

Seminarista: Sì.

Don C.: Se vuoi ci facciamo sega in cam che poi devo scappare che ho un funerale.

S.: Adesso?

Don C.: Sì tra 5 minuti.

S.: Ok.

Meglio nell’eremo che in convento

Padre E. è frate cappuccino in un convento in Puglia. La chat con l’interlocutore che si presenta come sacerdote di una piccola Chiesa ortodossa era iniziata con la curiosità su cosa ci sia sotto il saio del frate. Quando il prete ortodosso invia una sua foto con pene in erezione, padre E. chiede: “Quando?”.

Altro: Stamattina.

Padre E.: Intendevo quando posso scoparti.

A.: Vieni al mio paese?

Padre E.: Potrei oppure vieni tu. (…) Vieni facciamo a tre ti va?

A.: Dove scopi?

Padre E.: Abbiamo una struttura privata.

A.: Dove?

Padre E.: Un eremo nella foresta.

A.: Ah ok. Scopi pure nel convento?

Padre E.: Se non c’è nessuno. Tu sei passivo?

A.: V (versatile, ndr).

Padre E.: Ti andrebbe a tre?

A.: Certo. Chi sarebbe il terzo? Hai foto?

Padre E.: Un altro frate.

A.: Lui è passivo?

Padre E.: Vers (versatile, ndr). Ma lo vuole soprattutto.

Tra una preghiera
e l’altra

Don A. è parroco vicino a Urbino. Anche lui non disdegna le conversazioni in chat, come in questa con un seminarista.

Don A.: Vieni a trovarmi.

Seminarista: Dove?

Don A.: Da me.

S.: E che facciamo?

Don A.: Preghiamo un po’.

S.: Sì?

Don A.: Non vuoi?

S.: Solo pregare?

Don A.: No.

S.: Poi?

Don A.: Si vedrà

S.: Cioè?

Don A.: Quello che ti va. Tutto.

E come nelle migliori chat erotiche non mancano i giochi di parole, le allusioni. Come quelle di Don F., responsabile di una parrocchia nell’arcidiocesi di Salerno, che stuzzica il suo interlocutore: “Un bicchiere di vino, magari qualcosa di dolce”.

Altro: Una banana magari o no?

Don F.: Un babbà.

A.: Con crema bianca.

Sul Fatto Quotidiano del 22 febbraio la seconda puntata

Articolo Precedente

Consip, un sms dietro la nuova accusa: Scafarto non risponde ai pm

prev
Articolo Successivo

Mangiacapra, il macho escort che denuncia “la doppia morale di chi predica virtù”

next