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venerdì 02/12/2016

Referendum Costituzione, la disinformazione arriva via posta (dal governo)

Giovedì 1 dicembre, 8 del mattino, suonano al portone: “Posta”, mi dice una voce maschile. Apro e penso: strano, il postino di solito passa più tardi, sarà la solita pubblicità. Ma perché non l’ha detto? Mah, torno al caffè. Poi mi prende la curiosità e vado a vedere: in tutte le cassette ci sono buste bianche, nessuna indicazione del mittente, solo nome, cognome e indirizzo del destinatario e il timbro del servizio postale, “Formula Direct simply” della Nexive. Non è un depliant pubblicitario.

Comincio ad avere un sospetto. Ritiro la mia busta, rientro in casa e apro: dentro c’è il colorato depliant del “Comitato Nazionale per il Sì al Referendum costituzionale – Basta un Sì” (di cui ha scritto mercoledì 30 novembre Il Fatto Quotidiano con tanto di inchiesta sui trascorsi dell’ad di Nexive con papà Renzi e sulle esorbitanti spese di spedizione).

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L’indice del depliant per il Sì spedito agli italiani

Per trovare il mittente devo però andare al fondo di pag. 2: è indicato in caratteri microscopici (chi lo legge?) dove c’è l’informativa sulla privacy e si dice che i miei dati “saranno utilizzati solo per l’invio di materiale con finalità di propaganda politica ed elettorale, dopodiché saranno distrutti”. Ah, quindi li avete usati giusto il tempo che vi servivano, e se ne riparla al prossimo voto. Poi il Comitato torna in terza pagina, nella lettera “Cari cittadini, l’Italia non può più stare ferma”. Pensare che non facciamo che agitarci…

Per la verità, che si tratti di propaganda per il Sì è chiaro fin dalla copertina, dove campeggia un grosso “Sì cambia”, ma le intenzioni paiono lodevoli: l’indice dice “Come si vota”, “La riforma in numeri”, “Sì o No testimonial a confronto”, “Votiamo informati”. Che sia un’informazione corretta? Certo che No! L’interno è gravido di mistificazioni: dalle immunità che caleranno insieme ai parlamentari (invece di dire che sindaci e consiglieri regionali che oggi non ce l’hanno, domani Sì), ai presunti risparmi. Con l’abolizione delle province si passerà “da 320 milioni di euro l’anno a zero”: ma quando mai? Il personale mica verrà licenziato, quindi continuerà a costare.

E così il Cnel – che non costa affatto 20 milioni l’anno, bensì 7-8 (dato 2015) – i cui 65 dipendenti non verranno certo “aboliti”, bensì passeranno armi, bagagli e stipendi alla Corte dei Conti. Ma la maggiore scorrettezza è sui testimonial: per il Sì colorati imprenditori, studenti, operai, medici… gente comune che “vuole il cambiamento”; per il No l’“accozzaglia” grigio-nera di Monti, D’Alema, Grillo, Brunetta, Dini, De Mita e del povero Zagrebelsky (unico non politico).

Solo politici e un “parruccone”, con le loro dichiarazioni strumentalmente estrapolate e smentite. La pagina finale è definitiva: “Se vince il Sì l’Italia cambia, se vince il No non cambia nulla”. Sotto la panca…

Ricapitolando: si sono tempestati gli italiani di plichi elettorali occultati in buste candide (un volantino esplicito si può cestinare subito), si sono spesi un sacco di soldi e si è fatta disinformazione. Votiamo disinformati.

Resta lo sconforto: per la bassa considerazione degli italiani (tanto si bevono tutto?) e per la potenza di fuoco messa in campo per far vincere il Sì. Si può davvero contrastare tutto questo? Varrà ancora la regola di Davide che batte Golia?

Votate bene.

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