Bisogna credere alla buona fede di Virginia Raggi quando ricorda al riottoso assessore Andrea Mazzillo che “qui c’è gente che lavora per questa città dalla mattina alla sera e anche oltre”, e che dunque non si perde in chiacchiere. Anche perché con una giunta appena più rilassata chissà come sarebbe ridotta la Capitale, nelle strisce di Stefano Disegni sul Fatto è già una savana popolata da sorci mostruosi con un Indiana Jones al posto dei centurioni.

Purtroppo per la sindaca di Roma, che avrebbe tutto il diritto a qualche giorno di riposo, in questo agosto del 2017 può davvero suonare la campanella dell’ultimo giro. E dell’ultima occasione per cominciare a sanare, sul serio, le piaghe, alcune purulente, che affliggono la città e i suoi sfortunati abitanti.

Per la semplice ragione che a settembre il ritorno in massa dei romani dalle vacanze renderà tutto molto più complicato e l’insofferenza di chi si ritrova ad affrontare il quotidiano calvario delle strade sgarrupate, dei bus che non arrivano mai, dei rifiuti che appestano l’aria, sarà molto più difficile da gestire.

Eviteremo di portare il nostro mattoncino al mausoleo della rabbia che dopo 14 mesi di amministrazione a Cinque Stelle pervade ampi strati della popolazione, anche tra coloro che avevano votato speranzosi “il cambiamento”. Lasciamo a quelli del Pd e agli eredi di Alemanno il giochino stucchevole “del loro sono peggio di noi” poiché la vivibilità di 5 o 6 milioni di persone è incommensurabilmente più importante della gara politica a chi arriva ultimo.

Oggi la Raggi è davanti a un bivio e non si scappa. O getta la spugna. O crea le condizioni reali per tentare di andare avanti. Anche il Movimento vive un pessimo dilemma. Se stacca subito la spina alla giunta avrà certificato davanti al mondo la propria incapacità di governo. Ma più si avvicinano le elezioni politiche e più lo spettacolo di un’amministrazione capitolina nel perenne marasma condizionerà negativamente la campagna elettorale di Grillo, Casaleggio e company.

Per questo il generale Agosto rappresenta un’occasione forse irripetibile per salvare il salvabile. Con il traffico al minimo è più agevole rattoppare le strade. Con la drastica diminuzione dei passeggeri l’Atac potrebbe redistribuire i mezzi funzionanti sulle linee principali e destinare all’officina i bus più malandati.

Quanto ai fornitori della disgraziatissima azienda dei trasporti si potrebbe chiudere la pratica ed evitare il crac preparando l’apposito concordato. Con il calo dei consumi si potrebbe sperimentare un piano dei rifiuti più razionale. Senza contare che nel silenzio agostano sarebbe più agevole procedere a un riassetto delle municipalizzate cacciando chi va cacciato e promuovendo chi merita fiducia. Molto meglio dare un taglio netto che lo stillicidio delle dimissioni sui giornali. Ma si può anche fare finta di niente e lasciare che l’estate scorra senza lasciare traccia. Per poi continuare a galleggiare nel discredito e nell’impotenza generando altra rabbia e rassegnazione. Sindaca Raggi, sinceramente, a chi conviene?