Il mandato di Vasco Errani da commissario per la ricostruzione del terremoto del Centro Italia scade tra 20 giorni e a quanto pare il governo non gli chiederà di rimanere. Il premier Gentiloni si interroga sul destino della figura a cui il precedente esecutivo ha affidato il coordinamento dell’emergenza, con pochi poteri e poche risorse, nelle 4 regioni colpite dal sisma nel 2016. E la conclusione dell’esperienza del commissario in quota ex sinistra Pd, a Palazzo Chigi viene data per scontata.

Il prossimo 9 settembre scade il mandato conferito un anno fa dall’ex premier Matteo Renzi. Lunedì prossimo si terrà una riunione, seguita da una conferenza stampa a Palazzo Chigi tra il premier Gentiloni, il capo della Protezione civile, fresco di nomina, Angelo Borrelli e i quattro governatori di Marche, Lazio, Umbria e Abruzzo. E una delle questioni sul tavolo sarà proprio valutare se e con chi proseguire l’esperienza commissariale. Da Palazzo Chigi arriva al Fatto la risposta del portavoce del governo: “Se ne parlerà a settembre quando Errani concluderà il suo impegno, alla scadenza naturale il governo nominerà un nuovo commissario, non c’è nessuna accelerazione né polemica”. Ma è più probabile che la gestione commissariale possa essere sostituita con un trasferimento di competenze ai presidenti delle Regioni, coordinati dalla sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi.

Ieri indiscrezioni di stampa descrivevano un Errani pronto a gettare la spugna, in vista di una candidatura (più che probabile) alle prossime elezioni politiche nelle liste dell’Mdp di Pier Luigi Bersani. Una volontà di mollare che è stata smentita al Fatto da un portavoce del commissario: “Non sappiamo quale sia la fonte di questa notizia, non c’è nessuna volontà personale di Errani di abbandonare, siamo a una scadenza e con il governo e le Regioni si dovrà fare insieme un bilancio e valutare se e come proseguire”.

Per lo staff del commissario straordinario quindi nessun passo indietro anche perché il lavoro della prima fase si è concluso positivamente. L’impianto legislativo e finanziario affidato alla gestione commissariale è stato portato a compimento, si sottolinea, come la predisposizione degli appalti per la ricostruzione delle scuole e per il recupero delle chiese. Il taglio del nastro due giorni fa del nuovo complesso delle terme di Sarnano è un altro fiore all’occhiello rivendicato da Errani, che in passato non ha risparmiato critiche al governo per la lentezza della ricostruzione. A un anno dal terremoto e nonostante le promesse della prima ora di importanti flussi di finanziamenti, sul territorio non si va oltre qualche timido segnale di ripopolamento.

Pochi giorni fa la macchina operativa aveva perso un primo pezzo importante, con le dimissioni per motivi personali del capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio. I commenti dei sindaci a un mancato rinnovo dell’incarico a Errani sono contrastanti. “Gli ho scritto in un sms che se se ne va inizio lo sciopero della fame” annuncia il sindaco di Arquata del Tronto, Aleandro Petrucci. Tranchant anche il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi: “È una persona leale e seria, ma tanto gli unici che ci rimangono sempre sono i sindaci, per noi cambia poco”. E c’è già chi pensa al dopo commissariamento. “Dare più potere ai sindaci”, secondo il sindaco di Camerino Gianluca Pasqui, è la ricetta giusta per una nuova governance del post sisma.