“Sono pronto a fare la mia parte candidandomi segretario, in coerenza con il lavoro di queste settimane da reggente e nella convinzione profonda che si possa costruire la stagione del nostro rilancio”. Maurizio Martina la sua discesa in campo la annuncia così, in un post su Facebook. Nel quale dà un’altra notizia: l’Assemblea che deve eleggere il nuovo segretario dem sarà sabato 21 aprile. Quindi, presumibilmente prima che Sergio Mattarella abbia finito il suo giro di consultazioni, e non a cose fatte, come avrebbe voluto Matteo Renzi. In tempo potenzialmente utile per cambiare la linea dell’opposizione senza se e senza ma voluta dall’ex premier e magari portare il Pd dentro un sempre ipotetico governo istituzionale.

I grandi elettori dell’attuale reggente sono Dario Franceschini e Andrea Orlando. Non a caso, i dialoganti. A loro potrebbe aggiungersi Paolo Gentiloni, la cui discesa in campo, caldeggiata da molti, in primis da Carlo Calenda, viene definitivamente bruciata dalla tempistica (presumibilmente il 21 sarà ancora premier). E poi Graziano Delrio, che resta una figura di mediazione.

Renzi ormai mal sopporta Martina (dinamica per lui abituale, come fu per Gentiloni: lo caldeggiò come premier, per poi nei mesi soffrirlo sempre di più) ma potrebbe persino decidere di far convergere i suoi voti su di lui, per assenza di candidati propri. Lorenzo Guerini sembra indisponibile e Debora Serracchiani non convince.

La battaglia in realtà si sposta sulla durata del segretario che uscirà dall’Assemblea. Ci sono tre date possibili per il congresso: il prossimo ottobre, il 2019 prima delle Europee e il 2021 (quando sarebbe dovuto terminare il mandato di Renzi). Martina nel suo post non parla di futuro congresso. Aspira a un mandato pieno.

In campo però c’è già Matteo Richetti, che sabato lancia la sua corsa. Non all’Assemblea, ma alle future primarie, che si aspetta non più lontane di un anno. E per un congresso nei prossimi mesi anche Renzi potrebbe essersi riorganizzato, magari puntando sullo stesso Richetti. O andandosene, per fare il suo partito.