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venerdì 10/08/2018

Magia: Salvini si fa buono e inizia la rincorsa al 40%

Magia: Salvini si fa buono e inizia la rincorsa al 40%

Era insolitamente pacato il ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio visto l’altra mattina ad Agorà (Raitre). L’avevamo conosciuto tra i salviniani più arrembanti, prima della presa della Bastiglia. Uno che nei talk non faceva prigionieri mazzolando chi non si piegava (i disprezzati buonisti) al pensiero unico sovranista: prima gli italiani e poi chissenefrega.

Lo abbiamo ritrovato a commentare la strage dei braccianti in Puglia, sedici morti in due incidenti stradali. Ma in realtà –nella eterna condizione di “schiavi”– vittime del caporalato e della catena di sfruttamento: grande distribuzione, aziende agricole, ultimi della terra. Una somma di problemi lasciati marcire da sempre e non certo addebitabili a chi governa da un paio di mesi (come osservato da Riccardo Barenghi). Quelle di Centinaio sono sembrate risposte di buon senso, perfino con qualche venatura di sinistra (convinti che peggior offesa non potremmo fargli).

Sempre a proposito di quei tragici fatti poi abbiamo visto in qualche tg il ministro degli Interni Matteo Salvini selfeggiare sorridente, questa volta non con rubizzi padroncini padani o con damazze ingioiellate. Ma, udite udite, con un gruppo di ragazzi di colore, probabilmente irregolari (subito abbiamo pensato alla famosa rubrica enigmistica: trovate l’intruso). Quel medesimo Salvini passato dalla versione trucibalda delle pacchie finite al “registro costruttivo del buonsenso” (Giuliano Ferrara). Buonsenso: parola che casca a fagiolo visto che va di moda citare Mattarella che ha citato il Manzoni (“il buonsenso c’era ma stava nascosto per paura del senso comune”). E che introduce la domanda politica del momento: Salvini (con i suoi) c’è o ci fa? Si è ravveduto? Ha capito di avere passato il limite della decenza democratica? Ma no, è la solita vecchia tecnica del bastone e della carota.

Fateci caso, dopo il 4 marzo, in meno di un mese la Lega passa dal 17% delle Politiche a quasi il 31% dei sondaggi. Un boom così improvviso forse non si era mai visto nella storia repubblicana. Poi l’impennata si ferma, ma non è ancora il pieno. Il bastone ha lavorato benone e quei milioni di voti che gonfiano il Carroccio, perfino oltre i Cinque Stelle, provengono (quasi) tutti da Forza Italia. Elettori di destra destra, basta con gli immigrati e quella roba lì che vogliono l’uomo forte: Berlusconi non lo è più? Viva Salvini.

Però, resta ancora qualcosa da rosicchiare in FI: quel residuo 7% più moderato, che detesta il becerume di padroni a casa nostra anche se, signora mia, con tutti questi negri in giro qualcosa bisogna pur fare. Sono quelli che vedono i grillini come il fumo negli occhi, pauperisti, incapaci e nullafacenti come dice Silvio e dunque che ci fa La Lega con quella gente lì? Per Salvini portarli a se non sarà facile. Anche se quota 40% non è impossibile. Prima l’impaurisco, poi li rassicuro quindi li conquisto. Madamina il catalogo (elettorale, non si sa mai) è questo.

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Lo sberleffo

Volpe Pasini, l’ultimo disertore

Un altro generale dell’Esercito di Silvio diserta e passa al nemico. Dopo Simone Furlan, che all’inizio di luglio ha aderito al partito di Giorgia Meloni (“Forza Italia è cambiata, non è più gestita da Berlusconi, non ne condivido più la linea”), tocca ora a Diego Volpe Pasini, che sceglie di stare con Matteo Salvini. Imprenditore friulano in Forza Italia dal 1994, con in curriculum diversi guai giudiziari (nel maggio 2015 fu arrestato a Roma dopo una condanna per mancati versamenti Inps ai suoi dipendenti), Volpe Pasini è sempre stato un berlusconiano eretico. Di quelli sempre con mezzo piede fuori, mai nella manica dei big azzurri. Movimentista e borderline nonostante il doppiopetto, come quando diede vita, nel 2013, all’Esercito di Silvio. “Tra gli elettori di centrodestra, e di Fi in particolare, esiste un diffuso sentimento pro-Salvini. Fu proprio Berlusconi a dire che chiunque avesse preso un voto in più sarebbe stato il leader del centrodestra. E ora Salvini merita di essere leader”, ha spiegato ieri Volpe Pasini. Così al povero fondatore, chiuso nel suo bunker a Villa Certosa, non resta che prender nota. Pure l’Esercito di Silvio non c’è più. Forse quell’idea di Ghedini di aprire il fronte orientale non era questo granché.

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