Ancor prima della camorra dei Casalesi, furono i mafiosi negli anni settanta e cominciare il business dei rifiuti tossici e ad avvelenare molte campagne siciliane. È questo il filo conduttore di Inerti, primo romanzo della giornalista palermitana Barbara Giangravè. La protagonista è una trentenne di nome Gioia Lantieri che, rimasta senza lavoro, torna nel suo paesino d’origine, l’immaginario Acremonte, dalle parti di Siracusa. Gioia arriva da Palermo e si trova di fronte a una dolorosa resa dei conti, non solo personale. I suoi genitori sono morti un lustro prima in un misterioso incidente stradale e il suo passato cela anche una tragica storia di violenza sessuale. Ma il dramma più forte, al ritorno, è l’insolito aumento di tumori tra gli abitanti del paesino, compreso Fabio, antico amore ai tempi dell’adolescenza.

La rabbia della donna, per le ferite della vita, s’incanala così in un’operazione verità difficile, se non impossibile in una realtà dove l’omertà è legge della politica consociativa e delle istituzioni corrotte (l’Asl ma anche i carabinieri compiacenti), non solo delle cosche. Giangravè, con uno stile asciutto e nitido, senza mai perdere il ritmo della narrazione, mette a fuoco l’orrenda apocalisse dei rifiuti tossici nella sua terra natìa. La Sicilia come la Terra dei fuochi. Sulla pelle di cittadini rassegnati, che hanno paura di ribellarsi.

Inerti
Barbara Giangravè
Pagine: 198
Prezzo: 15€
Editore: Autodafé