Mancano dieci minuti alla mezzanotte di lunedì quando la sindaca Virginia Raggi e il portavoce Teodoro Fulgione si siedono al “Grottino”, pizzeria di via Marmorata, quartiere Testaccio, Roma. La sindaca va a cena con il suo collaboratore dopo l’audizione fiume, sostenuta insieme all’assessore indagata Paola Muraro, in commissione Ecomafie. Seduti al tavolo del ristorante Raggi e Fulgione parlano al telefono col vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, come si comprenderà dalla conversazione, ascoltando ciascuno da una cuffia dello stesso auricolare. Queste le battute di Raggi e Fulgione, intervallate dalle parole di Di Maio che ovviamente non ci sono, perché non le abbiamo potute ascoltare.

Fulgione: “Andare in commissione a deporre è stato autolesionismo sinceramente”.

Raggi: “Stiamo a rischio su Ama (l’azienda dei rifiuti, ndr), la situazione è terribile”.

Raggi: “Dobbiamo capire per cosa è indagata (Muraro, ndr) sinceramente, può essere una bolla di sapone. Quando abbiamo fatto la riunione con il mini direttorio (il gruppo romano del M5S, ndr) abbiamo detto: capiamo almeno di cosa stiamo parlando”.

Fulgione: “Lei ha fatto una cazzata a dire: non sono indagata”.

Raggi: “L’avviso di garanzia è una cosa precisa Luigi (Di Maio, ndr), che ti consente di circostanziare. Ci può essere il nulla”.

Raggi: “Questa sera Stefano (Vignaroli, parlamentare M5S, vicepresidente della commissione Ecomafie, ndr) ha detto che si ricorda che Paola (Taverna, senatrice del M5S, fidanzata di Vignaroli, ndr) ti ha scritto chiedendo di avvertirti”.

Raggi: “Paola (presumibilmente Muraro, ndr) ha chiesto documenti al pm, che però era in vacanza fino al 1° settembre. Nella vicenda Asl io sono andata dal pm col mio difensore per capire cosa era”.

Raggi: “Datemi qualcuno, Luigi (Di Maio, ndr), siamo senza Ama e senza assessore. Io un’altra così non la trovo. O mi dite cosa fare o andiamo a casa… perché non lo so. Sui rifiuti non so che fare”.

Fulgione: “Chi sa della mail? Non dobbiamo rivelare la questione della mail” (il portavoce chiede a Di Maio di una mail, presumibilmente quella in cui – vedi sopra – la Taverna ha chiesto di avvertirlo, ndr).

Raggi: “Non abbiamo nessuna protezione, non abbiamo nessuna garanzia. Minenna (l’ex assessore al Bilancio Marcello, ndr) era presente quando abbiamo fatto questa riunione”.

Raggi: “…continuiamo a sostenere quanto ho sostenuto, cioè che dobbiamo vedere prima le carte. Prendiamo il tempo necessario. E mettiamo un’altra testa in Ama”.

Fulgione: “Sì, Paola (Muraro, ndr) si presenta dimissionaria, ma vediamo, aspettiamo”.

Raggi: “Quindi il passo lo fa lei. Occhio che questo diventa un precedente, ve lo dico”.

Fulgione: “…ma non vogliamo sospenderla”.

Raggi: “Così noi andiamo a casa. È l’unica (Muraro, ndr) che sa come funzionano queste cose”.

Raggi: “I cittadini apprezzano il riconoscimento dell’errore. Dico: mi spiace non avervi informato, ma voleva sapere per cosa era indagata”.

Raggi: “Comunque la Procura non può utilizzare uno strumento così come un manganello, Luigi (Di Maio, ndr) ci ammazzano tutti così”.

Raggi: “Noi abbiamo sbagliato ad attendere di avere maggiori dettagli. Farei un grande post: a meno che lei (Muraro, ndr) non faccia un atto chiedendo scusa. Ma il problema è che ha detto che non era indagata”.

Raggi: “Se le accetto le accetto (presumibilmente le dimissioni della Muraro, ndr). Questa linea pensi di farla passare coi tuoi colleghi? …ciao Luigi, aspettiamo la riunione del Direttorio”.

La telefonata con Luigi Di Maio termina qui. Raggi e Fulgione continuano la conversazione tra loro.

Raggi: “Non posso chiedere scusa così, dobbiamo trovare un modo. Però che bello, hanno capito che le persone che stanno creando problemi sono quelle loro. Io devo avere senso di responsabilità nei confronti della città in questo momento: per questo (Muraro, ndr) non dovrebbe dare le dimissioni”.

Fulgione: “Il problema è che lei sapeva di essere indagata in queste interviste, è un errore di ingenuità”.

Raggi: “Non si può dire che sia indagata per responsabilità sue, l’unica cosa è che noi non sappiamo per cosa e questo è un mio errore. Se facciamo un passo indietro affondiamo, mi rendo conto di aver risposto male: sono a disagio”.