Stati Uniti, Germania e Svezia hanno già fissato i limiti. L’Italia invece, che in Veneto ha uno dei punti più inquinati a livello mondiale, sta ancora aspettando le decisioni delle “autorità sovranazionali”. Lo scontro tra la Regione Veneto e il governo Gentiloni sui livelli soglia di Pfas nelle acque potabili – le sostanze impermeabilizzanti usate nell’industria tessile che hanno contaminato le falde del Veneto esponendo agli inquinanti più di 300mila persone – nasconde un confronto impietoso con gli altri Paesi, tutto racchiuso nei numeri: per la Germania il limite stabilito è 100 nanogrammi per litro d’acqua, per la Svezia 90, per gli Usa 70. Cifre ben lontane dai 1030 nanogrammi di Pfas che l’Italia continua a tollerare nelle acque potabili, sulla base di un parere dell’Istituto Superiore di Sanità del gennaio 2014. Mentre il presidente della Regione Veneto Luca Zaia si scorna con il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, i nuovi limiti più restrittivi non sono stati stabiliti né a livello nazionale né a livello regionale nonostante in Veneto l’emergenza sia esplosa ancora nel 2013. Tutto fermo “in funzione dell’aggiornamento sulle analisi di rischio e della definizione di limiti ‘health based’ – ha risposto il 18 settembre alla Regione Veneto il ministero della Salute – da parte di autorità sovranazionali (Efsa e Oms) le cui valutazioni sono ancora in corso”.

Lo stop alla richiesta di una legge nazionale ha scatenato Zaia, offrendo su un piatto d’argento un argomento appetitoso per il governatore in vista del referendum sull’autonomia del Veneto del prossimo 22 ottobre: “Non c’è che prendere atto dell’atteggiamento scandaloso del ministero della Salute che, di fatto, ci dice di arrangiarci – attacca Zaia –. Annuncio che da questo momento ci arrangiamo e, in piena autonomia, procederemo a una drastica riduzione dei limiti in Veneto”.

La querelle tra Regione e governo è più antica: mentre ancora il vuoto normativo sulle sostanze perfluoroalchiliche impediva l’azione efficace delle autorità, una nota del ministero dell’Ambiente il 19 febbraio 2015 aveva dato indicazione alle autorità regionali di “definire autonomamente i limiti di emissione” allo scarico per i Pfas, applicando un articolo che permette alle Regioni, “nell’esercizio della loro autonomia”, di definire per gli scarichi nei corpi idrici “i valori-limite di emissione”. Allora, però, la giunta Zaia non se la sentiva di agire in mancanza di una legge nazionale. Nel frattempo, l’estensione e la gravità dell’inquinamento si è rivelata in tutta la sua gravità: gli studi della Regione hanno evidenziato la presenza di concentrazioni elevate di Pfas (32 volte superiori alla media) nel sangue dei quattordicenni della zona a più alta contaminazione, oltre a un aumento di patologie della gravidanza (diabete, gestosi, bimbi nati piccoli per l’età gestazionale) ritenute connesse all’azione degli Pfas.