Può essere la strada per coalizzare migliaia di risparmiatori colpiti dai crac bancari su un obiettivo comune. Da ieri un petizione aperta sul sito Change.org chiede di non riconfermare il mandato al governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. La petizione, lanciata dal presidente onorario dell’Adusbef, Elio Lannutti è firmata da diversi senatori e deputati del Movimento 5 Stelle ed è indirizzata a Paolo Gentiloni e Sergio Mattarella. “Sarebbe offensivo per milioni di truffati e usurati dalle banche rinnovare il mandato a Visco, dopo gli ultimi crac bancari costati 110 miliardi”, si legge in apertura. Il mandato del governatore scade il primo novembre prossimo. Per legge la nomina spetta al presidente della Repubblica, su proposta del premier. Mattarella ha già assicurato a Visco, qualora decidesse di continuare, il rinnovo in nome della “stabilità”. E il Quirinale risulta oggi decisivo stante il governo in scadenza.

Sulla strada della riconferma c’è però il bilancio degli ultimi 5 anni – inaugurato dal disastro Montepaschi ereditato dal predecessore Mario Draghi – e la protesta montante di migliaia di persone, che da ieri si può pesare. Dal 2011 sono collassate molte banche dopo che la vigilanza di via Nazionale ha chiuso più di un occhio lasciando lievitare i danni. “Specie nell’ultimo decennio, c’è sempre stato lo zampino di Bankitalia nella lenta decozione delle banche”, accusano i firmatari. Che snocciolano anche i casi più eclatanti: “Per l’incapacità di prevenire crac e dissesti bancari sono stati bruciati 110 miliardi nelle ultime 7 bancarotte di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti, CariFerrara, Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Mps, gettando sul lastrico 350.000 famiglie espropriate da Bankitalia e dallo Stato con il bail-in (le nuove norme Ue recepite dall’Italia a fine 2015, ndr)”. Viene menzionato anche il recente avvio – rivelato dal Fatto – dell’indagine della Procura di Roma sulla vigilanza per la mancata vendita della Bim.

Sono i casi al centro delle inchieste del nostro giornale sugli errori e le omissioni dei controllori di Palazzo Koch e conclusi – fatta eccezione per Mps – con il fallimento dell’istituto di credito: una sequela iniziata con Etruria & C. e l’azzeramento degli obbligazionisti subordinati e proseguito con le popolari venete. Eventi che hanno portato anche a due suicidi accertati, un pensionato che aveva acquistato le obbligazioni di Banca Etruria e un azionista della Popolare di Vicenza che aveva perso tutto. È quest’ultimo istituto che la petizione prende ad esempio dei “rapporti incestuosi” tra la vigilanza e alcune banche, citando l’ex padre padrone Gianni Zonin, il banchiere preferito da Via Nazionale e considerato dai firmatari una delle pedine, non l’unica, per le “operazioni di sistema nella disperata azione di tappare le voragini gestionali, sistemando per le feste utenti e risparmiatori”. Il riferimento è al tentativo caldeggiato dalla vigilanza di portare diverse banche, tra cui Etruria e Veneto Banca nelle mani di Zonin.

I fatti elencati sono al centro delle cronache finanziarie e giudiziarie di questi anni. Sulle banche sfasciate indagano le procure di mezza Italia, allarmate sempre da Bankitalia per presunti crimini che i banchieri avrebbero perpetuato per anni nascondendoli agli ispettori (l’accusa comune per tutti è sempre l’ostacolo alla vigilanza). Sarà la Procura di Roma – per il caso Bim – ma soprattutto la commissione d’inchiesta parlamentare sulle banche, ove mai prenderà forma a far luce sugli intrecci di potere che si sono incancreniti su diverse banche regionali e che forse hanno coinvolto anche Via Nazionale. Nel frattempo, la partita per la riconferma di Visco è entrata nel vivo. E da ieri c’è una cartina di tornasole per misurare la protesta dei risparmiatori. A disposizione di tutti.