Il problema dell’immigrazione, in questi giorni e settimane così al centro del dibattito politico italiano ed europeo, non può essere disgiunto dalla crisi del Pd. È “la questione” da cui dipenderà il futuro dell’attuale maggior partito di opposizione italiano.

Come ha detto giustamente Pif, i migranti non fanno paura a quella parte di popolazione che vive nei centri delle città (che votano Pd), ma agli abitanti delle periferie costretti a misurarsi con il degrado e ad affrontare situazioni estreme dove la legalità è sospesa (di questi giorni gli scontri nel quartiere Aurora a Torino tra pachistani e nigeriani).

Il tema dell’immigrazione per chi ha un lavoro, per chi ha una casa sicura, per chi vive in un quartiere in cui il controllo sociale è garantito e il decoro non è solo una questione di forma, è vissuto come un problema degli altri, non tocca diritti acquisiti. Il borghese che vota Pd può indignarsi per le parole razziste di Salvini, può commuoversi per i bambini lasciati morire in mare mentre va alla spiaggia a fare il bagno, sicuro che lì non arriverà mai un barcone dalla Libia.

L’immigrazione non è una questione solo di ordine pubblico e di sicurezza, e nemmeno una questione meramente numerica (quanti sbarchi quest’anno quanti l’anno scorso), non riguarda solo Pozzallo o Lampedusa ma la società intera, i nostri paradigmi mentali, il mercato del lavoro e i rapporti sociali: nelle periferie, nelle campagne calabresi dove la gente muore per guadagnare due euro all’ora, nei centri storici degradati, là dove ci si contende una casa dove abitare, un lavoro per sopravvivere, un asilo, un posto letto in un ospedale per non morire. Senza i migranti l’Italia si ferma, questo lo sanno tutti. Nei cantieri edili non si sente più parlare italiano, nelle case della borghesia abbienti senza le badanti rumene, ucraine o sudamericane i vecchi sarebbero abbandonati, nel settore manifatturiero sempre di più gli stranieri prendono il posto degli italiani, per non parlare dei lavori più usuranti e faticosi.

Chi viene da fuori è disposto a tutto, anche a essere pagato meno, per questo la Confindustria si oppone al salario minimo ed è grave che la sinistra in tanti anni al governo non sia riuscita a imporlo (ora ci prova Di Maio). I migranti sono una straordinaria riserva di mano d’opera a basso costo, rappresentano un affare straordinario per molti imprenditori. E una sicurezza per le nostre pensioni.

Il tema dell’immigrazione rivela tutta l’incapacità del Pd di leggere la realtà vera che non è quella addomesticata dei salotti e nemmeno quella fredda delle statistiche. Chi si confronta tutti i giorni con gente che ha problemi di sopravvivenza e quindi ha una diversa scala di priorità, se ne frega dei numeri esibiti da chi con atteggiamento spocchioso ricorda che non c’è nessuna emergenza immigrazione, che i furti sono calati e gli omicidi pure, come se l’allarme sociale fosse un’invenzione dei populisti “razzisti e xenofobi”.

Non essendo più presente nelle periferie (a parte lodevoli eccezioni), l’ex partito del movimento operaio, non ha gli strumenti per elaborare un’analisi politica e nemmeno una proposta, se non quella emergenziale, di ridurre il numero degli sbarchi. Esattamente come la destra. Cambia solo l’intonazione degli aggettivi, la postura culturale (no al razzismo) ma la sostanza è la stessa, anche la strategia (“aiutiamoli a casa loro”), quando è evidente che non siamo solo di fronte a una questione emergenziale ma a un problema strutturale che mette in discussione il nostro modo di produrre e di relazionarci con il sud del mondo.

C’è qualcuno del Pd che fa questi discorsi? Lo avete mai sentito? Eppure il futuro del partito sta tutto qui, nella capacità di ripensare questo sistema economico ingiusto e “insostenibile” che causa guerre, carestie, crisi climatiche e quindi ondate di migrazioni, e che ci sta portando a uno scontro sociale dagli esiti imprevedibili. Anche in Italia.

Il Pd riparta da un progetto più ampio di alternativa ascoltando umilmente le reali esigenze dei cittadini altrimenti nessun discorso e iniziativa contro l’attuale deriva xenofoba, peraltro necessari, risulteranno credibili, e comunque non saranno in grado di conquistare il cuore e la mente di chi oggi non vota e soprattutto dei giovani. Se non ora quando?