Via dal bagno e dalle toilette di casa i cotton fioc non biodegradabili, capaci di inquinare le spiagge e i mari per 500 anni e i cosmetici che contengono le insidiose microplastiche. Un emendamento alla manovra approvato ieri dalla Camera mette finalmente al bando uno tra i killer più insidiosi per la fauna marina e sostanze inquinanti nocive per la nostra salute che finiscono nella catena alimentare attraverso la dispersione nei mari, nei fiumi e nelle falde acquifere.

I famigerati bastoncini per le orecchie non usciranno completamente dall’uso casalingo, nonostante gli otorini ne sconsiglino da tempo l’uso. Lo stesso provvedimento passato a Montecitorio rifinanzia nel 2018 il fondo che dal 2007 incentiva la produzione e la distribuzione di cotton fioc biodegradabili: rimarranno perfettamente legali, per la gioia delle industrie del settore che avranno un’incentivata scappatoia per non rottamare le catene produttive che attualmente sfornano milioni di pezzi al giorno.

Il divieto di commercializzare e produrre sul territorio nazionale bastoncini che abbiano il supporto in plastica scatterà dal primo gennaio 2019. Sarà inoltre obbligatorio indicare sulle confezioni informazioni chiare sul corretto smaltimento, citando il divieto di gettarli nei servizi igienici e negli scarichi. Dal primo gennaio del 2020 sarà vietato anche mettere in commercio prodotti cosmetici “da risciacquo ad azione esfoliante o detergente” contenenti microplastiche.

I trasgressori rischieranno multe tra i 2.500 e i 100mila euro e la sospensione della licenza. Il 10% dei rifiuti presenti sulle spiagge italiane proviene dagli scarichi dei nostri bagni. Rifiuti buttati nel wc che raggiungono il mare, anche a causa di sistemi di depurazione inefficienti. Il 9% di questi rifiuti è costituito da cotton fioc: nelle sole 46 spiagge monitorate da Legambiente tra il 2016 e il 2017 con l’indagine Beach Litter, ne sono stati trovati quasi 7mila, due ad ogni passo, in totale sulla sabbia ce ne sarebbero più di 100 milioni.

Sempre secondo lo studio, sono 700mila le microfibre di plastica scaricate in mare da un solo lavaggio di lavatrice e 24 le tonnellate di microplastica provenienti dai prodotti cosmetici di uso quotidiano che ogni giorno si riversano nei mari europei e che entrano nella catena alimentare. In un report dell’associazione ambientalista Marevivo, che si è battuta per ottenere il provvedimento, si ricorda che fin dal 2002 l’Italia ha vietato la dispersione nell’ambiente, anche attraverso gli scarichi fognari, dei bastoncini di plastica per la pulizia delle orecchie commercializzati nel territorio nazionale. Ma nel 2005 è intervenuta la Corte di giustizia europea che, su ricorso di una multinazionale che aveva subito una sanzione per aver commercializzato in un supermercato i bastoncini in plastica, ha dichiarato la norma italiana in contrasto con la legislazione comunitaria “in quanto norma tecnica non notificata prima della sua adozione alla Commissione europea”.

Di conseguenza, nel 2006, con il Testo unico ambientale, il governo italiano a guida Berlusconi si è limitato ad abrogare il comma che ha stabilito il divieto sui bastoncini in plastica, nonostante sarebbe stato sufficiente sospendere la legge e notificarla come progetto alla Commissione europea. Questa volta la notifica è stata espressamente prevista nella norma approvata dalla Camera.