La Lega iscritta al partito del cemento, dell’asfalto. E dei condoni. Il M5S che sventolatova la bandiera dell’ambiente. Due modelli opposti di sviluppo difficili da conciliare. Il ministro Graziano Delrio, ricorda il professor Marco Ponti del Politecnico di Milano, “ha lasciato in eredità un piano di investimenti perfino superiore a quelli berlusconiani, siamo a 124 miliardi”.

Divisi su tutto Lega e Cinque Stelle: grandi opere ‘sì’, grandi opere ‘no’. Autostrade la Lega, al massimo ferrovie i M5S. L’elenco dei nodi da sciogliere è interminabile. Partiamo dal Nord: la madre di tutte le battaglie è il Tav tra Lione e Torino – 8,6 miliardi di cui 2,9 a carico dell’Italia, per 57 chilometri – che per il M5S non s’ha da fare. Difficile immaginare un accordo anche sul Terzo Valico ferroviario tra Liguria, Piemonte e Lombardia (6,2 miliardi). Quella linea che, con i lavori ancora in alto mare, ha già collezionato un rosario di inchieste. C’è chi dice che sia essenziale per il porto di Genova. Ponti ribatte: “Lo stesso Mauro Moretti, ex ad delle Ferrovie, ha lasciato capire che non serve”. Ma c’è un dettaglio: i finanziamenti già ci sono e i cantieri vanno avanti da anni. Che fare? I Cinque Stelle vorrebbero fermarlo comunque. La Lega, quando era al governo con Silvio Berlusconi ha stanziato miliardi per l’opera. C’è poi la Pedemontana Lombarda, autostrada che dovrebbe correre dal varesotto fino a Bergamo passando per la Brianza: 30 chilometri su 157 realizzati, per un investimento di 3,4 miliardi circa. Un’opera che è una bandiera per i governatori leghisti, ultimo Attilio Fontana. “Un po’ come l’autostrada della Valtrompia, voluta, ovviamente, dalla Lega. Ma avversata dal M5S che era nel comitato del No (anche se qualche parlamentare è parso meno netto)”, sorride Dario Balotta, presidente nazionale Osservatorio Trasporti. In Liguria – oltre al Terzo Valico – ecco la Gronda di Genova, cioè il nuovo percorso autostradale (quasi cinquanta chilometri per una spesa da almeno 4 miliardi) voluto dal centrosinistra e appoggiato dal centrodestra. Alla realizzazione da parte di Autostrade è legata la proroga della concessione.

A cavallo di Lombardia e Veneto c’è l’Alta Velocità tra Brescia e Verona. Balotta non ha dubbi: “In Europa ormai puntano sul potenziamento delle linee esistenti, per treni che vanno a 220 chilometri l’ora e non a 300”. Ponti aggiunge: “Adeguare l’autostrada costerebbe la metà”.

Il Veneto è forse il campo di battaglia più complesso: c’è il Mose, la grande opera più costosa della storia d’Italia, che già sfiora i 13 miliardi e non è finito. Il M5S lo contesta da anni. Poi la Pedemontana Veneta a caccia disperata di soldi. Il governatore veneto Luca Zaia la vuole, i grillini no. E poi c’è la colossale Mestre-Orte-Civitavecchia che pare essere stata stoppata, ma chissà: 5 regioni attraversate, circa 400 chilometri di percorso. Costo: 9,8 miliardi. La volevano il Pd di Pierluigi Bersani ed europarlamentari di centrodestra con le loro società.

E giù a scendere fino alla Puglia, al cantiere di Melendugno del gasdotto Tap, che dal primo trimestre del 2020 dovrebbe portare gas dal Mar Caspio. Il M5s da sempre è in prima linea contro l’opera. Matteo Salvini la definì “invasiva”. Qui un accordo pare possibile. Ma è uno dei pochi casi.

Chissà che cosa deciderebbe il nuovo governo M5S-Lega dei progetti di nuove tratte ferroviarie al Sud: dalla Napoli-Bari alle linee in Sicilia. Conclude Ponti: “Chissà se qualcuno si porrà il problema dei conti. Le nuove ferrovie, a differenza delle autostrade, sono interamente a carico dei cittadini. E non ci sono abbastanza viaggiatori per giustificare investimenti così mastodontici. Meglio sarebbe rinnovare le linee esistenti, ampliare progressivamente seguendo l’eventuale aumento del traffico”.