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sabato 03/12/2016

Già è iniziata la tarantella sui votanti fuori d’Italia

Velina di Palazzo Chigi: affluenza record al 40%. D’Alema: “Allora è un imbroglio”

Miracoli di quando si è al governo: si può comunicare ai giornali amici persino dati sull’affluenza ancora non ufficiali. “All’estero al 40%” si poteva leggere ieri. Così fosse, avrebbero votato oltre 1,6 milioni di nostri concittadini residenti fuori dai confini su 4,1 milioni di aventi diritto. A Palazzo Chigi ci sperano molto (il Sì alla riforma costituzionale fuori d’Italia è considerato in netto vantaggio) e un buon risultato all’estero – su cui hanno investito molti soldi della campagna elettorale e parecchi pure dei cittadini via legge di Bilancio – potrebbe essere la spinta che manca al Sì: non proprio una vittoria onorevole, ma c’è chi s’accontenta.

Intanto questo 40% di elettori fantasma galvanizza i sostenitori del premier soprattutto nel loro stalking finale via sms. Il fronte del No, invece, è ovviamente preoccupato. Il leghista Matteo Salvini, per dire, parla di “voti inventati o comprati”. Massimo D’Alema si dedica ad “alcuni giornali che, anche forse per fare una campagna terroristica orchestrata, parlano di un milione e 600 mila voti. Non credo che sia un dato realistico, ma se fosse vero sarebbe la prova provata che c’è dietro un imbroglio”. Matteo Renzi, il cui staff è la fonte primaria di questa notizia, non si scompone: “Parliamo di cose concrete, siamo seri. Le polemiche stanno a zero i cittadini votano, siamo in democrazia”, ha risposto sull’argomento al Tg5 nell’ennesimo passaggio tv di questa sua pervasiva campagna referendaria.

Ora, cosa si sa di certo sull’affluenza del voto all’estero? Niente. Ieri, il ministero degli Esteri ha ribadito che i dati saranno comunicati domenica, insieme a quelli di chi vota in Italia. Quanto alle veline parlano di un 40% e citano fonti di Palazzo Chigi sostanziandole con due dati: in Svizzera (480 mila votanti) l’affluenza sarebbe al 42,2%, in Gran Bretagna (220 mila) al 37%. Fosse così i partecipanti al voto sarebbero di gran lunga di più rispetto a quello tradizionale per un referendum: all’estero sempre attorno al 20%. Con gli attuali (altissimi) numeri di iscritti all’anagrafe estera significherebbe poco più di 800mila votanti. L’attesa – data la molta pubblicità data alla consultazione e il lavoro di governo, consolati e associazioni per il Sì – era invece per un’affluenza simile a quella delle elezioni Politiche. A quelle del 2013, per dire, i votanti furono il 31,6% degli aventi diritto: a platea attuale 1,3 milioni di voti. Alle Politiche del 2008, invece, i votanti toccarono il record col 39,5%, vale a dire più o meno la percentuale “soffiata” dalle fonti anonime di Palazzo Chigi: 1,6 milioni di votanti oggi, cioè mezzo milione di elettori in più del picco di otto anni fa, quando i connazionali residenti all’estero erano 2,9 milioni (non un bel segnale questa emigrazione massiccia, se ci si pensa). All’epoca, in Gran Bretagna votò il 32% degli aventi diritto (meno di quanto si sostiene sia accaduto oggi), ma in Svizzera ben il 46%.

L’Europa insomma, come forse è più ovvio (vicinanza e tipo di emigrazione), partecipa con numeri importanti al referendum costituzionale. L’altro continente rilevante è quello americano su cui non ci sono veline. La deputata italo-brasiliana Renata Bueno, però, esponente del fronte del Sì, ieri ha spiegato che in Brasile “le previsioni sono per un’affluenza al 30%”: poco più di centomila votanti sui 320mila totali (alle Politiche record del 2008, in Brasile votò il 43% degli aventi diritto). Anche in Argentina – il vero fortino elettorale estero (700 mila votanti) – le previsioni non sono per un exploit: i votanti dovrebbero essere 200mila, massimo 250mila, cioè tra il 30 e il 35%. In Argentina nel 2008 l’affluenza fu del 57%. Stesso discorso per Venezuela (100 mila elettori) e Uruguay (85 mila). Insomma – a non voler dare peso alle molte segnalazioni di schede votate abbandonate senza custodia nei Consolati e/o di centinaia di schede non consegnate agli aventi diritto – difficile con questi numeri in Sudamerica pensare a un 40% finale: Palazzo Chigi, però, avrà sicuramente i suoi motivi per dirlo e alcuni giornali per scriverlo.

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