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venerdì 02/12/2016

Firme false M5S: tace un’altra deputata

Giulia Di Vita, come due colleghi, non risponde ai pm. Indagini quasi chiuse

Anche lei muta, e con le mani (metaforicamente) dietro la schiena: come i suoi colleghi della Camera Riccardo Nuti e Claudia Mannino anche Giulia Di Vita, 32 anni, la deputata grillina sospesa dai probiviri, si è avvalsa ieri pomeriggio della facoltà di non rispondere davanti ai pm Dino Petralia e Claudia Ferrari rifiutandosi di offrire un saggio della propria calligrafia da confrontare con le firme false della lista.

Gli inquilini a Cinque Stelle di Montecitorio appaiono granitici nel mantenere la consegna del silenzio davanti ai magistrati, che oggi appare sempre più omertoso. E la stessa linea ha tenuto ieri anche Riccardo Ricciardi, marito della deputata Loredana Lupo (non indagata) che ha materialmente consegnato al comune di Palermo le firme false a sostegno della lista di candidati alle comunali del 2012.

E se anche con i giornalisti la consegna è quella del silenzio, ieri sia Nuti che la stessa Di Vita hanno cambiato comunicazione, pubblicando lunghi sfoghi sui social. In un twitter la Di Vita ha ribadito che non si dimette perché “io non ho fatto un bel niente”, e dopo l’interrogatorio ha pubblicato un lungo sfogo su Facebook da cui emerge, per la prima volta più chiaramente, il clima da resa dei conti all’interno del movimento di Palermo. Con una sorpresa: se ieri è stata zitta davanti ai pm, su Facebook la Di Vita rivela di essere stata interrogata dagli inquirenti un’altra volta, da persona informata dei fatti (e non ancora indagata) “per un’ora e mezza, rispondendo a tutte le domande e dando le informazioni che cercavano e di cui sono a conoscenza”. Atteggiamento che tornerà ad assumere, promette sibillina, “quando tutti i giochi sottobanco saranno definitivamente messi sul tavolo e tutti i veleni saranno finalmente venuti a galla (e ci siamo quasi)”.

Parole che fotografano una situazione da resa dei conti interna che la Di Vita chiosa con espressioni assai discutibili, prendendo le distanze da chi ha deciso di vuotare il sacco davanti ai magistrati: “Mi è veramente difficile valutare il fatto che alcuni dei coinvolti si siano decisi a parlare – continua il post su Facebook – e così attendo di sapere cosa è realmente successo e con quali escamotage siano state tirate in ballo anche le persone ignare, non solo parlamentari che fa più notizia e scalpore (guarda caso) ma anche attivisti ed ex attivisti che la causa del M5s l’hanno ormai abbandonata da tempo per ragioni personali”.

Anche Nuti si è affidato ad un altro lungo sfogo su Facebook: “Sono sempre il Riccardo Nuti che a Palermo ha lottato contro un intero sistema di potere, di mafia bianca e nera – ha scritto – per il momento accetto in silenzio (presto se ne capirà il motivo) e con fatica quotidiana la gogna e gli insulti compiaciuti che mi piovono da settimane”. E mentre i pm si apprestano a concludere l’attività istruttoria con gli ultimi interrogatori tirando le fila dell’indagine (“finiremo entro l’anno”, assicurano in procura), la base del Movimento è sempre più disorientata e decisa a chiedere dimissioni in massa.

Lo hanno annunciato gli iscritti al meet-up “Attivisti liberi” se l’incontro convocato dal deputato regionale Gianpiero Trizzino per lunedì per parlare di ambiente non avesse previsto all’ordine del giorno il caso delle firme false e delle comunarie, di cui nessuno parla più. E lo ha scritto su Facebook l’attivista Igor Gelarda, studioso di storia europea, che ha citato il deputato inglese Oliver Cromnwell: “Il popolo vi aveva scelto per riparare le ingiustizie, siete voi ora l’ingiustizia! Basta! Portate via la vostra chincaglieria luccicante e chiudete le porte a chiave’’.

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Amministrative 2014

Scoperte irregolarità pure a Reggio Emilia per il Pd: 300 indagati

Ancora un caso di presunte firme false o irregolari. Dopo le due città siciliane (Palermo e Siracusa), questa volta nel mirino dei magistrati ci sono finite le firme raccolte per le elezioni amministrative del 2014 a Reggio Emilia che hanno portato all’elezione del sindaco Luca Vecchi (Pd). Secondo quanto riportato dalla Gazzetta di Reggio, la procura di Reggio Emilia ha aperto un’inchiesta, nella quale si conterebbero già 300 indagati. Al vaglio degli inquirenti ci sarebbero diciannove liste. Il pm titolare dell’indagine Giulia Stignani avrebbe ravvisato irregolarità nei moduli elettorali e avrebbe notificato a 300 persone un decreto penale di condanna con contravvenzione da 200 euro. A far partire l’inchiesta, una denuncia della Commissione elettorale. Poi durante le indagini sono state scoperte una serie di irregolarità: tra le firme contestate, ad esempio, c’è anche quella di un cittadino deceduto. In diversi casi inoltre i cittadini non avrebbero riconosciuto come autentica la firma lasciata sui moduli. Intanto un certificatore delle firme sarebbe stato accusato di falso e a breve comparirà davanti al Gip.

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