Caro direttore, l’articolo di venerdì di Carlo Di Foggia elenca una serie di ragioni per le quali la mail da me inviata dopo l’audizione del dottor Ghizzoni alla Commissione parlamentare sulle banche sarebbe “un’uscita inspiegabile” e che l’avrei scritta dopo “ore di silenzio”. Ghizzoni viene sentito la mattina del giorno 20 alle 10 circa. Alla stessa ora, come presidente di Toscana Aeroporti, sono all’aeroporto di Pisa per gli auguri natalizi, alle 12 all’aeroporto di Firenze per gli stessi incombenti, alle 13 a una colazione di lavoro a Firenze, alle 15 avevo il Consiglio di amministrazione di Toscana Aeroporti. Il tempo poi di verificare le mie carte, relative a fatti precedenti di anni, e di scrivere e inviare la mail. Così molto semplicemente, cioè col mio lavoro, si spiegano le “ore di silenzio”.

Dice poi l’articolista che a gennaio 2015 Banca Del Vecchio “non è in vendita (non lo è mai stata)”. Si metta d’accordo con la sua collega Camilla Conti, che sul Fatto del 1 febbraio 2015, nell’articolo “Banca Etruria, la riforma delle popolari e i patrimoni dell’élite fiorentina” scrive (cito) “del possibile scorporo della banca dal gruppo Etruria a Firenze si parla già da novembre dell’anno scorso riportando rumors su una possibile cessione di quella che in riva all’Arno chiamano la ‘banca dell’oro’ per fare cassa nonché per renderla più attraente nella prospettiva di ‘una integrazione con una realtà bancaria maggiormente rilevante’ come all’istituto aretino impone Bankitalia”.

Il giornalista dice inoltre che “le voci su un interessamento di Carrai per conto della banca israeliana Hapoalim furono smentite da lui stesso”. Se lei riprende le mie dichiarazioni al Corriere della Sera del 14 febbraio 2015 potrà constatare che io feci due affermazioni, ossia che non avevo presentato manifestazioni di interesse per l’acquisto di Banca Del Vecchio e che non avevo nominato nessun advisor. Le confermo entrambe perché io personalmente non ho fatto nessuna manifestazione di interesse né nominato nessun Advisor. Quanto al mio cliente, dopo le valutazioni del caso, non ritenne di presentare offerta. Confermo anche che il dovere di riservatezza imponeva ed impone di tenere riservata un’operazione allo studio e che da sempre nel mondo degli affari analoghe dichiarazioni vengono fatte – persino (e non è questo il caso) per operazioni poi effettivamente concluse-per rispettare il principio di riservatezza, cui il consulente è tenuto rispetto al proprio cliente.

L’articolista infine si chiede a che titolo io chieda all’ad di una banca quotata informazioni sulla possibilità di rilevare un’altra banca quotata e allude pesantemente ad un uso scorretto che avrei fatto di informazioni privilegiate, collegando la mia richiesta (che ho già spiegato da cosa essere determinata) alla crescita in borsa del titolo Etruria. Orbene, l’art. 184 del Tuf colpisce non la provenienza o il possesso ma l’uso indebito di informazioni privilegiate, che la norma dà per scontato possano essere conosciute per i più svariati motivi. Nessuna informazione privilegiata mi è stata data e nessun uso indebito di informazioni privilegiate ho fatto, cosicchè anche dell’allusione il giornalista risponderà davanti al Tribunale nell’azione risarcitoria che ho dato mandato ai miei legali di presentare.

Gentile Carrai, nessuno ha fatto allusioni, ci si è limitati a ricostruire il contesto in cui si inseriscono i fatti, tra cui i rialzi in Borsa dei titoli. Lei parla di informazioni, ma a Ghizzoni “sollecita una risposta”. Che la Del Vecchio non fosse davvero in vendita non lo dico io ma il fatto che non risultano delibere del cda in merito, cosa che peraltro avrebbe avuto un contraccolpo sui conti già critici di Etruria. Lei non ha fatto “personalmente” nessuna manifestazione di interesse né nominato nessun Advisor per banca Del Vecchio, quindi delle valutazioni fatte dal suo cliente è al corrente solo lei, eppure Ghizzoni non si chiede come mai è informato dei suoi contatti con Etruria, al punto da sollecitare una decisione rapida. Che sia legittimato a farlo per il suo lavoro è una teoria quantomeno curiosa trattandosi di un rapporto tra due banche quotate. Il Tuf recita anche (art. 114) che qualora i soggetti emittenti quotati o i soggetti che li controllano “forniscano nel normale esercizio del lavoro, della professione o dell’ufficio” informazioni privilegiate “a un terzo che non sia soggetto a un obbligo di riservatezza legale, regolamentare, statutario o contrattuale” essi sono tenuti a darne “integrale divulgazione al pubblico, simultaneamente in caso di divulgazione intenzionale e senza indugio in caso di divulgazione non intenzionale”. L’informazione del dossier aperto da Unicredit da dove le arriva? A non ritenere legittima la sua richiesta è Ghizzoni stesso, che le risponde che informerà solo Etruria. Comunque, se anche lei come la Boschi con Ferruccio de Bortoli, preferisce che queste cose ovvie gliele spieghiamo in tribunale, nessun problema. Ci metteremo in fila.