L’ultima volta di un papa a Milano fu nel 1984. Allora era Wojtyla. Domani, ben 33 anni dopo, toccherà a Bergoglio. Visita all’insegna della sobrietà e del rigore, quella di papa Francesco, che andrà nelle periferie degradate e nel carcere di San Vittore. Scelte che però si scontreranno con l’accoglienza faraonica preparata dalla diocesi milanese guidata dall’arcivescovo Angelo Scola il quale, a un mese dalla scadenza del suo mandato, per la messa del pomeriggio che sarà celebrata nel parco di Monza, ha scelto un maxi-palco da super rockstar.

Spesa: 1 milione e 300 mila euro. Cifra senza precedenti, che sta creando non pochi malumori all’interno della stessa diocesi. Non solo i fedeli delle parrocchie e i preti dei quartieri, ma anche qualcuno in Curia e in Vaticano si chiede se non fosse stato meglio risparmiare, usando i soldi, invece che per la mega-struttura, per assistere i poveri.

Un pensiero probabilmente condiviso dallo stesso papa Francesco. Tanto più che c’è un precedente: il padiglione del Vaticano allestito per l’Expo. Opera extra-lusso anche quella, costata ben 3 milioni di euro. Una spesa che non è piaciuta al Papa, il quale non ha mai messo Expo e Milano nel calendario dei suoi viaggi, nonostante i ripetuti inviti del cardinale Scola. Nel suo videomessaggio per l’inaugurazione dell’esposizione universale, Bergoglio aveva lanciato una critica ben poco velata: “Anche l’Expo, per certi aspetti, fa parte del paradosso dell’abbondanza, se obbedisce alla cultura dello spreco, dello scarto, e non contribuisce a un modello di sviluppo equo e sostenibile”.

Dopo il caso Expo, ecco oggi l’imbarazzo per il maxi-palco di Monza. Giusto per avere un’idea delle cifre: la struttura sulla quale si è esibito lo scorso settembre la rockstar Luciano Ligabue è costata 750mila euro ed è stata utilizzata per due serate. Quella che accoglierà il pontefice per poche ore costa quasi il doppio. È una struttura lunga 80 metri con due mega-torri di alluminio per sorreggere la copertura. A fianco, ha una tribuna a gradoni con 500 posti. Per costruirla sono stati impiegati 130 operai. Per la sola sedia sulla quale si accomoderà il papa, sono da settimane all’opera ben 17 artigiani della Brianza. Nel parco di Monza saranno disseminati sei maxischermi e 25 torri per rimandare il segnale audio e video nei 400mila metri quadrati dell’area. Il tutto per una sola ora di celebrazioni.

Chi paga? I soldi sono arrivati dalla diocesi di Milano, dalla Regione Lombardia, dal Comune di Monza e, la parte più consistente, da diversi sponsor. In prima linea le banche di area cattolica, dal Credito artigiano alla Banca popolare di Sondrio. A fare da garante, Carlo Edoardo Valli, già presidente degli industriali della Brianza. Le critiche riguardano non soltanto la spesa, ma anche la scelta di rendere spettacolare la messa del papa.

Tutto ciò appare in contrasto con il programma della visita voluto da Bergoglio. Dopo l’arrivo all’aeroporto di Linate, previsto per le 7.10, papa Francesco si sposterà in via Salomone, profonda periferia a est di Milano. Qui visiterà un luogo simbolo del degrado e della malavita, il “fortino” delle “case bianche”, con un passaggio nella vicina parrocchia di San Galdino. “Non una scelta per sostegno caritativo”, ha spiegato ieri sul Corriere della Sera monsignor Gianfranco Ravasi, che fu uno dei collaboratori di Carlo Maria Martini, “ma una scelta simbolica per stimolare il mondo politico, economico e culturale”.

Prima della messa sul superpalco, Bergoglio andrà nel carcere di San Vittore. Parlerà con i detenuti e pranzerà con i cento del terzo raggio. È la prima volta che un papa varca le porte del penitenziario di piazza Filangeri, scelto come tappa più lunga del suo viaggio milanese.