La scelta di Romano Prodi per il Sì mi ha sorpreso. Non mi sembrava fosse quella la sua opinione. Deve aver cambiato idea”. A parlare è don Giovanni Nicolini, parroco a Bologna, città in cui è stato anche direttore della Caritas. Di Prodi, Nicolini è stato compagno di Università alla Cattolica di Milano. E li lega anche la scuola politica e umana di don Giuseppe Dossetti. “Ecco, Dossetti questa riforma costituzionale l’avrebbe bocciata, per lo stesso motivo per cui la boccio io: è una legge che sta dividendo il Paese, mentre la Costituzione dovrebbe essere un patrimonio condiviso. Qui invece vedo muri, steccati, identificazione del nemico. Più che una riforma, mi sembra un attentato alla Carta”, spiega don Giovanni.

Sotto le due torri Nicolini, 77 anni, è conosciuto come un “prete di strada”, un “sacerdote delle periferie” per il suo impegno a fianco dei più deboli. “Io sono a contatto con le persone che soffrono, che hanno perso il lavoro. Ecco dico, forse, il Paese aveva altre priorità”, dice. Governo deludente in tal senso? “Vedo qualche mancetta qua e là, ma sembrano delle elemosine…”. Un altro tema che gli sta a cuore è l’immigrazione. “Quando vedo episodi come Gorino posso capirli, la gente ha paura. Ma il compito dei politici non è soffiare sul fuoco, ma dare risposte e trovare soluzioni. L’accoglienza deve essere un valore. Vedo tanti minori immigrati senza genitori, completamente allo sbando. Apriamo loro la porta”. Renzi non gli piace. “A volte mi sento come don Camillo senza Peppone. Che fine ha fatto la sinistra? Dov’è il Pd? Mi sembra che a Renzi della sinistra non importi poi molto. Qui a Bologna si sta dissolvendo una comunità importante”. In compenso qualcuno che gli piace c’è: Papa Francesco. “Grazie a lui la Chiesa sta vivendo un momento magico. Ha tanti oppositori, ma almeno sono alla luce del sole…”.