E allora dobbiamo”Accoglierli tutti”? La risposta è no. (…) Chi ha diritto alla protezione internazionale deve essere accolto e inserito in un percorso strutturato di integrazione, fatto di diritti e di doveri. Chi non ha diritto deve essere rimpatriato, in base alle leggi vigenti.

Laura Boldrini, “Repubblica”

La sera dell’11 luglio, su La7, Francesca Mannocchi, reporter che fa onore al giornalismo italiano, ha mostrato al pubblico di “In Onda” un documento sconvolgente. Immagini girate lo scorso febbraio in uno dei cosiddetti centri di detenzione per i “rimpatriati”, predisposti dal governo di Tripoli (con il consenso, par di capire, di quello di Haftar). In realtà, delle gabbie di lamiera (oggi arroventate dal sole) dove non accetteremmo di far dormire un cane, e al cui interno stipati e accatastati come sacchi di immondizia 1.500 esseri umani, numerosi i bambini, vegetano ventiquattr’ore su ventiquattro. Quando davanti a quello scempio Luca Telese e David Parenzo hanno tristemente citato la frase ferragostana: “Aiutiamoli a casa loro”, di cui tanto si riempie la bocca l’intero arco “umanitario”, da Salvini a Renzi ai 5Stelle, abbiamo pensato: prendiamoli in parola.

E dunque da questa piccola rubrica chiediamo al governo Gentiloni e ai ministri competenti dell’Interno Minniti e degli Esteri Alfano di pretendere dai vari governi libici la fine immediata di questo intollerabile schifo. Cominciando col dirne quattro a quel signor Fayez al-Sarraj, premier del governo libico riconosciuto dalla comunità internazionale, che riceviamo con tutti gli onori a Roma e che finanziamo abbondantemente. Ci aspettiamo naturalmente che i teorici dell’aiutiamoli eccetera eccetera, facciano finalmente un bagno nella politica della realtà. Che non è fatta di comodi pistolotti scritti sulle nuvole su ciò che sarebbe buono e giusto, ma di soluzioni possibili e praticabili. Non ne avete una a portata di mano? Benissimo, allora carissimi Salvini, Renzi e Di Maio chiedete all’Unicef e alle organizzazioni umanitarie, che agiscono per quello che possono sul campo per alleviare tanta sofferenza, di guidarvi in quel girone infernale per poi riferirne in Parlamento per l’adozione di adeguati provvedimenti.

Cominci lei presidente Boldrini a scendere dal suo alto scranno istituzionale per andare a vedere con i suoi occhi cosa accade nei lager libici. Magari accompagnata dalla collega Mannocchi. E ci aiuti lei a rispondere, se può, a questa tremenda domanda: cos’è peggio, che affondino nel Mediterraneo o lasciarli spegnere nel caldo e nel tanfo aggrappati a una grata, ma “a casa loro”?