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sabato 17/03/2018

“Anas-Ferrovie, buco da 2 miliardi di euro nella maxi-fusione”

L’ammissione - L’ad di Fs, Mazzoncini, chiede a Padoan e Delrio un aiuto per la falla che si aprirà con l’operazione decisa a fine 2017
“Anas-Ferrovie, buco da 2 miliardi di euro nella maxi-fusione”

Il matrimonio Fs-Anas non sta in piedi e Renato Mazzoncini, il capo delle Ferrovie che l’ha voluto a tutti i costi, si rivolge a due ministri di un governo politicamente scaduto, Pier Carlo Padoan dell’Economia e Graziano Delrio dei Trasporti, perché in extremis e fuori tempo massimo scongiurino il patatrac. Ai due l’amministratore Fs ha inviato una lettera che somiglia a un disperato Sos. Mazzoncini vorrebbe la bellezza di 2 miliardi di euro, cifra corrispondente alla mancata svalutazione del patrimonio Anas non ammortizzabile, indicata dal nostro giornale assai prima che la fusione fosse decisa, come un macigno insormontabile sulla via dell’unione tra le due aziende pubbliche. Spalleggiato dall’amministratore Anas Gianni Armani, Mazzoncini ha volutamente messo tra parentesi la realtà contabile e finanziaria della società delle strade facendo spallucce di fronte alle numerose perplessità espresse in più occasioni anche da autorevoli dirigenti del ministero dell’Economia. Mazzoncini ha voluto bruciare le tappe per concludere la partita a suo modo e prima delle elezioni così da poter contare sul favore del governo amico di Paolo Gentiloni e sull’incondizionato appoggio dell’amicissimo Matteo Renzi.

Tra Natale e Capodanno il capo delle Fs ha celebrato di corsa l’unione con l’Anas e un attimo dopo si è fatto riconfermare dal governo alla guida delle Ferrovie prima del tempo stabilito, a nemmeno cinque mesi dalla scadenza del mandato. A ruota ha a sua volta confermato all’Anas Armani il quale è stato pure ricompensato con la carica aggiuntiva di direttore generale con annesso stipendio supplementare.

A distanza di nemmeno tre mesi i guai vengono a galla e Mazzoncini sollecita con un grido di dolore i due ministri a darsi una mossa per correre in suo aiuto. La fretta è imposta dall’intenzione di mantenere fin che è possibile la spinosa faccenda nell’ambito benevolo del governo Gentiloni e poi da una scadenza precisa: i bilanci Anas e Fs del 2017. A termine di legge tra qualche settimana la polvere Anas non potrà essere ulteriormente nascosta sotto il tappeto e la svalutazione di 2 miliardi di euro del patrimonio dovrà essere squadernata nero su bianco. Anas è stata inglobata da Fs con un patrimonio ufficiale di circa 2 miliardi e 800 milioni di euro, in realtà il patrimonio effettivo era appena tra i 600 e gli 800 milioni. Una bazzecola di fronte agli impegni finanziari che la società delle strade deve sostenere per far fronte al colossale contenzioso con le ditte di costruzione e i fornitori accumulato nel corso degli anni e che ammonta alla bellezza di 9 miliardi di euro.

Il matrimonio con l’Anas ha portato in casa Fs un’azienda dissestata, un mare di guai e altri che sono in vista. Mazzoncini sa bene che le due bombe incorporate con l’annessione dell’azienda delle strade e cioè la svalutazione del patrimonio e il contenzioso deflagreranno prima o poi anche sui conti delle Ferrovie lasciando macerie. E lo scrive pure nella lettera ai due ministri prospettando uno scenario che adombra un avvertimento rivolto in particolare al titolare dell’Economia. Scrive Mazzoncini: la svalutazione Anas “destinata a manifestarsi da subito contabilmente sul valore della partecipazione in Anas e, quindi, sul patrimonio netto di Fs, si rifletterebbe nella impossibilità per quest’ultima società di proporre la distribuzione di dividendi all’azionista Ministero dell’Economia già in sede di destinazione dell’utile di esercizio 2017”.

Per scongiurare questi sviluppi sgradevoli, Mazzoncini sottopone ai due ministri una soluzione bella e pronta, priva però di copertura finanziaria. Il capo delle Fs ritiene possibile attribuire anche all’Anas una specie di valore di subentro di 2 miliardi di euro in vista della scadenza della concessione statale nel 2032, una sorta di buonuscita a compenso degli investimenti eseguiti e non ammortizzati sulla scorta di ciò che viene fatto con le concessionarie autostradali, dai Benetton ai Gavio. Si tratta, però, di un rimedio per modo di dire perché cozza contro ostacoli enormi. Prima di tutto ai concessionari privati non viene riconosciuto un valore di subentro per gli investimenti finanziati con contributi statali pubblici, mentre per l’Anas si tratta di finanziamenti interamente statali e infatti nel contratto di programma con lo Stato di dicembre 2017 il valore di subentro non è previsto. Inoltre una mossa del genere sarebbe onerosa per i conti statali e quindi in contrasto con quanto stabilito dalla legge che esclude per il matrimonio Fs-Anas “effetti negativi sui saldi di finanza pubblica”. Infine per rendere concreta l’ipotesi Mazzoncini ci vorrebbe una legge mentre al momento non c’è neppure un Parlamento insediato.

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