Il Fatto di domani. Bari, dopo la gaffe di Emiliano, Decaro nel mirino della destra: le foto con la famiglia del boss e i commissari in Comune. All’Onu voto storico per il cessate il fuoco a Gaza: è spaccatura Usa-Israele

Di FQ Extra
25 Marzo 2024

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CASO BARI, LA PROPAGANDA DELLA DESTRA CONTINUA: UNA FOTO DI DECARO CON DUE DONNE DELLA FAMIGLIA CAPRIATI SCATENA IL POLVERONE. Neanche una settimana dall’annuncio di Matteo Piantedosi, stamattina è arrivata a Bari la commissione di accesso per la verifica delle eventuali infiltrazioni mafiose nell’amministrazione e, in caso affermativo, lo scioglimento del Comune. Il sindaco Decaro assicura che darà “piena disponibilità” agli inviati del Viminale. E mentre il viceministro Francesco Paolo Sisto ha sottolineato che “lo scioglimento non è nella nostra prospettiva, ma l’operazione verità sì e andremo fino in fondo”, da destra in realtà è cominciata una campagna a tambur battente contro il sindaco Decaro. Il fianco del resto lo ha prestato proprio il suo padre politico Michele Emiliano, presidente di Regione, con quell’anedotto sulla visita alla sorella di un boss raccontato dal palco della manifestazione di sabato scorso, ma poi smentito sia dal sindaco che dalla stessa donna citata (Lina Capriati, sorella di Tonino Capriati) in un’intervista al Tg1. Come prova che l’incontro c’è stato oggi i giornali di destra hanno pubblicato una foto di Decaro con altre due donne, incensurate, della famiglia Capriati (uno dei clan più importanti del capoluogo pugliese), ma si è scoperto poi che la donna in questione è un’altra persona, non quella citata da Emiliano. “Non sapevo chi fossero, ma non c’entrano nulla coi clan”, ha risposto Decaro, spiegando che lo scatto è stato preso davanti al negozio della donna, durante la festa patronale. La destra però soffia comunque sulla polemica, chiamando in causa la questione morale. Insiste sulla necessità di “capire chi sono le due donne”. Le quali però sempre al Tg1 sminuiscono: era solo un selfie chiesto al sindaco, si giustificano, sostenendo di essere incensurate e aver preso le distanze dalla famiglia. Nella vicenda si inseriscono anche le parole della presidente del Consiglio, che oggi da Campobasso giudica “vergognose” le accuse della sinistra contro Piantedosi per la mossa arrivata pochi mesi dalle elezioni. “È esattamente la stessa misura che sarebbe stata utilizzata nei confronti di qualsiasi altro Comune”, sottolinea Meloni. Sul Fatto di domani leggerete un nostro approfondimento sul clan Capriati, di cui si parla molto in queste ore, e sulle sue ramificazioni. Discuteremo anche di questione morale.


GUERRA RUSSIA-UCRAINA, MOSCA LANCIA MISSILI IPERSONICI SU KIEV: 10 FERITI. ATTENTATO, IL CREMLINO RIFIUTA DI INCOLPARE L’ISIS-K: “INDAGINI IN CORSO”. Ancora una giornata drammatica per Kiev, colpita da un attacco missilistico che ha causato 10 feriti. Secondo il magazine Defense Express, Mosca avrebbe utilizzato un paio di missili ipersonici Zircon, lanciandoli dalla Crimea. Secondo il ministero degli Esteri ucraino, la Russia ha lanciato mille bombe tra missili, droni e ordigni aerei nella settimana scorsa, e dopo l’attacco di questa mattina il presidente Zelensky è tornato a chiedere agli alleati maggiori difese aeree. L’altro tema è l’attentato avvenuto a Mosca venerdì scorso al Crocus City Hall, con 137 vittime e centinaia di feriti, di cui 90 ancora in ospedale. Ci sono altri tre indagati. Ieri in tribunale sono apparsi i quattro arrestati di nazionalità tagika – tre dei quali si sono già dichiarati colpevoli – e stamane il portavoce del Cremlino, Peskov, ha evitato di rispondere alla domanda sui “visibili segni di violenza” che mostravano i detenuti. Nonostante l’Isis-Khorasan abbia continuato a pubblicare video con i terroristi, Peskov ha rifiutato di addossare la responsabilità agli estremisti islamici: “Dobbiamo attendere i risultati delle indagini”. Il presidente Putin nelle ore successive all’attacco ha indicato la possibilità che il commando islamico fosse stato aiutato dall’Ucraina. Kiev ha smentito questa ricostruzione. Sul Fatto di domani leggerete altri particolari sul bombardamento della capitale ucraina e un approfondimento sulla carenza di uomini nell’esercito di Zelensky; un problema che appare altrettanto grave rispetto a quello della mancanza di munizioni.


GUERRA ISRAELE-HAMAS, L’ONU VOTA IL CESSATE-IL-FUOCO. NETANYAHU INFURIATO CON GLI STATI UNITI CHE SI SONO ASTENUTI. Il Consiglio di Sicurezza ha approvato una risoluzione che chiede il cessate il fuoco a Gaza. Nel documento, che ha ottenuto 14 voti a favore e l’astensione degli Usa, si “chiede un cessate il fuoco immediato per il Ramadan rispettato da tutte le parti che conduca ad un cessate il fuoco durevole e sostenibile e il rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi, nonché la garanzia dell’accesso umanitario per far fronte alle loro esigenze mediche e umanitarie”. L’adozione è stata salutata in aula con un lungo applauso. Soddisfatto anche Hamas che ora si dice pronto ad uno “scambio di prigionieri da entrambe le parti”. L’astensione degli Stati Uniti incrina ancor di più i rapporti tra il premier israeliano Netanyahu e la Casa Bianca di Biden, ormai contraria in modo aperto alle politiche del primo ministro e all’annunciato attacco su Rafah. Netanyahu ha deciso di ritirare la delegazione che aveva spedito a Washington proprio per discutere di Rafah, e il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Kirby ha replicato: “Siamo molto delusi”. Kirby ha poi spiegato la ragione dell’astensione all’Onu: “Siamo chiari e coerenti nel nostro sostegno ad un cessate il fuoco come parte di un accordo per gli ostaggi, è così che l’accordo sugli ostaggi è strutturato. Noi volevamo sostenere la risoluzione ma il testo finale non ha il linguaggio chiave che noi pensiamo sia essenziale, come la condanna di Hamas, dunque non potevamo votarla”. Sul giornale di domani leggerete altri approfondimenti sulla crisi in Medio oriente.


LA “MEDAGLIA” DI MELONI: RECORD ASSOLUTO DI POVERI IN ITALIA. “La povertà non si abolisce per decreto”, sostiene oggi Giorgia Meloni. Ma nemmeno distruggendo quello che c’era prima, ossia il Reddito di cittadinanza e mandando alle ortiche ogni ipotesi di introduzione del salario minimo che – lo ricordiamo – esiste in tutti i Paesi Ue. L’infelice frase della premier arriva proprio nel giorno in cui l’Istat certifica il record assoluto di persone povere in Italia, ossia da quando ha iniziato questo tipo di misurazione: nel 2023 2,2 milioni di famiglie residenti in Italia (l’8,5% del totale), ossia 5,7 milioni di persone era in povertà assoluta. Dato in aumento rispetto all’anno precedente. Sul Fatto di domani vedremo, numeri alla mano, di cosa si sta parlando.


LE ALTRE NOTIZIE CHE TROVERETE

Il metodo Santanchè. Sul Fatto di oggi abbiamo raccolto la denuncia di una fonte secondo cui il “metodo Visibilia” sarebbe stato applicato anche a Ki Group. Sul Fatto di domani leggerete un’altra novità sull’inchiesta. La nostra petizione che chiede le dimissioni di Santanchè è arrivata a 37 mila firme.

“Delicata missione con agenti israeliani”: gli 007 morti sul lago Maggiore forse non erano in gita. L’incidente accaduto sul Lago Maggiore il 28 maggio del 2023 era un’operazione dei servizi segreti italiani in collaborazione con quelli israeliani. Così affermano, almeno, le targhe commemorative dedicate ai due agenti dell’Aise morti quel giorno in seguito al naufragio della barca condotta da Claudio Carminati. Le altre due vittime sono la compagna di Carminati, la russa Anya Bozhkova e un agente del Mossad ufficialmente in pensione.

Trump salva in extremis la sua candidatura. Nell’udienza d’appello sulla cauzione del processo per gli asset gonfiati, Donald Trump ha ottenuto una parziale, ma sostanziale, vittoria. La corte aveva stabilito che la somma da versare fosse di 464 milioni, entro oggi peraltro. I giudici di seconda istanza hanno stabilito che gli basterà depositare invece 175 milioni entro 10 giorni. La sua corsa presidenziale ora è più serena.

Assange, domani il giudizio sull’estradizione. È atteso per domani il verdetto dell’Alta Corte di Londra sull’appello finale della difesa di Julian Assange, giornalista australiano e cofondatore di WikiLeaks, contro la procedura di estradizione dal Regno Unito negli Usa.


OGGI LA NEWSLETTER IL FATTO ECONOMICO

Bitcoin, Ai e data center: le emissioni di C02 e le promesse difficili da mantenere dei big del tech

di Virginia Della Sala

Ce ne dimentichiamo di continuo, ma il problema è sempre lì, fisso e c’è poco da fare per risolverlo rapidamente se non cambiare paradigma globale. In realtà a quanto pare, anche quando ci si prova (o si fa finta di farlo) poi ci si accorge di andare troppo piano rispetto alla realtà.

Va letto così lo studio Onu pubblicato recentemente sull’impegno di sostenibilità ed emissioni zero assunto dai i big della Silicon Valley. Le nuove tecnologie come l’Ai, insieme alla cavalcata dei Bitcoin e alla necessità di data center sempre più diffusi, più grandi e a pieno regime lavorativo spingono la domanda di energia mettendo alla prova la transizione ecologica. Stando, per dire, a un documento dell’università di Washington, centinaia di milioni di interrogazioni su ChatGpt possono costare circa 1 gigawattora al giorno che è l’equivalente del consumo energetico di 33mila famiglie statunitensi. Parallelamente, generare Bitcoin, nel biennio 2020-2022 ha consumato 173.42 Terawattore di elettricità. Basti pensare, è l’osservazione, che l’Italia da sola ne consuma 295. Insomma: è il consumo di una piccola nazione.

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