Il Fatto di domani. Gli Usa fanno le spie per Kiev: l’altra faccia dell’escalation. La Rai del “pensiero unico” annacqua i talk

Di Il Fatto Quotidiano
6 Maggio 2022

FREGATA IN FIAMME, FUOCO SU AZOVSTAL. La notizia con cui si è aperta la giornata è stato l’incendio scoppiato a bordo di una fregata russa di stanza sul Mar Nero: la nave sarebbe stata colpita da un razzo ucraino. Sarebbe perché, come per tutto ciò che riguarda il conflitto, la propaganda ha giocato la sua parte e, infatti, il portavoce del Cremlino Peskov ha smentito l’attacco. L’altro fronte caldo resta quello di Mariupol, in particolare dell’area intorno all’acciaieria Azovstal. “La situazione è critica e sta peggiorando – la testimonianza di un soldato di Kiev –. Per due giorni, le truppe russe hanno preso d’assalto l’impianto, usando aviazione, artiglieria e armi pesanti. Ci sono state perdite e più persone ferite. Non siamo stati in grado di far uscire i feriti”. E secondo il battaglione Azov, i russi avrebbero colpito un mezzo adibito all’evacuazione dei civili. Sono 500 le persone che sono riuscite finora a lasciare l’impianto. Mariupol “è un esempio di assedio, di torture e mostra l’attitudine disumana dell’esercito russo e la sua crudeltà”, ha detto il presidente ucraino Zelensky, che poi ha lanciato un nuovo guanto di sfida: l’Ucraina sarebbe disposta ad accettare un accordo di pace se le forze di Mosca si ritirassero “sulle posizioni del 23 febbraio”, quindi sì alla Crimea, non al Donbass. Oggi l’ambasciatrice americana all’Onu, Linda Thomas-Greenfield, ha confermato la presenza di fosse comuni a Bucha.

GUERRA DI SPIE E SEGRETI: QUANDO L’INFORMAZIONE FA IL SUO DOVERE. L’intelligence statunitense ha fornito all’Ucraina informazioni utili per colpire l’incrociatore russo Moskva – affondato a metà aprile – e per localizzare e uccidere i generali russi sui campi di battaglia. Nei Paesi in cui funziona, il giornalismo fa questo: indaga e diffonde notizie anche contrarie alla propria amministrazione. L’informazione, che apre adesso nuovi e inquietanti scenari sulla guerra, è stata riportata dal New York Times e da altri media americani, tra cui il Washington Post. Lo zampino diretto degli Usa, dunque, nella difesa di Zelensky contro Putin. Immediata la reazione del Pentagono: “Gli Stati Uniti non hanno fornito all’Ucraina informazioni specifiche per colpire l’incrociatore missilistico russo Moskva” ha dichiarato il portavoce John Kirby, che poi ha puntato il dito: “Le speculazioni sulle informazioni di intelligence all’Ucraina mettono a rischio lo stesso flusso di notizie”. Sul giornale di domani il generale Fabio Mini interverrà sul ruolo dell’intelligence Usa nei conflitti. Intanto, Berlino ha confermato l’invio di sette obici semoventi; domenica il cancelliere Scholz, che è stato invitato a Kiev il 9 maggio, terrà un discorso alla nazione, in occasione dell’anniversario della fine della Seconda guerra mondiale. Per quanto riguarda l’invio di armi da parte dell’Italia, invece, sul giornale di domani intervisteremo il giurista Luigi Ferrajoli.

DAI TALK SHOW ALL’APPROFONDIMENTO, SARÀ PROFONDO RAI. La linea l’ha data il dg di Viale Mazzini, Carlo Fuortes, l’altro giorno in audizione davanti alla commissione di Vigilanza Rai: “Negli ultimi anni c’è stato un abuso dell’utilizzo del format del talk-show nella televisione pubblica, ma non credo che il talk-show sia la forma ideale per l’approfondimento giornalistico. Penso sia più adatto ai temi leggeri, all’intrattenimento”. Ma come si farà allora a raccontare in maniera obiettiva la guerra, escludendo un dibattito tra tesi opposte o, quanto meno, critiche? Difficile che la risposta arrivi da programmi “gentili” quale quello di Gianrico Carofiglio o la striscia di Marco Damilano o come quello che si sta pensando al posto di Bianca Berlinguer (da spostare in seconda serata) e che verrà affidato a Giorgio Zanchini, già conduttore di Quante storie. Da sottolineare come Carta Bianca sia il talk con più ascolti. Sul Fatto di domani vedremo come cambieranno le trasmissioni della tv pubblica nell’era del pensiero unico, cioè quello dei Migliori. E ospiteremo un intervento di Carlo Freccero sul modo in cui i telegiornali raccontano il conflitto.

LA COMPATTEZZA UE: ANCORA RINVIO SULLE SANZIONI. Da una parte Gentiloni che vorrebbe un embargo totale sul petrolio fra 9 mesi, dall’altra il premier Orban secondo cui le sanzioni sono “una bomba atomica sganciata sull’Ungheria”. Era iniziata sotto i migliori auspici la riunione degli ambasciatori Ue per mettere a punto il sesto pacchetto di misure contro la Russia. Poi, subito dopo le 13, la prevedibile doccia fredda: l’Ansa certifica l’ennesima fumata nera con un “previsti nuovi incontri nelle prossime ore”. Ma poi nel pomeriggio anche i “nuovi incontri” spariscono e cala il sipario: “Nessun accordo, riunione rinviata a domani”. La Ue continua – come vedremo sul giornale di domani – a dare prova delle sue divisioni, nonostante sul tavolo ci sia l’allungamento delle dilazioni all’entrata in vigore dei blocchi previste proprio per Ungheria (e Slovacchia) e l’inserimento anche della Repubblica Ceca.


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Mps, tutti assolti in appello. Ribaltato il verdetto di primo grado: dall’ex presidente Mussari all’ex dg Vigni fino alle banche, tutti assolti nel processo sul caso Mps con al centro le presunte irregolarità nelle operazioni di finanza strutturata, Alexandria e Santorini, Chianti Classico e Fresh.

Verso Eurovision e oltre. La nostra intervista al musicista e produttore Dardust e il tradizionale appuntamento con il cinema, il teatro e la letteratura dell’inserto Che c’è di Bello.


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