Covid-19

Covid, le mutazioni di Omicron: vertigini e lunga incubazione. Ecco come il virus si “rinnova”

L’allarme - I medici di base: più frequenti le reinfezioni anche tra chi è trivaccinato

Di Natascia Ronchetti Icons/ascolta
8 Aprile 2022

I primi giorni può sembrare una banale influenza. Febbre, tosse, naso che cola. E il tampone che dà esito negativo. La positività si manifesta più tardi, dopo 48 ore. Solo allora il test dà la conferma. Adesso il virus si presenta anche così, ritardando l’apparizione. Un cambiamento rispetto al passato, con le mutazioni della variante Omicron, che si accompagna a nuovi sintomi, come stanno osservando da un po’ di tempo i medici di famiglia. Il mal di gola non è più come una fitta, appaiono disturbi gastrointestinali e dolori addominali, un forte senso di spossatezza, febbre più alta anche se per meno giorni. “E rispetto al passato anche i pazienti trivaccinati possono negativizzarsi dopo molto tempo, anche due settimane”, dice Silvestro Scotti, ex presidente dell’Ordine dei medici di Napoli. Poi ci sono le vertigini, la stanchezza anche negli asintomatici. E capita frequentemente che l’infezione si ripresenti fino a due o tre volte anche nei soggetti che hanno ricevuto la terza dose.

Ora tutti i medici di base sono preoccupati, temono che con le imminenti festività pasquali si replichi quanto accaduto in occasione dello scorso Natale, con una fortissima diffusione del virus, a causa dell’alta contagiosità di Omicron 1, aumentata adesso con la variante Omicron 2. “Abbiamo superato la fase dell’emergenza, con l’allentamento dei provvedimenti restrittivi – prosegue Scotti –. Le persone si riuniranno e ci saranno comportamenti meno prudenti, nonostante il tasso di contagiosità sia molto elevato. Fino allo scorso Natale uno su dieci dei miei pazienti era ammalato. In tre mesi il numero è raddoppiato”. Va ricordato che l’alta percentuale di infezioni tra i vaccinati è un effetto paradosso, perché ormai è protetto il 90% della popolazione sopra i 12 anni. E la malattia si presenta in forma meno severa. Una risposta alla possibilità che possa evolvere in modo grave è data dai tre farmaci antivirali autorizzati, il Remdesivir, il Paxlovid e il molnupiravir, che però sono ancora scarsamente utilizzati. “Un esempio? Li ho chiesti per un mio paziente abbastanza anziano – spiega Scotti –, e dall’ospedale invece di chiamare me per sapere perché li avevo richiesti hanno chiamato lui, che non è un medico e non sa qual è la sua condizione anamnestica. Risultato: sono stati rifiutati”. Quello degli antivirali è un nervo scoperto. Nella settimana compresa tra il 30 marzo e il 5 aprile, come rileva l’ultimo rapporto della Fondazione Gimbe, i decessi (1.049) sono aumentati di oltre il 10% rispetto alla settimana precedente, con una media di 150 morti al giorno (lo stesso numero registrato ieri). Questo nonostante una lieve diminuzione dei nuovi casi (469.479 contro 504.487) e dei ricoveri nelle terapie intensive (meno 3,3%). Per il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta, l’alto numero di morti, che non accennano a diminuire, “merita una particolare attenzione: infatti, accanto a fattori epidemiologici non modificabili, come l’età avanzata e la comorbilità, esistono determinanti legate al calo dell’efficacia vaccinale sulla malattia grave e al sottoutilizzo dei farmaci antivirali su cui, invece, è possibile intervenire”.

Da tempo infatti i medici di famiglia chiedono ad Aifa di poterli prescrivere per accelerare i tempi di erogazione (ora sono dispensati solo dalle farmacie ospedaliere). Oltre ai decessi (a morire sono in prevalenza gli over 70) è aumentato anche il numero dei ricoveri nei reparti ordinari, che sempre nella settimana compresa tra il 30 marzo e il 5 aprile sono aumentati del 5,2%. Ieri è cresciuto leggermente anche il numero dei ricoverati nelle terapie intensive: 471, 5 in più in 24 ore. I nuovi casi sono stati 69.596 (4,92% in meno rispetto a una settimana fa).

Ti potrebbero interessare

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione