Politiche green e Recovery Fund

I fondi di sostegno all’economia non stanno andando in direzione “green”

Le principali economie mondiali hanno annunciato pacchetti di stimolo economico che inietteranno circa 3,7 trilioni di dollari direttamente in settori che hanno un impatto ampio e duraturo sulle emissioni di carbonio e sulla natura, ovvero agricoltura, industria, rifiuti, energia e trasporti. Questi flussi si confrontano con una iniezione totale fino ad oggi di dodicimilasettecento miliardi di dollari e rappresentano un’opportunità per sostenere questi settori durante la crisi del Covid-19, aumentando al contempo la resilienza globale all’aumento dei rischi climatici e di biodiversità. Tuttavia l’indice Greenness of Stimulus (GSI) nato come parte dell’Iniziativa Finance for Biodiversity (F4B) mostra che i governi fino ad oggi non sono riusciti a sfruttare questa opportunità. Le misure annunciate avranno un impatto ambientale negativo netto in 16 paesi ed economie del G20 e in due degli altri tre paesi analizzati. L’Italia è tra quelli europei con le performance peggiori.

Fonte: Vivideconomics

Vogliamo un Recovery a prova di clima, l’appello dei Fridays for Future

L’Italia con i suoi piani di stimolo ha fatto ben poco. L’ultima occasione di invertire la rotta è data dal Next Generation EU: a livello europeo il 37% dei fondi sarà destinato alla transizione ecologica. Ma i primi progetti che trapelano sono la rappresentazione più classica del business as usual. Eni avrebbe chiesto 12 miliardi di euro per la realizzazione dell’impianto di stoccaggio di CO2 a Ravenna, nel mar Adriatico, per produrre idrogeno blu (cioè da fonte fossile). Il ministero dei Trasporti sembra intenzionato a chiedere diversi miliardi per completare o costruire nuove autostrade. Ad alcuni territori potrebbe anche essere accordata una corsia preferenziale nell’uso dei fondi europei per realizzare inceneritori. Ma investire nel fossile non solo non è più accettabile, ma non è nemmeno economicamente vantaggioso. Per dare all’Italia una strategia chiara verso la decarbonizzazione, sarà fondamentale rivedere gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, ad oggi ampiamente insufficienti, attribuendo a questo strumento risorse e norme finalizzate alla conversione verso il 100% di energia rinnovabile. Così come bisogna specificare meglio i pilastri del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che per ora parlano solo di una vaga “rivoluzione verde”: oltre al fatto che “verde” non significa nulla di per sé, essi vanno spesso nella direzione opposta, continuando a garantire finanziamenti a opere e infrastrutture che non hanno nulla a che vedere con la mitigazione delle emissioni.

Fonte: Fridyas For Future

Buone pratiche

Change Game, il videogioco per lottare contro il cambiamento climatico

Change Game è un video game pensato da un centro di ricerca avanzata sui cambiamenti climatici come la Fondazione Cmcc e realizzato in collaborazione con un’azienda specializzata in gaming. Obiettivo del gioco è affrontare la complessità dei cambiamenti climatici, comprenderla attraverso dati e informazioni scientificamente fondate. Attraverso Change Game si configura una nuova realtà che tiene conto di come il clima interagisce con la società e con gli ecosistemi naturali. Il giocatore è chiamato a gestire la produzione e i consumi di energia, acqua, cibo e affrontare disastri naturali. Di fronte alle difficoltà è necessario trovare nuove soluzioni e sfruttare le tecnologie del futuro. E non solo. Bisogna promuovere i comportamenti sociali che contribuiscono a migliorare la resilienza della propria città e interagire con le città vicine, tramite commercio, scioperi del clima, attacchi di corruzione e disinformazione. Creato dalla Fondazione CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici e realizzato da Melazeta s.r.l., con il contributo di Climate KIC EIT, è disponibile su Apple Store e Google Play.

Fonte: Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici

La start up per fare smartworking nei B&B

È nata Smartway, una nuova start up che vuole favorire l’incontro tra strutture turistiche e lavoratori in smartworking. Spesso i B&B vengono scartati dalla clientela “business” anche per la mancanza di servizi accessori. Smartway vuole incentivare questo nuovo modo di viaggiare attraverso strutture che possono garantire i servizi fondamentali per i lavoratori. Grazie a questa iniziativa, la struttura si garantirà così una clientela anche sul medio e lungo termine e il lavoratore-viaggiatore potrà usufruire di tariffe agevolate differenti da quelle riservate al turismo di massa. Potrà poi godere del tempo libero svolgendo attività di team building, visitando luoghi ricchi di cultura, arte e bellezze naturali. Sarà inoltre più facile trovare ristoratori che offrono i prodotti locali e a chilometro zero.

Fonte: Italia che cambia

Parte da Sorrento la campagna anti-mozziconi “Piccoli gesti, grandi crimini”

Se messi uno sopra l’altro i mozziconi dispersi nell’ambiente raggiungevano un’altezza di 10.415 metri, superiore a quella dell’Everest. Dopo poche settimane dall’avvio della campagna gli effetti sono già stati tangibili tant’è che la “montagna” di mozziconi si è ridotta del 69% raggiungendo i 3.094 metri. Questo è solo uno dei risultati raggiunti da “Piccoli gesti, grandi crimini”, la campagna nazionale di sensibilizzazione contro l’abbandono di mozziconi partita lo scorso 23 luglio da Sorrento, località che è stata scelta come Comune “pilota” per la prima tappa di un progetto che nel prossimo futuro sarà esteso anche ad altre città italiane. La campagna “Piccoli gesti, grandi crimini” è partita dalla ricerca qualitativa condotta da Aica, Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale, con l’Università Federico II di Napoli, da cui sono emerse le tre motivazioni principali per le quali i cittadini fumatori ripetono comportamenti errati: non hanno la consapevolezza del danno che causano all’ambiente gettando mozziconi a terra; spesso non sono presenti abbastanza contenitori per mozziconi sul territorio; le sanzioni previste per chi getta i mozziconi in terra non vengono applicate. Accanto alla campagna di sensibilizzazione, nel caso di Sorrento sono stati distribuiti a cittadini e turisti oltre 4.000 posacenere tascabili e, in accordo con il Comune, sono stati posizionati 50 nuovi cestini con posacenere incorporato.

Fonte: Associazione Mare Vivo

“Spesa sballata”, lo sfuso arriva – finalmente – nei supermercati

In buona parte dell’Europa è una prassi consolidata, qui in Italia si fa ancora fatica a far passare il messaggio. Eppure la possibilità di andare a fare la spesa con i propri contenitori è una pratica che andrebbe invece incentivata nell’ottica di un’economia circolare e della lotta all’abuso della plastica. Specie perché nei piccoli negozi di quartiere e nelle reti di acquisto solidale la spesa senza sacchetti, con la possibilità di comprare sfuso, è realtà da tanto tempo. Non è così invece per la grande distribuzione organizzata. È questo il motivo di base che sta alla base del progetto Spesa Sballata: da novembre 2020 ad aprile 2021 una trentina di famiglie sperimenterà la spesa senza sacchetti, con contenitori riutilizzabili, presso 9 punti vendita di Carrefour e Coop Lombardia. Il progetto è stato finanziato da Fondazione Cariplo attraverso il bando Plastic Challenge 2019 e mette insieme amministrazioni locali (la Provincia e il Comune di Varese), enti di ricerca (la Scuola Agraria del Parco di Monza e Ars Ambiente) e, appunto, pezzi della grande distribuzione organizzata.

Fonte: Economia Circolare.com

Gli studi

Se bevendo il caffè deforestiamo il pianeta

Nel mondo si bevono circa 2,5 miliardi di tazze di caffè al giorno e l’Italia è il paese simbolo di questo rito quotidiano. L’Europa (che rappresenta il 33% del consumo globale di caffè) è il più grande mercato del caffè al mondo. Lo svela il nuovo report del Wwf, “Quanta foresta avete mangiato, usato o indossato oggi?”. Il fatto che nei prossimi decenni la produzione di caffè potrebbe diventare un driver sempre più importante di deforestazione è dovuto all’aumento della domanda e al crescente impatto dei cambiamenti climatici: la produzione di caffè dovrà triplicare entro il 2050 per soddisfare la richiesta globale, ma ancora oggi il 60% dell’area idonea a coltivare caffè è coperta da foreste. Tutto questo avrà gravi conseguenze per specie già a rischio estinzione, come la tigre di Sumatra: l’Indonesia, dove vive questa specie, è infatti uno dei maggiori esportatori di caffè (insieme a Messico, Colombia, Vietnam e Brasile). Il futuro di queste foreste e specie grava anche sulle spalle dell’Italia, visto che ogni anno consumiamo in media 6 kg di caffè a testa. L’appello del WWF, per ridurre i nostri impatti, è quello di preferire caffè proveniente da aziende certificate, anche se al momento solo il 20% delle aziende agricole è certificato.

Fonte: Wwf

Aerei, la metà delle emissioni è prodotta dall’1% dei viaggiatori

I “super emettitori” che volano frequentemente, che rappresentano solo l’1% della popolazione mondiale, hanno causato la metà delle emissioni di carbonio dell’aviazione nel 2018. Lo rivela uno studio pubblicato dal quotidiano The Guardian. Le compagnie aeree hanno prodotto un miliardo di tonnellate di CO2 e hanno beneficiato di un sussidio di 100 miliardi di dollari non pagando per i danni climatici che hanno causato. Solo l’11% della popolazione mondiale ha preso un volo nel 2018 e il 4% ha volato all’estero. I passeggeri aerei statunitensi hanno di gran lunga la maggiore impronta di carbonio tra i paesi ricchi. Le sue emissioni del trasporto aereo sono maggiori rispetto a 10 paesi messi insieme, tra cui Regno Unito, Giappone, Germania e Australia. Lo studio spiega che il calo del 50% del numero di passeggeri nel 2020 durante la pandemia di coronavirus dovrebbe essere un’opportunità per rendere l’industria dell’aviazione più equa e sostenibile. Questo potrebbe essere fatto imponendo condizioni ecologiche agli enormi salvataggi che i governi stavano concedendo all’industria.

Fonte: The Guardian

1,7 miliardi di persone colpite dai disastri climatici negli ultimi dieci anni

Secondo il World Disaster Report 2020, stilato dalla Croce Rossa internazionale, circa 1,7 miliardi di persone in tutto il mondo sono state colpite da disastri meteorologici estremi negli ultimi dieci anni. I disastri climatici e meteorologici hanno ucciso 410.000 persone negli ultimi 10 anni, con coloro che vivono in Asia e in Africa più colpiti da tali eventi. Dagli anni ’90, il numero di disastri climatici e meteorologici registrati è aumentato in media del 35%. Questi eventi stanno aumentando più di altri tipi di disastri. Negli anni ’60, il 76% dei disastri segnalati era legato al clima o alle condizioni meteorologiche: dal 2010 al 2019, l’83% di tutti i disastri segnalati rientra in questa categoria. “Il cambiamento climatico è qualcosa che sta accadendo ora. Non è una minaccia futura”, ha detto Zoe Abrams della Croce Rossa britannica. “Le persone stanno subendo gli impatti della crisi climatica direttamente sulle loro vite, dalle inondazioni nel South Yorkshire alla fine dell’anno scorso fino alla carestia prolungata nell’Africa meridionale”.

Fonte: Croce Rossa internazionale

Se il cambiamento climatico colpisce anche i sistemi energetici

Il settore energetico, prima fonte di emissioni di gas serra, è il principale responsabile dei cambiamenti osservati nel sistema climatico e causati dall’uomo, ma è anche vulnerabile a questi stessi cambiamenti. Lo studio “Impacts of climate change on energy systems in global and regional scenarios”, pubblicato sulla rivista scientifica Nature Energy, comprende una sintesi di 220 analisi svolte nel mondo sugli impatti dei cambiamenti climatici sull’offerta e sulla domanda di energia, sia a livello globale che su scale regionali. “C’è una sorta di doppio impatto” spiegano Enrica De Cian e Shouro Dasgupta, ricercatori alla Fondazione Cmcc, all’Università Ca ‘Foscari Venezia e al Rff-Cmcc European Institute on Economics and the Environment, tra gli autori dello studio. “Da un lato, poiché la domanda di raffreddamento è in aumento, i sistemi energetici funzionano a pieno regime, soprattutto nella stagione calda. Ma allo stesso tempo, questo picco di domanda energetica in estate coincide con una ridotta capacità di trasmissione e distribuzione, perché, ad esempio, alte temperature ed eventi di caldo estremo influenzano le infrastrutture energetiche – in particolare le reti elettriche e le linee di trasmissione – riducendone l’efficienza e quindi l’affidabilità dell’approvvigionamento energetico”.

Fonte: Nature Energy

Ridurre le emissioni può produrre 600.000 occupati e 8% di Pil

È possibile produrre più ricchezza, avere più occupazione e ridurre le emissioni di gas climalteranti? Uno studio, coordinato da Italian Climate Network, e realizzato dall’associazione EStà (Economia e sostenibilità), ha preso in esame le condizioni affinché questi obiettivi vengano raggiunti congiuntamente e l’Italia nel 2030 possa avere più ricchezza e più occupati grazie al Green Deal. Per raggiungere gli obiettivi climatici al 2050 l’Italia deve quasi raddoppiare gli investimenti e aumentare di molto gli sforzi pubblici, a partire dai prossimi dieci anni. Gli investimenti del periodo 2021 – 2030 nei settori strategici devono salire dai 1000 miliardi previsti dal Pniec (Piano Nazionale energia e Clima, approvato nel 2019) alla cifra di 1780 miliardi. Entro il 2030 i trasporti necessitano di un tasso di elettrificazione dei veicoli su strada pari almeno al 30%; l’energia rinnovabile di un’installazione di pannelli fotovoltaici su circa il 4% del parco residenziale esistente; gli edifici di un investimento annuale per i settori residenziale e commerciale-pubblico pari a 21 miliardi. Questi sforzi si tradurrebbero da qui al 2030 in una maggiore crescita del Pil pari all’8% circa ed in un aumento di 600.000 unità lavorative, stabili nel decennio. Numeri che migliorerebbero ulteriormente nel caso in cui l’Italia mirasse i suoi investimenti verso gli ambiti green a maggior contenuto tecnologico. Attraverso l’indagine statistico-econometrica, si è calcolato infatti che 7 miliardi annui di investimenti aggiuntivi in tecnologia green avanzata, rispetto agli stessi 7 miliardi investiti in tecnologia a basso contenuto innovativo, porterebbero a una crescita continua di ore lavorate e PIL, fino ad avere nel 2030 circa 400.000 occupati e circa 70 miliardi annui di PIL (il 4,1%) ulteriori.

Fonte: Economia e sostenibilità

La campagna

Un milione di firme per una legge contro la deforestazione

Sono oltre un milione le persone che hanno chiesto all’Unione Europea una nuova legge per fermare la deforestazione, un segnale forte da inviare alla Commissione europea e ai governi nazionali. Tutte queste persone vogliono essere sicure che i prodotti che acquistano siano estranei alla devastazione degli ecosistemi naturali terrestri e alle violazioni dei diritti umani subite dalle popolazioni indigene. La campagna #Together4Forests è guidata da ClientEarth, Conservation International, Environmental Investigation Agency, Greenpeace e WWF ed è sostenuta da oltre 140 organizzazioni ambientaliste. Tutti insieme incoraggiano i cittadini europei a partecipare in massa alla consultazione pubblica della Commissione europea sulla deforestazione (che si concluderà il 10 dicembre) per spingere la Commissione a presentare al Parlamento europeo una legge robusta, capace di tenere fuori dal mercato comunitario i prodotti provenienti dai paesi tropicali e sub-tropicali collegati agli incendi, alla trasformazione degli ecosistemi in campi e pascoli e alle violazioni dei diritti umani.

Fonte: Wwf

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