Tranquillo e documentato, il grande accusatore conferma ma precisa le sue accuse contro Luca Lotti. L’ex amministratore di Consip, Luigi Marroni, si è presentato alle 17 alla caserma dei Carabinieri del Reparto Operativo in via Inselci a Roma con un taxi. Con sé aveva una cartellina piena di documenti e mail. Riguardavano anche un incontro che interessava ai pm romani, quello in cui Lotti gli avrebbe svelato le indagini su Consip. Ieri c’era la Procura al gran completo a sentire i due protagonisti del caso, uno di fronte all’altro. Davanti al procuratore Giuseppe Pignatone, al sostituto Mario Palazzi e all’aggiunto Paolo Ielo, nel confronto teso con l’accusato, Marroni ha ricostruito l’incontro nel quale Luca Lotti – a suo dire – gli avrebbe rivelato l’esistenza delle indagini e delle intercettazioni.

Marroni era pronto a tirare fuori le mail tra le rispettive segreterie per fissare l’appuntamento ma non è stato necessario depositarle perché l’appuntamento non è stato negato nemmeno da Lotti. L’incontro c’è stato dunque ed è avvenuto a Largo Chigi, negli uffici della presidenza del consiglio. Durante l’incontro però, secondo Lotti, non si parlò dell’inchiesta napoletana su Consip.

La prima volta che Marroni fa il nome dell’ex ministro è il 20 dicembre 2016: quel giorno gli investigatori partenopei entrano negli uffici Consip perché Marroni sta facendo togliere le microspie piazzate su ordine dei pm napoletani Henry John Woodcock e Celeste Carrano. Marroni viene interrogato prima dai carabinieri del Noe e poi dai pm napoletani. Ai carabinieri dice: “Ho appreso in quattro differenti occasioni da Filippo Vannoni (presidente della fiorentina Publiacqua, ndr), dal generale Emanuele Saltalamacchia, dal presidente di Consip Luigi Ferrara e da Luca Lotti di essere intercettato”. Ferrara a detta di Marroni, gli disse di averlo saputo dall’ex Comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette. Versione che Ferrara, sentito dai pm romani, non conferma e verrà indagato per false informazioni ai pm. Marroni poi disse ancora ai carabinieri del Noe: “A luglio 2016 durante un incontro Luca Lotti mi informò che si trattava di un’indagine che era nata sul mio predecessore Domenico Casalino e che riguardava anche l’imprenditore campano Romeo. Delle intercettazioni ambientali nel mio ufficio l’ho saputo non ricordo se da Lotti o da un suo stretto collaboratore”.

Ai pm Woodcock e Carrano, nella sera del 20 dicembre 2016, aggiunge ancora: “Confermo che nel luglio 2016 l’onorevole Luca Lotti, che io conosco, mi ha detto di stare attento perché aveva appreso che vi era una indagine della Autorità Giudiziaria sull’imprenditore Romeo di Napoli e sul mio predecessore Casalino, dicendomi espressamente che erano state espletate operazioni di intercettazioni telefoniche e anche ambientali, mettendomi in guardia”.

Quel verbale di Marroni è stato precisato poi nei successivi due esami come persona informata dei fatti, davanti ai pm di Roma, a giugno 2017 e a gennaio 2018. Marroni ha confermato di essere stato avvertito da Lotti e ha tenuto fermo che Lotti gli parlò delle intercettazioni. Però non ha confermato che Lotti gli parlò precisamente di intercettazioni ambientali. Ecco spiegata la nota diffusa in serata da ambienti vicini a Lotti: “Il ministro Lotti ha ribadito la sua totale estraneità. Inoltre Marroni non ha fatto riferimento a cimici”. Anche il tempo della soffiata è stato precisato. Marroni aveva sostenuto che fosse avvenuta a luglio e aveva escluso il mese di agosto perché ricordava di essere in ferie. Però già nei due precedenti interrogatori, aiutandosi con le mail, ha datato la soffiata ai primi giorni di agosto, probabilmente il 3 agosto 2016, prima di partire per le vacanze.

Lotti ieri ha confermato l’incontro, ma ha negato di aver mai rivelato a Marroni alcunchè. La versione del ministro è la stessa del 27 dicembre 2016, quando si precipitò in Procura a Roma dopo che Il Fatto rivelò la sua inscrizione nel registro degli indagati per rivelazione di segreto e favoreggiamento: nulla sapeva Lotti e nulla poteva dire a Marroni. Versione ribadita ieri guardando in faccia il suo accusatore.

Adesso sarà la Procura di Roma a decidere chi mente, con evidenti conseguenze penali. Lotti rischia un processo per favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio. Il manager rischierebbe l’accusa di calunnia.

L’ex senatore dell’Italia dei Valori Luigi Li Gotti è il legale che gli è stato vicino in questi momenti difficili. Marroni dopo le sue dichiarazioni è rimasto testimone ma ha perso il suo posto in Consip per mano del Pd. Li Gotti commenta: “Il tentativo di farlo passare come una persona mendace è radicalmente fallito. Marroni ha confermato quanto detto all’autorità giudiziaria ed è rimasto testimone”. E questa non è una buona notizia per l’indagato Luca Lotti.

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