La cifra è scritta in rosso nella tabella qui sopra, in modo che tutti la possano leggere. Dunque sono 609 milioni di euro. A tanto ammonta il valore dei tre lotti della gara più grande d’Europa – 18 lotti in totale per un totale di 2 miliardi e 692 milioni di euro – vinti dal gruppo di Alfredo Romeo, indagato per associazione a delinquere e corruzione anche in relazione agli appalti Consip. In quell’indagine i pm si sono imbattuti nei rapporti di Romeo con Carlo Russo, imprenditore fiorentino amico di Tiziano Renzi, e sono spuntate anche testimonianze di un incontro del babbo dell’ex premier, non indagato, con Russo e Romeo stesso. Le notizie sull’inchiesta sono filtrate negli ambienti renziani, preoccupando anche il padre del leader del Pd.

Romeo è risultato primo in tre soli lotti su 18 mentre altri competitor come Manutencoop e Cofely se ne sono aggiudicati quattro. Però i lotti più importanti sono quelli vinti da Romeo, in testa in valore assoluto. I pm romani e napoletani stanno leggendo le carte della gara, prelevate il 20 dicembre. Al momento sono indagati solo Alfredo Romeo e un manager Consip, Marco Gasparri, per corruzione generica ex articolo 318 senza un atto specifico. Gli accertamenti però riguardano tutta la gara.

Marroni dovrà assegnare l’appalto a Romeo
In altri termini, se le ipotesi della Procura di Napoli fossero riscontrate, Romeo presunto corruttore di un manager Consip potrebbe aggiudicarsi la parte più grande della gara del secolo e ad assegnargli i tre lotti dovrebbe essere l’amministratore delegato Luigi Marroni che ha raccontato ai pm di avere danneggiato l’inchiesta rimuovendo le cimici dagli uffici della Consip in seguito a una serie di dritte in tal senso provenienti anche dal braccio destro di Matteo Renzi, il sottosegretario alla presidenza del consiglio di allora Luca Lotti. Per non parlare poi di Filippo Vannoni, anche lui un renziano (non indagato) e del comandante generale e del comandante della Toscana dei Carabinieri, Del Sette e Saltalamacchia, indagati anche loro per rivelazione di segreto e favoreggiamento.

La Consip indice nel marzo 2014 una gara per l’affidamento dei servizi di gestione negli uffici delle amministrzioni pubbliche e nelle università e negli istituti di ricerca di tutta Italia. Le buste vengono aperte nel luglio 2014. Romeo risulta primo in tre lotti: il numero 3 (Lombardia ed Emilia, senza la Romagna) da 208 milioni di euro; il numero 13 (Campania e provincia di Potenza) pari a 221 milioni, più i lotti accessori per gli immobili residuali rispetto ai lotti principali in Puglia, Calabria e Sicilia e nella provincia di Matera. In tutto fanno 609 milioni di euro per le pulizie e i servizi integrati degli immobili usati da pubbliche amministrazioni università e enti di ricerca, per due anni, rinnovabili per altri due.

Gli altri grandi vincitori sono la coop rossa leader del settore, Manutencoop, con quattro lotti per 532 milioni e la società francese Cofely, appartenente al gruppo Gdf Suez, con altri quattro lotti per 582 milioni di euro. Segue la Guerrato di Rovigo con 323 milioni di euro in due lotti, i tedeschi di Dussman con 206 milioni di euro e poi il Consorzio Leonardo con 117 milioni, il consorzio dell’artigianato bolognese Cipea con 130 milioni di euro e la Ma.Ca. di Roma sempre con un lotto da 190 milioni di euro.

L’aggiudicazione è imminente
Gli accertamenti per l’aggiudicazione a Romeo e agli altri vincitori non sono ancora terminati. In Consip giurano che non c’entra nulla la notizia dell’indagine sull’appaltone. Normali verifiche sui requisiti delle società e sugli amministratori. Certo è che per l’amministratore di Consip Luigi Marroni sarebbe imbarazzante assegnare proprio a Romeo quei tre lotti da 609 milioni. Però per legge dovrebbe farlo. Non basta certo un avviso di garanzia per associazione a delinquere o un’inchiesta per corruzione. Romeo peraltro è stato già arrestato e poi assolto una volta, sempre per un’inchiesta di Napoli.

La gara Consip sul facility management incrocia anche un’altra brutta storia, quella della gara da 1,6 miliardi per le “belle scuole” indetta dal governo Renzi. La graduatoria finale infatti della gara Fm4 da 2,7 miliardi sarebbe diversa se il Cns (altro consorzio bolognese aderente alla Legacoop, tradizionalmente rossa) non avesse risposto a Consip che non voleva mantenere ferme le sue offerte vincenti. Cns era rimasto scottato proprio nella gara sulle “bella scuole”. A dicembre del 2015 l’Antitrust aveva individuato un accordo tra Cns e Manutencoop per vincere, partecipando con una tecnica “a scacchiera” solo nei lotti in cui non era presente la coop “cugina”. Contro le multe da 110 milioni le coop hanno presentato ricorso. Secondo alcuni osservatori come Antonio Amorosi, autore del libro Coop Connection edito da Chiarelettere, ci potrebbe essere una relazione tra questa multa e la scelta di non confermare l’offerta per la seconda gara di Fm 4, ancora aperta. “Improvvisamente – scrive Amorosi – Cns si ritira da tutti i lotti vinti e viene sostituita da altri player (…) lo schema sembra proprio identico al bando della «Scuole belle» ad eccezione del ritiro di Cns dopo i solleciti di Consip”.

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