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sabato 04/03/2017

Inchiesta Consip, Tiziano Renzi pedinato e intercettato. L’autista: “Non gli telefonare”

Un’altra fuga di notizie potrebbe aver favorito l’inquisito. Renzi senior fece un incontro misterioso a Fiumicino. Poi l’invito al silenzio
Inchiesta Consip, Tiziano Renzi pedinato e intercettato. L’autista: “Non gli telefonare”

Non c’è stata solo la colossale fuga di notizie, realizzata tra luglio e novembre e raccontata dall’amministratore delegato di Consip Luigi Marroni in un verbale pubblicato dal Fatto, quello che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di Luca Lotti e dei generali dei carabinieri Tullio Del Sette ed Emanuele SaltalamacchiaIl Fatto Quotidiano è in grado di rivelare l’esistenza di una seconda fuga di notizie che non ha portato ancora a indagare nessuno ma è uno degli elementi che emergono nello scandalo Consip. Ieri nell’ambito di questa indagine è stato sentito a Roma il padre dell’ex premier, Tiziano Renzi: ha spiegato ai pm che il suo coinvolgimento “è un classico tipico caso di abuso di cognome”, per usare le parole del suo legale.

La seconda fuga di notizie, presunta e ipotizzata dagli investigatori, non ha avuto come la prima per epicentro Roma e la Consip ma Rignano sull’Arno e Tiziano Renzi insieme a Billy, l’autista del camper che portò in giro Matteo Renzi per le primarie 2012, quando il giovane di Rignano sull’Arno prometteva di cambiare l’Italia sotto la scritta “Adesso”. Quel faccione solare che sorrideva alle telecamere mentre mangiava una banana a metà con il sindaco che sfidava, perdendo, Pier Luigi Bersani, si è trasformato, o meglio è stato trasformato da qualcuno più importante di lui, in uno spifferatore che chiama di nascosto l’amico del “babbo” e lo mette in guardia delle intercettazioni.

Il 7 dicembre 2016 alle 8 di sera Roberto Bargilli, detto Billy, chiama tutto trafelato Carlo Russo, l’imprenditore di Scandicci, amico di Tiziano Renzi. Vale la pena di riportare la loro conversazione.

Bargilli: Sono Billy, l’autista del camper di Matteo.

Russo: Grande!

B: Ciao ciao.

R: Come stai?

B: Scusami, molto bene grazie, scusami, ti telefonavo…

R: Ma che scherzi.

B: Per conto di babbo…

R: Sì.

B: Mi ha detto di dirti di non chiamarlo e non mandargli messaggi.

R: Ok ok.

B: Ok mh.

R: Va bene va bene.

B: E… ok?

R: Va bene va bene.

B: Saluti buona serata a tutti.

R: Ciao grazie ciao.

A rendere inquietante questa telefonata è un dato fin qui inedito: Tiziano Renzi è stato intercettato. E le captazioni della Procura di Napoli sul suo telefono sono iniziate il 5 dicembre. La telefonata di Billy quindi arriva 2 giorni dopo l’inizio delle intercettazioni telefoniche. Un record. Tiziano Renzi era già in ansia.

Giacomo Amadori su La Verità il 6 novembre aveva scritto che era a conoscenza di un’indagine della Procura di Napoli. “Il babbo del premier, secondo due fonti della Verità, in questi giorni è preoccupato per una nuova indagine che lo riguarda. (…) Secondo i nostri testimoni la Procura è quella di Napoli. A inguaiare Renzi senior – proseguiva l’articolo – sembra che siano i rapporti commerciali con un personaggio con qualche grattacapo giudiziario. ‘Ma io quel tipo l’avrò visto una volta…’ si è lamentato babbo Tiziano con la sua cerchia più ristretta, facendo riferimento al personaggio misterioso al centro dell’inchiesta partenopea”. Probabilmente quel personaggio era l’imprenditore Alfredo Romeo, ora in carcere. L’indagine era quella che oggi sta facendo tremare il babbo di Renzi e il potere del figlio.

La soffiata del 7 dicembre veicolata da Billy è almeno la quinta. Dopo le quattro fughe di notizie veicolate da Luca Lotti, Filippo Vannoni, Emanuele Saltalamacchia e Tullio Del Sette, secondo le dichiarazioni dell’Ad di Consip Luigi Marroni. Però è la più puntuale, mirata e devastante. Difficile spiegare anche questa storia con le coincidenze. Proprio quel giorno Tiziano Renzi, di prima mattina, parte con la sua Volkswagen Tuareg da Rignano sull’Arno e punta dritto all’aeroporto di Roma Fiumicino. Non sa di essere pedinato. Entra nello scalo per incontrare una persona misteriosa che arriva a piedi da un’area non accessibile facilmente dell’aeroporto. Tiziano parla con questo personaggio vestito sportivo ma con eleganza, una sciarpa vezzosa intorno al collo, un paio di occhiali da sole da aviere. Avrà una quarantina di anni. Parla con Tiziano per 40 minuti. Poi lui torna nell’area riservata dello scalo e i militari non possono seguirlo. Tiziano Renzi risale in auto e torna a Rignano. Poche ore dopo arriva a Carlo Russo la telefonata di Billy l’autista che lo mette in guardia.

Gli investigatori sospettano fortemente che la scelta di scendere a Roma percorrendo 600 chilometri da solo, per incontrare una sola persona e parlare fitto fitto per 40 minuti, è un comportamento difficilmente spiegabile. Intanto ieri Tiziano Renzi è stato interrogato dal pm romano Paolo Ielo e dalla collega di Napoli, Celeste Carrano. Il padre dell’ex premier, indagato per traffico di influenze illecito, davanti ai magistrati ha sottolineato – come pure ha ribadito anche il suo legale, l’avvocato Federico Bagattini – che il suo coinvolgimento nell’inchiesta Consip è dovuto un abuso del suo cognome, messo in piedi dall’amico Carlo Russo.

In primis, Tiziano Renzi ha ribadito di non aver “mai preso soldi” da Alfredo Romeo. Anzi, lui l’imprenditore campano “non lo ha mai conosciuto, né ha mai avuto rapporti con lui”, tantomeno sarebbe entrato mai negli uffici della Consip. Chi lo tira in ballo è anche Luigi Marroni, ad della principale stazione appaltante: Marroni dice che Tiziano Renzi avrebbe fatto pressioni su di lui per accontentare le richieste dell’imprenditore Carlo Russo. “Le dichiarazioni di Luigi Marroni sono da valutare dal punto di vista della loro complessiva verosimiglianza”, dice l’avvocato Bagattini. Tiziano Renzi ha detto di non aver mai conosciuto Denis Verdini, mentre con l’imprenditore farmaceutico Carlo Russo ha detto di avere una frequentazione di carattere religioso.

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Cronaca
Convocato a Firenze

L’amico imprenditore non ha risposto ai magistrati

Si è avvalso della facoltà di non rispondere l’imprenditore Carlo Russo di Scandicci, amico di Tiziano Renzi e con lui indagato per traffico di influenze illecite. L’interrogatorio di Russo, uomo chiave dell’inchiesta perché secondo i pm era il tramite tra l’imprenditore Alfredo Romeo finito in carcere per corruzione e il padre dell’allora presidente del Consiglio, era stato programmato nella sede del comando provinciale dei carabinieri di Firenze. Ad attendere l’imprenditore di Scandicci c’erano il pm di Roma Mario Palazzi e quello di Napoli, Henry John Woodcock, in rappresentanza delle due Procure che lavorano congiuntamente sull’inchiesta nata nel capoluogo campano e trasferita in parte nella Capitale per competenza territoriale. “Il mio assistito risponderà ai magistrati quando conosceremo gli atti”, ha spiegato ai cronisti l’avvocato Gabriele Zanobini che difende Russo. All’imprenditore è stato notificato nei giorni scorsi un decreto di perquisizione che contiene gli estremi della contestazione. I pm Palazzi e Woodcock si sono trattenuti fino a sera a Firenze per sentire alcuni testimoni.

Frammento 0403

Cronaca

“Russo il piccoletto lo manda Lotti. Non gli rispondete”

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