Dopo il referendum bisognerà trovare un modo per non sprecare tutto questo impegno. Nelle ultime settimane ho visto l’embrione di qualcosa di nuovo, che può sfociare in un movimento, chissà…”. Lidia Menapace, classe 1924, è stata tante cose: staffetta partigiana da giovane, saggista e intellettuale di sinistra da adulta, figura di riferimento del pacifismo e del femminismo italiano, senatrice di Rifondazione comunista nel secondo governo Prodi, ma anche consigliera comunale in Campidoglio e assessora a Bolzano. Negli ultimi due mesi ha girato in lungo e in largo per la campagna referendaria del No. Risponde al telefono dalla sua casa di Bolzano: è appena tornata dalla sede Rai locale per partecipare a una trasmissione politica. “Questo sciagurato referendum revisionista ha avuto il merito di smuovere la coscienza degli italiani, era da tempo che non vedevo una simile partecipazione attorno alla politica. A ogni appuntamento ho trovato sale piene, gente attenta, domande intelligenti, voglia di muoversi e fare qualcosa”.

Nel suo tour è stata a Mestre, La Spezia, Catania, Reggio Calabria, a Padova in piazza con Moni Ovadia. E poi altre tappe in Liguria, Lombardia, Emilia, Piemonte. “Ho accettato quasi tutti gli inviti: ho viaggiato in treno, col biglietto rimborsato, e poi ci sono stati tanti compagni e compagne che mi hanno ospitato a dormire. Umanamente è stata un’esperienza straordinaria”, dice. Come si fa a non sprecare tutto questo? “In Italia in questo momento la sinistra non c’è. Non è di sinistra il Pd, che come partito non esiste più e non ha un progetto di società, e non c’è più Rifondazione. Quando penso che possa nascere qualcosa di nuovo non penso a una forza politica tradizionale – i partiti ormai non riescono più a interpretare la società complessa – ma a un nuovo modo di stare insieme”, osserva l’ex senatrice. Che non ha un gran ricordo della sua esperienza a Palazzo Madama. “Fu molto noioso e il governo Prodi cadde proprio quando s’iniziavano a vedere i primi risultati”, ricorda. Fu anche al centro di polemiche lei stessa: doveva essere eletta alla presidenza della Commissione difesa, ma per via del suo antimilitarismo il centrodestra insorse, riuscendo ad eleggere con un colpo di mano Sergio De Gregorio, strappandolo all’Idv. E proprio De Gregorio fu poi uno dei protagonisti della caduta del Professore.

La campagna elettorale, comunque, non le è piaciuta. “Renzi è scatenato, ma ha iniziato a stufare: è sempre dappertutto, la tv è interamente occupata da lui, alla faccia della par condicio. Il premier ha sbagliato a personalizzare perché così ha sfidato l’opposizione a fare il suo mestiere. Un errore che poi non ha più corretto, per colpa del suo narcisismo. Io però ho fatto questa battaglia per difendere la Costituzione, non per far cadere Renzi”.

Due gli aspetti che l’ex senatrice trova indigeribili della riforma: l’accentramento del potere nelle mani del governo e il ritorno a uno stato troppo centralista, azzerando le autonomie locali. “Io vivo a Bolzano e so quanto può essere utile l’autonomia se tutto viene ben amministrato”.

In questa campagna elettorale un ruolo importante l’ha avuto anche l’Anpi, del cui Comitato nazionale Menapace fa parte. “Non voglio rinfocolare le polemiche, dico solo che l’Anpi ha fatto un congresso il cui risultato è stato l’adesione al No. Ogni membro era poi libero di esprimere il suo dissenso come posizione personale, ma fare addirittura campagna per il Sì lo trovo poco rispettoso nei confronti di una decisione presa in modo democratico”, spiega l’ex staffetta partigiana.

Cosa succederà il 4 dicembre? “Non faccio previsioni per scaramanzia, ma, ripeto, nel mio sondaggio personale ho visto tantissime persone sul fronte del No. E, soprattutto, ho trovato un’Italia viva”. E dopo? “In questi giorni se ne leggono tante. Ma anche se Renzi si dimette non accadrà nulla, in politica ci sono sempre delle alternative…”.