C’è una Riserva naturale dove i raccoglitori di asparagi rischiano multe salate, ma dove è stato possibile costruire un resort a quattro stelle, con un incremento di cubature giustificato coi servizi igienici per 5mila persone, ovvero il gabinetto più grande d’Europa in mezzo ai campi, cancellando 26 ettari di pineta, abbattendo quindi parte del bosco, in spregio completo all’area verde protetta istituita dal ministero dell’Ambiente con decreto datato 1996.

Questa è la Riserva naturale statale del Litorale romano di Castel Fusano a Ostia, siamo in quella parte della Capitale baciata dal mare ma sfregiata dai clan mafiosi Spada, Triassi e Fasciani e con i potenti balneari che negano l’accesso libero alle spiagge. Le multe sono in agguato, nella Riserva, perché non si può danneggiare la flora raccogliendo asparagi selvatici.

Però, appunto, una serie di iter amministrativi avallati negli anni da diversi dirigenti e funzionari di Campidoglio e Regione Lazio hanno permesso l’abbattimento di almeno 70 pini e, soprattutto, la costruzione del megaresort Capitol: 5 mila posti letto, bar e ristoranti, piscine, strutture in cemento armato dove non dovrebbe esserci neppure una casetta di legno. Il pm della Procura di Roma Antonino Di Maio ha aperto un fascicolo dopo l’esposto presentato dal leader dei Verdi Angelo Bonelli.

È una storia lunga, che comincia nel lontano 2003: la Sil Campeggi di Salò chiede di poter realizzare una struttura imponente in un’area in cui sarebbe soltanto possibile la riqualificazione del vecchio camping, con bonifica e ricostruzione delle cubature che già esistevano. I lavori cominciano e nel 2007, i vigili romani, sul posto per un controllo, non credono ai propri occhi, 4430 metri quadri costruiti in più, cioè il 250 per cento rispetto al pre-esistente.

Nonostante il sequestro dell’area nel 2008 arriva il parere favorevole del Comune, firmato da Bruno Cignini, direttore del Dipartimento ambiente; Cignini nel 2015 sarà segnalato più volte alla Procura dall’allora assessore Alfonso Sabella oltre a finire nell’elenco dei 101 funzionari “impresentabili” stilato dalla commissione prefettizia dopo la scoperta di Mafia Capitale.

Nel 2012 si riparte con i lavori perché Roma Capitale accoglie la perizia giurata della Sil, certificando che le cubature in eccesso erano dovute alla “realizzazione di servizi igienici in forza dell’utenza prevista” di 5 mila persone. E non è tutto, nel 2011 nel frattempo era arrivata anche la Valutazione d’impatto ambientale della Regione Lazio: via libera perché – nonostante rimangano in vigore le misure di salvaguardia dettate dal decreto del ministero dell’Ambiente – “tuttavia secondo il disposto della Giunta comunale del 10 novembre 2000 l’area del Capitol è classificata con un livello di tutela orientata alla promozione economica e sociale, che prevede un minor livello di tutela”. Cioè, la Regione ammette che la zona sarebbe tutelata per decreto ministeriale, ma preferisce riferirsi a un dispositivo della giunta Rutelli poi adottato nel 2004 in piena era Veltroni ma mai approvato dal ministero dell’Ambiente e, quindi, senza alcun valore giuridico.

Segue invio sul luogo dell’allora direttore tecnico del Municipio di Ostia Lido, Aldo Papalini, che nel 2013 certifica: “Non sono stati rilevati lavori edilizi in corso, né è emerso nulla di rilevante da riscontrare”.

Il funzionario non si accorge dell’enorme resort per 5 mila paganti in costruzione, d’altra parte si tratta di quel Papalini che un anno più tardi sarà arrestato, prima di Mafia Capitale, nell’ambito di un’inchiesta su tangenti e appalti per gli stabilimenti balneari e che poteva permettersi di girare nella ztl del centro di Roma con un pass intestato al boss di Ostia, Carmine Fasciani. Intanto il Capitol è ormai quasi completato e accetta già le prenotazioni. Bonelli dei Verdi, oltre ad aver presentato l’esposto in Procura, un mese fa ha scritto anche al ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti: finora, nessuna risposta.