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lunedì 31/10/2016

“Sei”, la consulenza “evoluta”: risultati incerti ma con maxi-commissioni

I consigli sulla gestione dovrebbero essere personalizzati, ma ci pensa un software. La banca non rischia mai incassa

Un lettore m’inoltra indignato (e sono sempre grato di tali segnalazioni) una sconcertante proposta di Fideuram, rete di vendita porta a porta di Banca Intesa Sanpaolo. Si tratta di “Sei, il servizio di consulenza evoluta” a leggere come pomposamente si definisce. Merita approfondire, perché la cosiddetta consulenza è la nuova frontiera dell’industria parassitaria del risparmio gestito. Il cliente paga per consigli che gli vengono forniti sul suo patrimonio. Consigli gabellati per personalizzati. E già questa è la solita vanteria pubblicitaria. Non può infatti essere tale un servizio rifilato a 67.000 clienti per complessivi 32 miliardi di euro, per giunta “supportato da software realizzati ad hoc” che vuol dire automatizzato.

Il servizio Sei, in particolare, addossa al cliente costi micidiali. Dai documenti ricevuti risulta che un povero ingenuo, con 100 mila euro “in consulenza”, paga per il primo anno 3.900 euro ovvero il 3,9 per cento. Quali prodigiose dritte gli frutteranno mai almeno così tanto?

Se poi riescono ad accalappiare uno più ricco, ma ugualmente sprovveduto, con 5 milioni, venditore e banca si spartiscono la bellezza di 50 mila euro. Ma cosa ci si può aspettare però da una banca che non è neppure riuscita a difendere il valore delle proprie azioni?

Sulla stessa linea d’onda le banche svizzere che facilmente prendono l’1 per cento di cosiddetta consulenza. Come dire? Un’imposta volontaria a chi poi inveisce per il bollo fiscale dello 0,2 per cento. Tutto ciò senza nessun rischio per banche o sim (società di intermediazione del risparmio), come sempre nell’ambito del risparmio gestito. Quanto si paga è poi tutto sganciato dall’efficacia dei consigli. Anzi, tali servizi sono la soluzione ideale per sfuggire all’obbligo di parametri di valutazione (benchmark), previsto in genere per fondi e gestioni. Ma il rischio maggiore è un altro.

Perché mai un venditore o dipendente non dovrebbe consigliare al cliente ciò su cui la banca e quindi lui stesso guadagna di più? Ovvero ciò che danneggia di più il cliente, essendo la finanza un gioco a somma nulla? Avanti quindi con fondi comuni o certificati! Che possono essere della stessa ditta o anche di altri emittenti, ovvero di quelli che rigirano più commissioni a chi glieli piazza, in un modo o nell’altro.

Oggi, 31 ottobre, è la giornata del risparmio. Incominciamo col risparmiare in consulenze in linea di principio inutili e potenzialmente dannose.

 

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