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martedì 04/07/2017

M5S va alla guerra in Ue. “No al Fiscal compact”

Il convegno - Grillo e Casaleggio contro “la truffa morale”
M5S va alla guerra in Ue. “No al Fiscal compact”

L’assalto al Fiscal compact, benedetto dai capi Beppe Grillo e Davide Casaleggio, così da lanciare la battaglia per un’Europa diversa. C’è un nuovo Fisco, nel programma in votazione sul web, e non solo. Perché il M5S pensa pure a una tassa per i super-ricchi, l’1 per cento dei contribuenti. “Ma guai a chiamarla patrimoniale, non c’entra” giurano. Precisazioni, nel giorno in cui i 5 Stelle lanciano il loro nuovo “no” all’austerità alla tedesca, anche per non farsi scavalcare sul tema da Matteo Renzi, europeista a giorni alterni. L’occasione è un convegno alla Camera, “Il debito pubblico italiano nell’eurozona”, organizzato dal M5S assieme a economisti di fiducia. Una giornata per discutere di come gestire il debito nazionale nei prossimi anni, in cui si materializzano esperti e docenti universitari italiani e stranieri, in gran parte tedeschi, tra cui Jochen Andritzky, il capo del Consiglio tedesco degli esperti economici, di fatto i consulenti di Angela Merkel. A coordinare i lavori però è l’economista Marcello Minenna, dirigente della Consob ed ex assessore al Bilancio del Comune di Roma, che a settembre uscì sbattendo la porta dalla giunta Raggi.

Ma la ferita è da tempo ricucita. E Minenna, già al convegno della Casaleggio a Ivrea in aprile, ride e parla fitto con Luigi Di Maio, che pure a suo tempo accusò di “averlo lasciato solo”. E sono sorrisi anche con Davide Casaleggio, in prima fila. Nella pausa pranzo il figlio di Gianroberto si sottopone a strette di mano e a un paio di selfie. “Parte da qui la fila per parlare con Casaleggio?” chiede una signora, mentre una donna gli confida: “Ho preso un permesso al ministero per essere qui”. Scene da una coda, per il manager che prova a essere anche un politico. Mentre lì accanto si aggira l’avvocato Luca Lanzalone, da lui voluto alla presidenza dell’Acea (la municipalizzata romana di acqua e luce). Ovviamente si parla molto di euro, da cui il M5S non vuole più uscire, se non come “extrema ratio” (Di Maio). Però l’obiettivo è ricordare che il Movimento vuole un’Europa diversa. Così il piatto forte è l’attacco al Fiscal compact, il trattato europeo da lacrime e sangue per la riduzione del debito. A demolirlo è Minenna, in più interventi. E a rinforzo nel pomeriggio, a sorpresa, arriva anche Grillo. E così parte l’attacco congiunto, con Casaleggio che, incredibile, parla alle telecamere: “L’euro ha un problema strutturale che può essere risolto in molti modi. Dovremo prendere diverse decisioni, e un tema che dovrà essere sul tavolo sarà anche il Fiscal compact”. A picchiare dritto provvede Grillo, che prima gioca con i cronisti (“Vi salto addosso come Trump”), e poi si fa serio: “Il fiscal compact è una truffa semantica e morale: 50 miliardi all’anno per 20 anni che cosa significa? Poi se vai a vedere gli allegati, con i regolamenti cambiano i trattati con delle appendici… Le appendici trasformano tutti i trattati, quindi noi dobbiamo ridiscutere tutte queste cose. Ma lo stava spiegando Minenna molto bene”. E allora si torna all’economista, che parla amabilmente anche con Grillo. E poi teorizza: “Si può chiedere un’interpretazione autentica alla Corte di giustizia europea sul Fiscal compact, che va ratificato a fine anno. A mio avviso si possono trovare profili di irregolarità formale, contrari ai principi europei”.

Più tardi, una fonte di peso del M5S spiegherà: “Su questo Minenna ha parlato a titolo personale”. Però pesano, le parole dell’economista. Difficilmente farà il ministro in un governo a 5Stelle. Ma è già un consulente di riferimento, e potrebbe giocarsela come futuro capo della Consob. Nell’attesa, il M5S lavora ai suoi progetti. Tra cui un nuovo Fisco, “nel quale i contribuenti siano veramente informati e non strangolati dagli interessi di mora”. E con una top one, un’imposta per i super ricchi, forse solo sui redditi. Mentre le altre aliquote non verranno toccate, almeno all’inizio. E resta l’ipotesi di una banca pubblica, che finanzi “le imprese e gli asset strategici dello Stato”.

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