All’indomani della revoca di Carla Raineri e degli addii dell’assessore Marcello Minenna e dei vertici delle municipalizzate Ama e Atac, la giunta di Virginia Raggi si trova di fronte a un nuovo problema: Paola Muraro, assessore all’Ambiente finita al centro delle polemiche per le consulenze avute con l’Ama per 12 anni e fino a giugno scorso per un totale di incassi pari a 1,1 milioni di euro lordi. L’assessore – impegnato ieri a scegliere il futuro manager della municipalizzata dei rifiuti romana – in realtà è lei stessa la prossima grana della nuova amministrazione di Roma.

Lunedi 5 settembre, sia Muraro e che Raggi saranno sentite dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e gli illeciti ambientali. Si tratta di una convocazione che rappresenta uno snodo politico e giudiziario. La commissione Ecomafie, infatti, ha gli stessi poteri della magistratura: “Procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria”, dice il regolamento. Quindi, qualora l’assessore all’Ambiente dovesse essere indagata (ma al momento non ha ricevuto nessun atto dalla Procura) potrebbe decidere di presentarsi davanti ai commissari accompagnata dal suo avvocato.

Recita l’articolo 14 del regolamento della commissione: “Le persone sottoposte a indagini (…) sono sentite liberamente e hanno facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia”. Se deciderà di farsi accompagnare o meno dal suo legale, l’avvocato romano Salvatore Sciullo, si saprà solo lunedì. La sua audizione però – è un fatto già noto – verrà subito acquisita dalla Procura di Roma che da mesi (e quindi ben prima che Muraro diventasse assessore) lavora a un’inchiesta sul sistema di gestione dei rifiuti a Roma.

Uno dei filoni d’indagine riguarda gli impianti di trattamento della “monnezza” di Roma: i due del Colari (riconducibile al “ras” dei rifiuti romani Manlio Cerroni) a Malagrotta e i due di Ama (uno a Rocca Cencia, l’altro a Salaria), realizzati dalla Sorain Cecchini Ambiente, ancora del gruppo Colari (che, peraltro, ha costruito anche gli altri due). Il sospetto dei pm, semplificando, è che gli scarti di lavorazione dei rifiuti non siano conformi alle autorizzazioni e ai limiti fissati per legge.

L’impianto di Rocca Cencia, in particolare, è stato al centro delle polemiche tra Muraro – che da consulente era responsabile dei controlli – e l’ex numero uno di Ama Fortini: quest’ultimo aveva smesso di servirsi del Tmb di Rocca Cencia, mentre l’assessore aveva chiesto – a voce e per iscritto – di riattivare il rapporto tra l’Ama e l’impianto di cui lei stessa s’era occupata. Ne erano seguite accuse di “conflitto di interessi” e, alla fine, la sostituzione di Fortini. Curiosamente, l’ex manager dei rifiuti era stato audito in commissione Ecomafie giusto il 2 agosto: anche quelle dichiarazioni sono state subito acquisite dai pm.

Proprio a Rocca Cencia, gli uomini del Noe dei carabinieri hanno fatto una serie di perquisizioni il 26 luglio, quando hanno acquisito la documentazione relativa al funzionamento dell’impianto (altri documenti sono stati sequestrati nella sede di Ama).

Un deciso impulso alle indagini della Procura di Roma è stato dato proprio dall’ex presidente di Ama Fortini. Le sue accuse sono state ad ampio raggio: nel corso di un interrogatorio come persona informata dei fatti ha consegnato ai magistrati della Capitale 14 dossier in cui viene passato al setaccio anche il ruolo di funzionari e dirigenti di vari settori che avrebbero contribuito a logorare l’Ama. “Ho rappresentato una situazione anomala e per certi versi stravagante”, ha detto Fortini una volta uscito dalla Procura. In sostanza, c’erano buchi nella documentazione: “Mai un contratto tra Ama e Colari per l’uso del tritovagliatore di Rocca Cencia, mai una gara d’appalto”.

Nei giorni seguenti, non ha risparmiato neanche Muraro: “Perché – disse ad Agorà su Rai3 – non andò in Procura se era a conoscenza di truffe? Perché è andata con la sindaca Raggi a Rocca Cencia (il riferimento è di un blitz fatto dall’assessore e dal sindaco nell’impianto, ndr) e non al Salario? Lì c’è un’inchiesta che potrebbe riguardarla, al Salario no”. E ancora: “È in atto un golpe per togliere di mezzo chi in Ama crea ostacolo a disegni che sono molto evidenti”.

Anche alle accuse di Fortini, Muraro risponderà lunedì in Commissione Ecomafie. Ha già preparato tutta la documentazione da consegnare e una relazione, che verrà acquisita dai pm romani titolari dell’inchiesta sui vari impianti Tmb.