La Rete è una brutta bestia, Twitter un covo di rancorosi: Ernesto Carbone se lo sarebbe dovuto aspettare. Lo scorso 17 aprile, quando il referendum sulle trivelle, ostacolato dalla maggioranza del Pd, fallì senza raggiungere il quorum, il deputato super-renziano ebbe la brillante idea di rivolgere una sonora pernacchia digitale a chi era andato a votare. Con la maturità di un politico navigato e la classe di un lord democratico, Ernesto si rivolse agli sconfitti con l’hashtag #ciaone. Un gesto effettivamente indimenticabile: ieri notte, mano a mano che exit poll e proiezioni stendevano un velo pietoso sui mille giorni del governo renziano, chi era stato deriso ad aprile si è ricordato di lui. L’indirizzo twitter di Carbone è stato preso d’assalto: decine e decine e decine di messaggi; la pernacchia referendaria è stata restituita al legittimo proprietario. Amorevoli gesti dell’ombrello, cancelletti impazziti, sberleffi di ogni genere: un unico, fragoroso #Ciaone collettivo. Il povero Ernesto si è chiuso in un silenzio dignitoso, quanto tardivo. S’è limitato a rilanciare il tweet di Matteo Renzi che preludeva alla conferenza stampa d’addio. Per studiare una risposta all’altezza, presto potrebbe avere un sacco di tempo libero.