Roberto Saviano, alias Gomorra, non ha bisogno di presentazioni. Negli ultimi dieci anni a renderlo famoso c’ha pensato la camorra dei boss Bidognetti e Iovine con l’attenzione dedicata alla sua vita.

Roberto è uno straordinario scrittore con una capacità unica di usare la parola. Per impegno civile e per forza, passando da una caserma all’altra, ha fatto della legalità la sua vita.

Chi aveva mai sentito parlare di Casal di Principe e dei casalesi prima della pubblicazione di Gomorra? Fino a dieci anni fa, la camorra era raccontata soprattutto come fatto locale, riuscendo così a rimanere nell’ombra, gestendo: racket, lavoro e droghe, infiltrando uomini nelle istituzioni locali e nazionali nulla da far invidia a mafia e ‘ndrangheta.

Saviano è un intellettuale, libero, non disponibile nei confronti della politica, una spina al fianco per chi ha avuto la faccia tosta come B. di dire: “In tre anni sconfiggeremo la mafia”, o come Renzi: “La mafia è stata piegata”.

Vi è l’ennesimo personaggio, il senatore Vincenzo D’Anna, che in radio, grazie anche all’ingenuità dei conduttori, lo ha vigliaccamente attaccato per farsi pubblicità. D’Anna, prima con l’ex Cavaliere oggi con Verdini, è noto solo per essere stato sospeso dal presidente Grasso per gesti sessisti nei confronti della collega del M5S Barbara Lezzi.

Su di lui ha l’obbligo di intervenire la Presidenza del Consiglio, lasciando da parte le recenti polemiche con Saviano, qui è in gioco la sicurezza dello scrittore e la fiducia nell’istituzione. D’Anna ha rivelato alla Zanzara informazioni che potrebbero essere più che sensibili sui movimenti di Saviano.

Il senatore è un disco rotto: via la scorta, professionista dell’antimafia. Perché, invece di parlare di Saviano, non racconta di Nicola Cosentino, il suo capo politico in Campania, accusato di corruzione e di aver aiutato i casalesi?