La procura belga ha rigettato la domanda di estradizione di Madrid per gli ex consiglieri Comín, Puig e Serret, perché non corretta da un punto di vista formale. L’irregolarità risiede nel fatto che il nuovo mandato di cattura europeo è stato spiccato senza aver emesso prima quello sul territorio nazionale. Cessa così uno dei 4 procedimenti giudiziari in Europa promossi dalla giustizia spagnola nell’ambito della maxi-causa contro l’indipendentismo catalano. Un colpo che potrebbe essere definitivo sul teorema accusatorio, dopo la batosta inferta ad aprile dalla giustizia tedesca che non ha accolto l’estradizione di Puigdemont per ribellione, non riscontrandone gli estremi criminali.

Gli avvocati sono concordi nel sostenere sia l’intero impianto processuale a non reggere, perché si fonda sul presupposto di una violenza inesistente. Il costituzionalista Pérez Royo è convinto che, per quanto retti da ordinamenti giuridici distinti, i 4 paesi ove si sono esiliati i 7 dirigenti catalani, si muovono osservandosi l’un l’altro, nella consapevolezza che l’ordinanza non può rappresentare una base comune a livello europeo. Sia Germania che Regno Unito hanno chiesto ulteriore documentazione a Madrid per sostanziare le accuse formulate nei confronti rispettivamente di Puigdemont e Ponsatí. La Svizzera non ha ancora iniziato il procedimento nei confronti della segretaria di Esquerra Republicana Rovira e dell’ex deputata di Candidatura d’Unitat Popular Gabriel, per la quale non vi è richiesta d’estradizione perché accusata di disobbedienza.

La situazione sta diventando imbarazzante per Madrid che si accontenterebbe di processare Puigdemont per sedizione, reato punito con pene inferiori. Mentre non riesce a dimostrare neppure l’accusa di malversazione dei fondi pubblici per la celebrazione del referendum del 1° ottobre. Tanto che, in una sorta di gara tra i partiti costituzionalisti, il leader socialista Sánchez propone una riforma del delitto di ribellione che contempli il caso di un tentativo di secessione senza golpe né violenza, riconoscendo perciò che nella vicenda catalana non ci furono né l’uno né l’altra. Eppure 9 persone sono in carcere: 7 mesi scaduti ieri nel caso dei Jordis.