Giovanni Calabrò, alias “il Marchese del Grillo”, come l’ha ribattezzato la Procura di Busto Arsizio nelle indagini sul crac Algol-Azzurra Air “aderisce alla ricostruzione della signora Berlusconi confermando la casualità dell’incontro a Montecarlo”, come si legge in una nota. Calabrò, forse per galanteria, evita di specificare se si sia trattato di un solo incontro o di 3 o 4 serate passate in letizia in un locale del Principato, come aveva dichiarato nella sua intervista al mensile Fq Millennium. Che, uscita in edicola sabato aveva provocato una nota di casa Fininvest con cui Marina Berlusconi, ha riconosciuto di aver incontrato Calabrò di cui ha subito ricordato, seppure a distanza di “parecchi anni”, un “unico breve incontro casuale”, mentre era “in compagnia del marito in un locale pubblico di Montecarlo.” Silenzio, invece, da Berlusconi padre che, come dichiarato ancora da Calabrò, avrebbe fatto ricorso ai servigi del “marchese” per riallacciare i rapporti con il presidente turco Erdogan. E pure dal governatore della Liguria, Giovanni Toti, che in una conversazione con Fq Millennium aveva derubricato a conoscenza l’amicizia – a suo tempo ostentata – con il controverso imprenditore calabrese condannato in via definitiva per la bancarotta Algol. Nella sua breve nota Calabrò tiene poi a ribadire di non aver “mai avuto rapporti con quel ramo della famiglia” pesantemente coinvolto in vicende di ’ndrangheta e non contesta nulla della ricostruzione delle sue vicende – giudiziarie e non – fatta dal nostro mensile, a partire dal valore del nichel che ha dato a pegno al Comune di Roma a garanzia di un debito da 38 milioni. Nichel che è stato anche venduto a caro prezzo a un imprenditore vicentino dei rifiuti che a causa delle sue brame speculative ha finito con il perdere l’azienda.