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lunedì 18/12/2017

Banche, Renzi scrive la sua verità e sgancia altre bombe su Visco

La replica del leader del Pd all’articolo del “Fatto” sui temi che la commissione solleverà con il governatore
Banche, Renzi  scrive la sua verità e sgancia altre bombe su Visco

Caro Direttore, l’articolo di Giorgio Meletti di ieri l’altro sembra profeticamente anticipare questioni oggetto di prossime audizioni della Commissione di Inchiesta sulle Banche. Spero di aiutare i Suoi lettori facendo chiarezza

1) Se membri di Banca d’Italia o Consob hanno mentito in Commissione – o più banalmente si sono contraddetti – sarà verificato alla fine dei lavori. L’obiettivo del Pd è migliorare l’efficacia della vigilanza e dei controlli. Che qualcosa non abbia funzionato è evidente: individuare i problemi non nasce da quella che Il Fatto chiama “la battaglia finale contro Banca d’Italia”, ma dal bisogno di aiutare i risparmiatori e i correntisti. E questo è il motivo per cui rivendichiamo la nascita di questa Commissione.

2)Molti membri del Governo hanno lavorato gomito a gomito coi vertici di Banca d’Italia per risolvere varie crisi bancarie di questi anni. A Roma come a Bruxelles e a Francoforte si sono svolti incontri per approfondire, informare, collaborare sullo stato dell’arte sia con il Governatore che con membri del Direttorio. Si è trattato di un lavoro istituzionalmente ineccepibile, finalizzato ad affrontare la crisi delle quattro banche (tra cui Etruria) ma anche tutte le altre. Nessuno dei ministri che ha avuto numerosi rapporti con il mondo del credito, compreso il ministro Boschi, ha mai fatto pressione né difeso interessi privati: sostenere il contrario significa mentire. Renzi ha scelto di non rendere pubblici i suoi incontri con vertici istituzionali quali il Presidente della Repubblica o il Governatore di Banca d’Italia o il vicepresidente del Csm neanche nel libro “Avanti” per una naturale esigenza di rispetto istituzionale: ove ciò fosse reso necessario, non avrebbe alcun problema a parlarne nel dettaglio.

3) Il limite di attivi patrimoniali non fu abbassato per agevolare Banca Etruria. Ciò che spesso si dimentica – in modo clamoroso – è che Banca Etruria aveva già avviato la trasformazione in Spa. E dunque il Decreto Legge era inutile per l’istituto di Arezzo. Tra le tante menzogne di questa discussione, l’idea che la riforma delle Popolari fosse finalizzata a aiutare Banca Etruria è la più semplice da verificare.

4) La scelta di abbassare il limite viceversa ha acceso un importante dibattito per la situazione di Banca Popolare di Bari. Sulle cui acquisizioni precedenti potrebbe essere interessante – in varie sedi – aprire un approfondimento. Ma di cui sicuramente i vertici di Banca d’Italia sono più informati dell’allora Governo Renzi.

5) Il Decreto Legge nacque dalle ragioni costituzionali di necessità e urgenza riconosciute dal controfirmatario della Legge, l’allora Presidente della Repubblica supplente Pietro Grasso. Politicamente fu spiegato anche come strumento in grado di superare l’ostruzionismo parlamentare che su questo settore aveva già fatto fallire un analogo tentativo guidato da Carlo Azeglio Ciampi e Mario Draghi nel 1998.

6) I movimenti delle azioni di Etruria furono oggetto dei controlli della Consob. Sul punto Renzi è stato sentito come testimone dal Procuratore della Repubblica di Roma, Pignatone. Niente è stato eccepito nei suoi confronti. Renzi non ha mai avuto azioni di Banca Etruria. Il ministro Boschi ha reso edotto il Parlamento delle azioni sue e della sua famiglia (circa diecimila euro, persi come accaduto a tutti gli altri azionisti) nella discussione sul voto di sfiducia che ha confermato – per filo e per segno – in tutte le sue successive dichiarazioni. Dopo due anni di polemica ossessiva nessuno ha mai smentito le frasi della Boschi in Parlamento.

7) Palazzo Chigi fu informato dalla decisione di commissariare Banca Etruria come in tutti i casi di commissariamento e con la consueta strettissima collaborazione tra Palazzo Chigi e il Mef. I nomi dei commissari furono scelti da Banca d’Italia come prevede la legge senza alcuna interferenza o pressione di nessuno.

8) Nessun dirigente di JP Morgan ha mai posto a Renzi la necessità di sostituire Viola con Morelli. Sulla vicenda specifica, giova ricordare che Marco Carrai ha aperto un’azione di risarcimento danni in sede civile nei confronti del direttore Ferruccio de Bortoli per alcune frasi di quest’ultimo su ciò che avvenne nelle ore della sostituzione al vertice di Siena. Azione che è ancora in corso.

9) Su Mps – di cui sarebbe interessante parlare sin dai tempi delle acquisizioni di Banca 121 o di Antonveneta – l’unico collegamento con il referendum costituzionale è stata la decisione di un soggetto finanziario del Qatar di annunciare formalmente il ritiro dall’aumento di capitale Mps in ragione delle mutate prospettive di stabilità politico istituzionale del Paese. Tale decisione venne annunciata in un comunicato stampa nella settimana successiva al 4 dicembre 2016.

10) Anche nel 2016 la collaborazione tra Palazzo Chigi e Mef con Banca d’Italia è stata ispirata a principi di massima correttezza istituzionale. A cominciare dalla delicata vicenda di Atlante. Dopo il commissariamento di Etruria non vi è stata alcuna tensione.

È del tutto evidente che vi è una sproporzione gigantesca tra l’attenzione rivolta al caso Etruria e le dimensioni del dissesto di questa banca, specie se comparato alle perdite degli altri istituti bancari italiani. Infatti, chiunque può appurare che tra il 2011 e il 2016 Etruria ha perso a bilancio circa 760 milioni di euro contro circa 43-44 miliardi di euro complessivi di tutte le banche italiane che negli ultimi anni hanno avuto criticità. Cioè, in termini relativi il caso Etruria pesa poco più dell’1,5% della somma delle perdite a bilancio delle banche italiane più critiche nel periodo 2011-16. Senza contare che Etruria era una Popolare quotata, quindi il suo valore in borsa era sempre monitorabile dagli azionisti, mentre le due Popolari venete non quotate hanno azzerato pressoché di colpo i valori precedentemente gonfiati a dismisura delle loro azioni.

Spero di averla aiutato, caro Direttore, a chiarire alcuni punti di una vicenda che nata per affrontare i veri problemi del sistema di vigilanza sulle banche sembra essere diventata più oggetto di una battaglia elettorale. Nessuno di noi ha paura della trasparenza più assoluta come spero di averLe dimostrato con questa puntualizzazione.

 

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