Il Fatto di domani. La pace non fa notizia: la staffetta per l’umanità oscurata da media e giornali. Il piano Ue per sanzionare la Cina e l’impatto sui negoziati

Di FQ Extra
8 Maggio 2023

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L’UE PENSA DI SANZIONARE LE AZIENDE CINESI: “CONTRO LA TRIANGOLAZIONE CON MOSCA”, O CONTRO LA CINA? Bruxelles ha proposto di sanzionare le società cinesi per il sostegno accordato alla macchina da guerra russa, per la prima volta dall’inizio dell’aggressione dell’Ucraina: lo riportava il Financial Times, precisando anche che Pechino non l’ha presa bene. Nel mirino ci sono sette aziende cinesi che producono attrezzature ed elementi tecnologici (semiconduttori, radar, droni, sistemi radio ecc) utilizzabili negli armamenti, alcune di queste aziende sono già state colpite dalle sanzioni degli Stati Uniti. La bozza della Commissione europea è stata inviata agli Stati membri venerdì e verrà discussa nella riunione degli ambasciatori dei 27 mercoledì prossimo. La preoccupazione dell’Ue, che ha già varato dieci pacchetti di sanzioni, è la cosiddetta triangolazione, ossia la possibilità di aggirare i veti occidentali sull’export verso Mosca usando Paesi terzi come vettori, eventualità che è già stata verificata nei commerci di petrolio, chip e tecnologia. La Cina non è l’unico Paese sotto esame: nel nuovo pacchetto si parla anche di Iran, Armenia e Turchia, per esempio. Sul Fatto di domani vedremo i dettagli, mettendo anche in luce le ricadute diplomatiche dell’annuncio europeo. La tempistica sembra in contrasto con gli sforzi di riapertura di dialogo tra Russia e Ucraina attraverso l’intermediazione della Cina, consumati in questi giorni. Un analista come l’ex segretario di Stato americano Henry Kissinger ha affermato per esempio, parlando alla Cbs, che l’iniziativa di Pechino potrebbe portare a una soluzione della crisi ucraina entro la fine dell’anno. Leggerete anche i nostri aggiornamenti dal fronte. Nella regione russa di Belgorod, a quattro chilometri dal confine ucraino, le autorità locali hanno riferito di massicci bombardamenti da parte ucraina, dopo i pesanti raid russi della notte scorsa contro Kiev e Odessa.


IL SILENZIO STAMPA SULLA MARCIA DEI PACIFISTI. PARLA CACCIARI. Quattromila chilometri da Aosta a Lampedusa e migliaia di persone unite nella richiesta di pace e nel rifiuto delle armi. La staffetta dell’umanità organizzata ieri da una rete di associazioni su impulso di Michele Santoro è stata considerata una missione compiuta dagli organizzatori. Ma sui media mainstream, salvo poche eccezioni, è come se non fosse mai esistita. Sul Fatto di domani continueremo a dare visibilità alle istanze del popolo che rifiuta la guerra e chiede maggiori sforzi di dialogo in Ucraina, con un’intervista a Massimo Cacciari.


RIFORME, LA DESTRA DETTA LA LINEA: AVANTI ANCHE SENZA OPPOSIZIONI. L’aveva annunciato ieri il ministro degli Esteri Tajani ospite di Lucia Annunziata: “Le riforme sono parte del nostro programma. Se l’opposizione dice no, andremo avanti, poi ci saranno i referendum e decideranno i cittadini”. Lo ha ribadito oggi dalle colonne del Corriere il collega delle Autonomie, Roberto Calderoli: “Se il loro ruolo vuole essere esercitato soltanto come diritto di veto, non ce l’hanno. Se hanno maturato il lutto per la sconfitta elettorale, bene. Se no, se ne riparla tra 5 anni”. E ancora, lo ha rimarcato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Ciriani: “ Se ci sarà un niet, chiaramente andremo avanti da soli”. Insomma, alla vigilia del tavolo convocato da Giorgia Meloni a Montecitorio, la maggioranza di governo si mostra apparentemente compatta sulle riforme costituzionali, presidenzialismo e autonomia. Temi su cui la leader del Pd Elly Schlein ha convocato stamani una segreteria, al termine della quale, oltre a confermare il no a presidenzialismo o premierato, ha accusato il governo di cercare alibi per non parlare dei veri problemi del Paese. La segretaria Pd, come anche il leader del M5S Conte, guiderà in prima persona la delegazione a colloquio con la premier. Per capire se la nuova bicamerale è morta ancor prima di nascere, bisognerà quindi aspettare le 12,30 di domani, quando inizieranno gli incontri alla Camera (consultazioni lampo, giusto un pomeriggio di tempo). Sarà l’occasione anche per verificare la tenuta della maggioranza, al cui interno le posizioni – come abbiamo scritto – sono ancora molto distanti.


RAI, A FUORTES LA NORMA AD PERSONAM NON BASTA: SI DIMETTE E ANNUNCIA “NON VADO AL SAN CARLO”. Adesso Fuortes si gioca la carta della dignità, dopo essere stato accuratamente in silenzio per settimane mentre si decideva il futuro della dirigenza Rai. Il governo gli ha liberato il posto al Teatro San Carlo di Napoli con una norma ad personam, quella sul pensionamento obbligatorio dei dirigenti delle fondazioni pubbliche a 70 anni, che sarà pubblicata domani in Gazzetta Ufficiale, ma lui accompagna le dimissioni ufficializzate oggi al Ministero dell’Economia con un comunicato in cui rivendica “la libertà delle scelte” come “elemento imprescindibile dell’etica di un’azienda pubblica” e denuncia lo “scontro politico” in atto sulla sua persona. Non solo, a Repubblica fa trapelare che la direzione del San Carlo neanche la vuole. Le reazioni della politica sono opposte: per Matteo Salvini è una libera scelta, per Maurizio Gasparri una decisione positiva, per Francesco Lollobrigida una notizia inattesa. La maggioranza nega di aver fatto pressioni per l’addio, l’opposizione invece chiede all’amministratore delegato dimissionario di chiarire da chi e come le ha ricevute, e che si discuta della questione in commissione di vigilanza. A Viale Mazzini intanto scatterà presto un nuovo valzer di poltrone. Non solo per il posto di Fuortes, dove in pole position c’è l’attuale direttore di RadioRai Roberto Sergio, ma anche per i vertici dei telegiornali: vedremo pesi ed equilibri sul Fatto di domani. La marcia delle nomine del governo non si ferma qui. Presto, infatti, andrà deciso il nome del nuovo comandante della Guardia di Finanza e anche ufficializzati i sostituti di Pasquale Tridico e Franco Bettoni, rispettivamente all’Inps e all’Inail. Lega e FdI trattano, ma lo scontro è anche interno alle correnti dei vari partiti di maggioranza.


LE ALTRE NOTIZIE CHE TROVERETE

Il tonfo industriale tedesco. A marzo la produzione industriale tedesca ha registrato un calo del 3,4% rispetto al mese precedente. Il dato è peggiore delle stime, gli economisti si attendevano un -1,5%. Il calo di marzo segue un aumento della produzione del 2,1% a febbraio.

Israele, l’Ue cancella ricevimento con Ben Gvir. “Non vogliamo offrire una piattaforma a qualcuno le cui opinioni contraddicono i valori rappresentati della Ue”: con questa motivazione la rappresentanza europea in Israele ha cancellato la cerimonia diplomatica prevista per domani per la festa dell’Europa alla quale avrebbe dovuto partecipare il ministro della Sicurezza nazionale, esponente dell’estrema destra. Che per tutta risposta ha parlato di “vergogna” per un’Europa che “tappa la bocca”.

Graviano e quelle parole in carcere. Una nuova puntata esclusiva del nostro Marco Lillo sull’indagine di Firenze sui mandanti delle stragi.


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Criptovalute, arrivano le prime condanne per insider trading

di Nicola Borzi

Il 3 maggio, per la prima volta nella storia del settore cripto, un manager di una società attiva nel settore della distributed legder technology è stato condannato per insider trading. Un ex product manager di OpenSea, il più grande mercato al mondo di token non fungibili (Nft), è stato condannato per frode e riciclaggio di denaro per aver usato informazioni privilegiate su quali Nft sarebbero stati presenti sull’homepage di OpenSea. Nathaniel Chastain è stato accusato di aver acquistato anticipatamente, sulla base delle informazioni riservate in suo possesso, gli Nft che aveva deciso di pubblicare sul sito web di OpenSea e di averli venduti poco dopo la loro pubblicazione in homepage.

Questo “giochetto” gli aveva permesso di guadagnare profitti illegali per oltre 50mila dollari, in quello che i pubblici ministeri della Procura federale di Manhattan hanno descritto come “il primo caso di insider trading che coinvolge asset digitali”. Chastain si era dichiarato non colpevole. I suoi avvocati hanno sostenuto che OpenSea non avesse indicato la conoscenza di quali Nft sarebbero stati presentati sulla sua home page tra le informazioni riservate dal punto di vista legale nel periodo durante il quale il manager lavorava per l’azienda. “Non si può costringere Chastain a rispondere di uno standard giuridico che non esisteva”, ha detto il primo maggio ai giurati il suo avvocato Daniel Filor nella sua arringa conclusiva. “Nessuno ha detto a Nate che non poteva usare o condividere quelle informazioni.”

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