Il Fatto di domani. Letta cede a Calenda, salva Di Maio, fa fuori Renzi e tratta ancora con Verdi e SI. Conte: “Un’ammucchiata”

2 Agosto 2022

LETTA E CALENDA, TUTTO È PERDONATO. Ricordate la telenovela di ieri, il tira e molla “vado-non-vado, lancio un appello, niente veti” e penultimatum vari? Ecco, è tutto tragicomicamente finito. Enrico Letta e Carlo Calenda, proprio come voluto da quest’ultimo, si sono seduti intorno a un tavolo (a officiare la cerimonia c’era Benedetto Della Vedova) e, dopo appena due ore di trattative, hanno raggiunto l’accordo (che adesso dovranno far digerire ai propri elettori): “La totalità dei candidati nei collegi uninominali della coalizione verrà suddivisa tra Democratici e Progressisti e Azione/+Europa nella misura del 70% (Partito democratico) e 30% (+Europa/Azione), scomputando dal totale dei collegi quelli che verranno attribuiti alle altre liste dell’alleanza elettorale”. Non solo: linea comune sull’agenda Draghi (quindi anche sulla “necessità di correggere lo strumento del Reddito di cittadinanza e il Bonus 110%”), priorità a diritti civili e ius scholae, impegno a realizzare i rigassificatori. Nessun leader o segretario sarà candidato nei collegi uninominali. “Poi quando vinceremo insieme decideremo chi farà il premier”, ha annunciato Calenda con un pizzico di ottimismo. Per capire dove si collocherà questa nuova alleanza basta leggere le parole del sondaggista Renato Mannheimer: “Può attirare i voti anche dei delusi del centrodestra”. Sul Fatto di domani, analizzeremo nel concreto i termini dell’accordo elettorale. Leggerete anche il ritratto di Enrico Letta dalla penna di Pino Corrias.

C’ERANO UNA VOLTA I PARTITINI, CHISSÀ SE CI SARANNO IL 26 SETTEMBRE. Cosa faranno a questo punto le formazioni più piccole, stritolate dalla ritrovata pace tra i dem e Azione? “L’accordo non ci riguarda”, si legge in una nota diffusa da Sinistra italiana e Verdi, a cui hanno fatto seguito le parole di Angelo Bonelli: “Siamo da sempre impegnati per difendere la democrazia nel nostro Paese, ma anche per dare un segnale alla grande questione dell’emergenza climatica. Va data una risposta sul piano sociale. Alla luce di questo, chiediamo un incontro al Pd per verificare se ancora ci sono le condizioni di un’intesa elettorale che coinvolga l’alleanza tra Verdi e Sinistra Italiana”. Incontro che si verificherà già domani. Non sono le uniche formazioni a giocarsi lo scranno. E infatti il segretario del Nazareno ha fatto sapere che “nelle prossime liste elettorali il Pd offrirà diritto di tribuna in Parlamento ai leader dei diversi partiti e movimenti politici del centrosinistra che entreranno a far parte dell’alleanza elettorale”. “Questa ipotesi è generosa ma non ci riguarda, non ne abbiamo bisogno: intendiamo guadagnare e costruire consenso sulla base della nostra proposta politica che non cambia”, ha risposto il leader di Si Nicola Fratoianni. Ma è una mossa che salva Di Maio (anche con lui è in programma un incontro) e pure tutti i transfughi. È lo stesso Letta che, come vedremo, faceva della lotta ai cambi di casacca un punto fermo del suo partito. Sul giornale di domani sentiremo il parere dell’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino. Da questo gioco al massacro, dovrebbe essere escluso Matteo Renzi, nonostante l’apertura di Calenda. “In bocca al lupo alla nuova ammucchiata che va dalla Gelmini dei tagli alla scuola al Pd, passando per Calenda, che non ha mai messo il naso fuori da una Ztl” ha commentato sarcastico Giuseppe Conte.

ALTRO CHE “COMPLESSO”, SARÀ UN AUTUNNO “DRAMMATICO” (PER LE BOLLETTE). Una primavera e un’estate passata a minimizzare e poi succede che sui tavoli di Parlamento e governo arriva un documento firmato Arera, l’Autorità per l’energia: “Variazioni dei costi mai verificatesi”. Considerato che nei primi tre mesi del 2022 le bollette sono rincarate del 42%, l’authority prevede che andrà ancora peggio. Senza nuovi interventi, l’aumento sarebbe “di oltre il 100% rispetto al trimestre in corso” e il rinnovo degli sconti sugli oneri generali di sistema, atteso a giorni, lo calmiererà solo in parte. Si arriverà a livelli “difficilmente sostenibili per tutti i consumatori, non solo domestici, con potenziali ripercussioni sulla tenuta dell’intera filiera”. Un esempio concreto? Rischia di chiudere (dopo un periodo di ferie forzate) lo stabilimento tessile della Tirso di Muggia (Trieste), che occupa circa 250 persone. Appare, dunque, ancora più incredibile l’ottimismo mostrato fino all’ultimo dal premier Draghi e dal ministro Cingolani. Sul Fatto di domani vedremo come stanno realmente le cose, a cominciare dal flop della tassa sugli extra profitti, l’imposta introdotta con il Decreto aiuti per alleggerire i costi di energia e gas a beneficio di imprese e famiglie.

PELOSI A TAIWAN: COSÌ GLI USA SFIDANO LA CINA. La speaker della Camera è atterrata oggi a Taipei, sotto gli occhi di centinaia di migliaia di persone che hanno osservato online l’itinerario del volo e di fronte a una folla radunata all’aeroporto per il suo arrivo. Sul grattacielo più alto dell’isola, si è illuminata la scritta “Benvenuta a Taiwan”. La Cina non ha accolto con altrettanto calore la Rappresentante Usa. Caccia da combattimento cinesi hanno sorvolato lo stretto di Taiwan, mentre da Pechino giungevano dichiarazioni e minacce: il ministro degli Esteri ha fatto sapere che “i politici americani che giocano sul fuoco con la questione di Taiwan faranno una brutta fine”, e ha descritto la visita come un “tradimento deplorevole”, “una grave violazione al principio della Cina unica”. Contemporanee sono state le dichiarazioni di Pelosi, che ha esortato a stare al fianco di Taiwan, “un’isola di resilienza la cui democrazia è minacciata”. Sul giornale di domani cercheremo di capire quali potrebbero essere le conseguenze economiche delle tensioni tra Taiwan e Cina, ma anche tra quest’ultima e l’Occidente: prime a farne le spese sono state le Borse di tutto il mondo. La Cina avrebbe già sospeso temporaneamente le importazioni di prodotti alimentari da Taiwan, fanno sapere le autorità dell’isola.


LE ALTRE NOTIZIE CHE TROVERETE

Afghanistan, un Paese abbandonato che fa sempre propaganda. È di ieri sera la notizia dell’uccisione, da parte americana, del leader di Al Qaeda Ayman al-Zawahiri. Sul giornale vedremo qual è la situazione oggi a Kabul e capiremo quanto serva ancora all’immagine dei presidenti Usa la propaganda bellica.

Quei terroristi del battaglione Azov. Mosca ha iscritto nella lista nera il reggimento ucraino che abbiamo imparato a conoscere in questi mesi di guerra. Allo stesso tempo Azov ha chiesto al Dipartimento di stato americano di dichiarare la Russia uno “stato terrorista” in risposta ai presunti crimini di guerra commessi dai russi.

Covid, i dati di oggi. Sono 64.861 nuovi casi, 190 le vittime. Sul Fatto anche un’analisi della campagna antinfluenzale che stenterà a partire.

“I libri si sentono soli”. Storia della biblioteca della famiglia Contu, tre generazioni di intellettuali che hanno accumulato libri dalla fine dell’800.


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