Il Fatto di domani. Riarmo all’italiana diluito negli anni, la vittoria di Conte. Aiuti militari: l’Ue cieca e sorda con le altre guerre

Di FQ EXTRA
31 Marzo 2022

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CONTE VINCE: SPESE MILITARI, TETTO AL 2028. L’INDIFFERENZA EUROPEA PER LE ALTRE GUERRE. Parlando alla stampa estera stamattina, Mario Draghi ha ammesso che l’aumento delle spese militari italiane fino al 2% del Pil si farà secondo i tempi indicati ieri dal ministro della Difesa Guerini, cioè entro il 2028 e non entro il 2024 come aveva preventivato il premier, seguito a ruota dal leader del Pd Letta. In diretta sui social oggi pomeriggio il leader 5 Stelle ha replicato alle accuse venute in questi giorni proprio dai vertici dem, che hanno criticato duramente la sua richiesta di rallentare la corsa al riarmo e ventilavano la crisi di governo. “L’alleanza con il Pd va avanti da tempo, però io pretendo rispetto e dignità. Non posso accettare accuse di irresponsabilità. Non siamo la succursale di un’altra forza politica”, ha detto l’ex premier, che oggi pomeriggio ha incontrato Sergio Mattarella. Oggi il Parlamento ha approvato senza scossoni (e diversi assenti) il decreto sugli aiuti all’Ucraina, su cui il governo aveva messo la fiducia. Sul Fatto di domani approfondiremo il tema dell’invio di armi da un’altra prospettiva. Con un’intervento di Sofia Cecinini, coordinatrice dell’Osservatorio Sicurezza Internazionale della Luiss, analizzeremo l’indifferenza mostrata dall’Europa nel caso degli altri conflitti recenti scoppiati nel mondo, dove le armi non sono state inviate. Faremo anche un “follow the money” per capire da dove muove l’impeto con cui giornalisti, editorialisti e parte della politica italiana hanno festeggiato la corsa al riarmo: molti di loro hanno rapporti diretti con le aziende nazionali che producono armamenti.

PUTIN S’ATTACCA AL GAS: “PAGATE IN RUBLI O STOP FORNITURE”. MA C’È LA SCAPPATOIA. Altro che “mediazione di Draghi”, come hanno titolato i grandi giornali stamattina. Sul gas, nel giorno in cui scadeva il suo ultimatum sul pagamento in rubli, Putin ha sganciato un’altra bomba. Ieri il portavoce del Cremlino aveva detto che i tempi si sarebbero allungati, invece il presidente russo ha firmato un decreto che prevede il taglio delle forniture nel caso in cui gli acquirenti stranieri non accettino di pagare nella valuta di Mosca. Il prezzo del carburante è schizzato sopra i 127 euro al MwH e da Berlino a Parigi e Bruxelles è arrivata una levata di scudi dei governi europei contro quella che considerano una violazione dei contratti già firmati. In realtà, la questione è più complicata e c’è una scappatoia: la vedremo nel dettaglio sul giornale di domani. Il meccanismo istituito dal decreto prevedere che le società europee possano pagare in euro la fornitura alle banche russe, che poi si incaricheranno di convertire in rubli le somme. L’armageddon energetico sembra rimandato, ma come vedremo sul Fatto di domani il sistema potrebbe costringere l’Europa a rivedere i piani per il prossimo pacchetto di sanzioni. A meno di non rinunciare completamente al gas russo: Francia e Germania riferiscono di essere preparate allo stop. Vedremo in che condizioni è l’Italia.

MOSCA ARRUOLA ALTRE TRUPPE, COSA RESTA DEI NEGOZIATI DI ISTANBUL. Sul terreno la guerra prosegue senza particolari battute d’arresto. A Mariupol, era stato annunciato ieri notte dai russi un cessate il fuoco umanitario di 10 ore ma alla fine i combattimenti sono proseguiti, secondo le autorità ucraine e la tregua ha riguardato solo il corridoio umanitari tra Berdyansk a Zaporizhzhia. Kiev ha lanciato un nuovo allarme Chernobyl, e riferisce che i militari russi che hanno da tempo il controllo della centrale si starebbero ritirando. Oggi ha parlato di nuovo il segretario generale della Nato Stoltenberg, che ha presentato il rapporto annuale dell’Alleanza e ha fatto dichiarazioni rilevanti. Mosca non si sta ritirando ma riposizionando, ha detto, e poi ha salutato con piacere la decisione italiana di adeguarsi al 2% del Pil di spese militari e ha detto che la Finlandia sarebbe benvenuta nella Nato se scegliesse di entrarci. Dall’altro lato, Putin ha prescritto la coscrizione obbligatoria per altri 134.500 mila giovani russi e secondo fonti siriane avrebbe avviato un programma di addestramento di mercenari in Siria. Sul Fatto di domani vedremo cosa resta del dialogo aperto a Istanbul lunedì: domani c’è un nuovo round di colloqui, stavolta in teleconferenza.

ERGASTOLO OSTATIVO: IL PRIMO SÌ ALLA CAMERA. Montecitorio stamattina ha approvato la riforma della legge sul divieto di concessione dei benefici penitenziari nei confronti dei detenuti che non collaborano con la giustizia. La Consulta e la Corte di Strasburgo avevano chiesto di intervenire sulla norma che esclude la liberazione condizionale di un detenuto per mafia che non collabora anche dopo 26 anni di pena scontata. La versione della riforma votata oggi ribadisce che chi è al 41 bis per mafia non può uscire dal carcere duro automaticamente, ma solo provando di non avere più legami con la criminalità organizzata. Il provvedimento dovrà passare ora all’esame del Senato. Sul Fatto di domani lo discuteremo con un’intervista alla responsabile giustizia 5S Giulia Sarti.


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Covid, cosa cambia da domani. Il grosso delle restrizioni cadranno il 1 maggio, ma già da domani la vita degli italiani cambierà. Vedremo che sul fronte dei musei però le nuove regole creano alcune preoccupazioni. Intanto, oggi i nuovi casi sono 73.195 e i decessi 159.

Lucia Mascino. Abbiamo intervistato la 45enne attrice di cinema e di teatro, che è diventata popolare grazie alla serie di Sky Italia, I delitti del BarLume.


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