Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, mette in guardia contro un mondo “pieno di ambientalisti radical chic, oltranzisti, ideologici”. Li definisce “peggio della catastrofe climatica verso la quale andiamo sparati […] Spero che rimaniate aperti a un confronto non ideologico, che guardiate i numeri”. Ora, che il mondo sia pieno di ambientalisti è difficile affermarlo, visto che stiamo andando dritti verso la catastrofe climatica e abbiamo attivato la sesta estinzione di massa. Che poi il già piccolo insieme degli ambientalisti sia turbato da quelli “radical chic, oltranzisti e ideologici” è ancora più improbabile, poiché, al di là di qualche protesta locale che può anche essere etichettata come ingenua o radicale, essi non hanno mai ottenuto nulla di rilevante di fronte invece allo strapotere di chi ogni giorno distrugge l’ambiente. Sono definizioni peraltro ambigue: cosa significa essere radicali e oltranzisti? Rispetto a cosa? Non è forse l’attuale sistema economico estrattivo e distruttivo a essere stato per più di un secolo oltranzista e radicale al punto da aver causato la crisi dei processi biogeochimici che governano il sistema terrestre?

Proviamo a guardare i “numeri” della scienza ambientale: Antonio Guterres, Segretario generale della Nazioni Unite ha definito il nuovo rapporto IPCC sul riscaldamento globale “un codice rosso per l’umanità”: un codice rosso richiede interventi radicali e oltranzisti, altrimenti il paziente muore. L’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha appena pubblicato l’Atlante della mortalità e delle perdite economiche da estremi climatici: nei 50 anni 1970-2019 i disastri climatici sono aumentati di cinque volte, causando in media ogni giorno 115 morti e 202 milioni di dollari di danni. Se vogliamo evitare che il bilancio peggiori occorrono scelte intransigenti.

L’Alliance of World Scientists dice da anni che se vogliamo salvarci bisogna applicare misure draconiane alla società, incluso l’arresto della crescita economica fine a se stesso e dell’aumento di popolazione. Decisioni ancora più oltranziste dell’ambientalista più oltranzista.

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