Appena proponiamo come ospite un nostro giovane rappresentante, sui 30-40 anni, alla Rai cancellano l’invito. Vogliono rappresentare il fronte del No come quello degli anziani e dei politici della prima Repubblica

Anna Falcone, vicepresidente del Comitato per il No
(Il Fatto Quotidiano, 22 ottobre)

Giro la Calabria e mi raccontano di sale negate agli esponenti del No, di minacciosi consigli ai dipendenti di grandi aziende pubbliche che si espongono contro il Sì (“pensa a chi ti paga lo stipendio”), di collaudati capi bastone di partito che mobilitano famiglie e clientele in vista del 4 dicembre, dopo essere stati alla finestra per alzare il prezzo con il renzismo in difficoltà. Mi dicono che soprattutto al Sud dove il fenomeno dell’astensione è sempre più largo la parola d’ordine sarà: tutti al voto. Si teme un controllo militare sezione per sezione per verificare chi avrà ottemperato e chi no all’ordine di recarsi alle urne. Senza contare che il meccanismo binario del referendum consente facilmente di dare un nome e cognome ai Sì e ai No. Allarmismo infondato? Può darsi. Per sicurezza il Fatto Quotidiano e ilfattoquotidiano.it raccoglieranno tutte le informazioni di lettori ed elettori su eventuali condizionamenti all’esercizio della piena libertà di voto, che pubblicheremo dopo le opportune verifiche. Sarà un modo per dire No ai tanti SignorSì che pensano di trattare l’Italia come una caserma, con gli ordini affissi in bacheca dall’informazione unica e pensando di mettere sull’attenti i cittadini. Inutile ripetere che la posta in gioco è altissima, come dimostra lo schieramento corazzato sceso in campo a favore di Matteo Renzi e del suo governo. Da J.P. Morgan alle agenzie di rating, da Marchionne a Confindustria, dal commissario europeo Moscovici alla Merkel a Barack Obama. Inutile dire che nei quaranta giorni che mancano al voto il renzismo muoverà mari e monti pur di ottenere anche soltanto un voto in più del No. Inutile dire che se anche dovesse riuscire a far passare lo stravolgimento della Costituzione sarebbe una vittoria di Pirro. Perché secondo tutti i sondaggi il 5 dicembre lo statista di Rignano sarà comunque investito dal No massiccio di decine di milioni di italiani. Non si governa avendo contro metà del Paese. Ma questo lo ha voluto lui.

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