l’intervista - Il leader di Mdp

Bersani: “Renzi, Lotti e Boschi fregati dalla loro questione morale”

Lavora alla costruzione della sinistra con Pisapia e avvisa Gentiloni: “Siamo maggioranza, ma stiamo perdendo la pazienza”

Di Ettore Boffanoe Fabrizio d’Esposito
20 Luglio 2017

Meglio il tacchino del piccione. Pier Luigi Bersani vola alto. A modo suo, nello stile inconfondibile delle metafore: “Lo dico a tutti i miei compagni: non accontentatevi del piccione in mano, andiamoci a prendere il tacchino”. In bersanese, il tacchino è un centrosinistra “largo e inclusivo” con a capo Giuliano Pisapia e capace di andare in doppia cifra.

Il leader è lui e non c’è alcun passo indietro.

Io ho parlato con Giuliano tante volte e so che voleva intendere.

Cosa?

Non ha l’idea di una leadership come l’abbiamo intesa negli ultimi venti anni. La gente ne ha le scatole piene di quella roba lì. Ci vuole umiltà e io su questo sono d’accordo con lui. Lui continuerà a organizzare questo campo progressista.

Senza candidarsi.

Io ho un altro concetto. Quando si organizza decide il collettivo. La generosità vale in tutte le direzioni. Noi siamo una squadra e pratichiamo uno sport di squadra, basta con le discipline individuali.

Quindi non c’è alcuna ambiguità in Pisapia.

Primo punto: oggi è nato questo manifesto del Primo Luglio e chiamiamo tutti quelli che sono interessati, la sinistra del Pd, Montanari e Falcone, Fratoianni, Civati e gli altri che vogliono venire. Io voglio un campo largo, dobbiamo essere forza di governo, un nuovo centrosinistra.

E Prodi e la sua tenda?

Conosco bene Prodi e so che non gli piace essere tirato per la giacchetta. Poi sì, sarei felicissimo se fosse con noi.

Il secondo punto?

Se per ambiguità consideriamo il rapporto con il Pd dico subito che io non rinuncio a un pezzo di popolo del Pd. Bisogna distinguere.

Tra Renzi e gli altri.

Appunto.

Il nodo del leader è uno dei problemi. C’è poi il tema del governo.

Mettiamola così: noi siamo una forza di maggioranza che sta perdendo la pazienza. Tra i nostri il disagio c’è ma esiste il rischio di lasciare il Paese senza una legge di stabilità e una legge elettorale.

Quindi?

A settembre per quanto ci riguarda ci sarà il redde rationem. Faremo un certo numero di proposte. Noi siamo un campo di idee senza barriere ma con le nostre bandiere: progressività fiscale, universalismo nei servizi, valore del territorio e diritti dei lavoratori. Sull’articolo 18 andrebbe bene anche un articolo 17 e mezzo ma dobbiamo interpretare la domanda di uguaglianza, non è più possibile andare avanti con le parole d’ordine degli anni Novanta.

Flessibilità nei conti, per esempio.

In Europa, la flessibilità è stata barattata con troppe cose, dai migranti alle regole per le banche. Adesso leggo che la prossima ricetta per la crescita sarà quella di sforare il deficit e promettere meno tasse a tutti, più crescita e meno debito. Se volete ve la traduco in tre lingue.

Addirittura tre?

In inglese è: win, win, win. In italiano: godimento cosmico. E poi c’è la metafora: il maiale è tutto di prosciutti.

Altro azzardo renziano.

O sulla questione sociale c’è una radicale alternatività a quello che è successo negli ultimi tre anni, altrimenti non potranno chiederci di appoggiare il governo.

Tranne che sullo ius soli.

Se Gentiloni ce lo chiede votiamo la fiducia con entrambe le mani. Anche qui: quando Renzi voleva trovare una maggioranza l’ha fatto senza problemi, adesso gli fa comodo scaricare tutto su Gentiloni. Sono espedienti tattici. Come se gli avesse fatto una foto sull’orlo del burrone dicendogli “fai un passo indietro”.

Lo ius soli è una cosa di sinistra.

A chi è contrario chiedo: sapete che in molte realtà a scuola ci sono più bambini migranti che italiani? Che facciamo, andiamo da loro e diciamo che alla fine della quinta elementare o della terza media non possono diventare italiani?

I critici obiettano: non è questo il momento.

Ma proprio perché ci sono i barconi lo devi fare adesso. Dopodiché vai in Europa con una forza maggiore e punti i piedi contro il vergognoso egoismo di tre quarti degli Stati dell’Ue. C’è bisogno di un canale organizzato che selezioni e accolga, sennò il fenomeno non è dominabile. Altro che barattare la flessibilità o farci dare dei soldi. È ora che ci prendano sul serio, anche a costo di lasciare una sedia vuota, come De Gaulle nel 1965.

I cantori superstiti del renzismo parlano di odio. Il vostro odio.

Mettiamoci d’accordo su chi deve andare dallo psichiatra, questi sono argomenti demenziali e offensivi. Noi abbiamo un pensiero sull’Italia, una visione, un progetto. Altro che rancore: se Renzi facesse la metà delle cose che ho detto, io non avrei alcun problema con lui. Invito a esaminare la mia biografia.

In che senso?

Sono sempre diventato il miglior amico del mio successore. È accaduto con Errani in Emilia Romagna, è accaduto con Enrico Letta. Ecco perché trovo offensive queste campagne sui media negazionisti.

Negazionisti?

Mi fate fare una premessa?

Premetta.

Io tre anni fa tornai dalla malattia (Bersani nel 2014 fu operato al cervello per un’emorragia, ndr) e c’era un’assemblea del Pd sull’Italicum. Dissi: “Ma siete impazziti? Date tutto a chi arriva primo compresi gli organi di garanzia?”. Continuai dicendo che nel ripiegamento della globalizzazione stava venendo fuori una nuova destra securitaria, protezionista, sovranista. Furono loro a guardare me come un matto.

Invece.

Già alla fine del 2014, in Emilia Romagna, la regione campione della partecipazione civica, votò alle Regionali solo il 37 per cento. Poi sono venute le sconfitte del 2015, del 2016 e del 2017.

Non dimentichiamo il referendum del 4 dicembre.

(Bersani ride e riprende) Di fronte a tutto questo ci sono stati due negazionismi. Il primo di Renzi e dei suoi amici che non dedicano una sola riga a questo disastro. Il secondo dell’informazione che semmai sdraia sul lettino dello psicoanalista chi pone questi problemi e preferisce evocare come un rischio futuro una cosa che è già avvenuta, e cioè l’avanzata della destra, dedicandosi a sparare coi fucili spianati contro i grillini.

Dàgli al populista.

Anziché interrogarsi su cosa ha prodotto questa egemonia della destra sovranista. In passato ho accusato il M5S di linguaggio fascistoide perché dicevano zombie, oggi devo sentire Recalcati che parla di cadavere. Ma per favore…

Ci riproverebbe coi grillini?

Io non sono uno che ripaga con la stessa moneta ma da osservatore prendo atto di questo loro solipsismo, che è rousseauiano ma non illuminista e contiene il germe dell’autoritarismo. In ogni caso lascerei perdere la categoria del populismo, che è qualcosa di indefinito e slabbrato che si usa contro l’avversario che non ci piace. Preferisco demagogia.

Teme un governo della destra?

Berlusconi ritiene di giocarsela con il proporzionale per essere libero. Forse sarà più contiguo al renzismo ma sarà la forza delle cose a unire lui e Salvini.

Articolo 1 punta sulla questione sociale per riprendere i voti persi tra astensionismo e M5S. Ma la questione morale, da Consip a Banca Etruria, è un fenomeno che ha eroso il renzismo.

Se sei nel cuore del Paese non puoi usare il sistema di relazioni del tuo paese, con la minuscola. Troppe cose in pochi chilometri. Non funziona così. Soprattutto se hai la presunzione di guidare l’establishment ma invece è il sistema che ne approfitta e ti usa. La Costituzione dispone che le funzioni pubbliche vadano ricoperte con disciplina e onore. Io sono amico di tutti, ma parente di nessuno.

Il giglio magico ha una cifra familista: Lotti e Tiziano Renzi nell’inchiesta Consip.

Se Lotti fosse indagato per una vicenda legata al suo ruolo di ministro dello Sport io sarei cauto, non sono giustizialista. Ma se viene accertata la versione di Marroni noi chiederemo le dimissioni.

Banca Etruria, poi.

In Parlamento non ci è stata detta la verità…

Maria Elena Boschi…

Sì, negli Stati Uniti sarebbe sanzionabile. Qui non stiamo parlando di noccioline ma di fatti seri. Meno male che Andreatta non è più in vita, lui che lottò contro Calvi avrebbe dovuto vedere gente (il papà di Boschi, ndr) che va a chiedere consigli a Flavio Carboni. Se Renzi non piace più è stato anche per l’aspetto etico. Ma ampliando lo sguardo, oltre le persone, siamo di fronte a una situazione inquietante.

Perché?

Io non accuso nessuno di collusione, ma qui girano barcate di soldi senza controllo, acquisti dall’estero, amnistie e sanatorie e hanno aumentato pure la soglia del contante. Sono comodità per pezzi di establishment, ma sono anche varchi per la criminalità e le mafie. Non è possibile che a occuparsene siano solo quattro magistrati e un po’ di finanzieri, servono anche le leggi.

Dal lavoro alla questione morale è una sinistra vera.

Io non voglio una cosa rossa ma non voglio che si sputi sul rosso. Non rinnego nulla. Forse abbiamo dei problemi di composizione, ma non sarà un’operazione nostalgia. Vogliamo parlare ai giovani, non solo ai disoccupati, anche a quelli che vengono sfruttati con finti stage, con i voucher o con una finta alternanza scuola-lavoro. Mio padre era un meccanico e aveva degli apprendisti, talvolta combinavano guai ma a fine mese si sarebbe vergognato se non li avesse pagati.

Pisapia permettendo, lei tuttora piace come leader.

So di dare un dispiacere a quanti me lo chiedono ancora, ma non farò mai un passo davanti a Giuliano.

Si candiderà in Parlamento? Rotazione permettendo?

Farò quello che mi chiede il collettivo, in un senso o nell’altro. E studieremo un meccanismo per far votare le candidature.

Senza sciogliervi, almeno fino alle elezioni.

Pisapia non l’ha mai chiesto, ma non si possono sciogliere nell’acido i mattoni se non hai ancora la casa.

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