C’erano tanti giornalisti quanti ciclisti, in un pomeriggio di maggio, nelle strade di Berlino. La curiosità monta, come il movimento di protesta #Deliverunion. Il primo nella gig economy, l’economia on-demand, dove ti pagano solo quando lavori, ma devi essere sempre disponibile. I pionieri del dissenso sono i ciclisti di Foodora (quotata in Borsa) e Deliveroo, le grandi società della consegna di cibo a domicilio nel mondo, ricche grazie al boom delle app sugli smartphone. Vuoi cibo di qualità senza uscire? Il ciclista di Foodora ti porta la carne al sangue a casa. “Ho cominciato a lamentarmi quando un cliente mi ha chiamato per nome”, racconta Georgia, studentessa di filosofia berlinese, 24 anni, una dei mille ciclisti in città. “La società aveva dato il mio nome senza avvertirmi”. Ora Georgia frequenta gli incontri mensili ai piedi del palazzo del Fau, un piccolo sindacato di sinistra tedesco. Hanno cominciato a Berlino, ma le manifestazioni si sono allargate a Torino, Londra, Bordeaux. I ciclisti chiedono più rispetto delle loro prestazioni, di essere pagati mentre riparano le bici o per il tempo passato a gestire il planning, vorrebbero qualche euro in più del misero minimo a prestazione. Hanno usato Whatsapp, Snapchat, Facebook, si sono uniti. Vogliono fermare tutte le bici d’Europa se non verranno ascoltati.