Niente estradizione, sono russi: l’Italia libera i latitanti di Mosca

Dall’inizio della guerra, il ministero non autorizza più l’arresto dei ricercati. Almeno 12 casi, tra loro presunti assassini e narcos

È atterrato all’aeroporto di Palermo ed è stato subito arrestato dalla polizia. Il 50enne, russo, che avrebbe vissuto anche in Siria, è stato condannato nel 2017 per terrorismo dalla Federazione russa e su di lui pende un mandato di cattura internazionale. Ma il suo destino è già segnato. Dallo scoppio del conflitto in Ucraina, l’Italia, […]

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È atterrato all’aeroporto di Palermo ed è stato subito arrestato dalla polizia. Il 50enne, russo, che avrebbe vissuto anche in Siria, è stato condannato nel 2017 per terrorismo dalla Federazione russa e su di lui pende un mandato di cattura internazionale. Ma il suo destino è già segnato. Dallo scoppio del conflitto in Ucraina, l’Italia, come altri Paesi europei, ha negato ogni richiesta proveniente dalla Federazione russa. Una linea politica e giudiziaria attuata già dalla ministra Marta Cartabia, confermata dall’attuale Guardasigilli, Carlo Nordio. E i casi non sono pochi. Come quello accaduto qualche giorno fa a Genova.

Una bielorussa di 40 anni viene arrestata nel capoluogo ligure, ricercata da Mosca dal maggio 2020 per traffico di droga. La Corte d’appello convalida l’arresto anche se la donna si definisce una dissidente. Ma questo conta poco, in realtà, perché il ministero della Giustizia – in questi casi chiamato a convalidare o meno l’applicazione delle misure cautelari – non può entrare nel merito del giudizio che spetta alla magistratura, ma soprattutto ha una prassi ormai consolidata dai primi del marzo 2022. Al punto che, derogando alla consuetudine di confermare in prima istanza la misura cautelare, per poi chiedere il rilascio, il ministero decide l’anticipazione della misura della liberazione, chiedendo direttamente di non mantenere la custodia cautelare, senza attendere oltre. Così la donna è stata liberata, come tutti gli altri.

L’orientamento, che fonda comunque le sue basi anche sulle condizioni detentive riscontrate nel paese di Putin, prende le sue mosse a livello internazionale, con la dichiarazione dei ministri Ue della Giustizia del 4 marzo 2022 sull’accordo raggiunto per “non dare seguito alle domande di cooperazione giudiziaria penale nell’ambito dell’estradizione quando queste domande vengono dalla Russia o dalla Bielorussia”. E proprio il 4 marzo cominciano le scarcerazioni. A Napoli la ministra Cartabia interviene sul regista ucraino Yevhen Lavrenchuck, arrestato per frode su larga scala, per evidenziare i “drammatici sviluppi della situazione riguardante l’Ucraina” e il rischio che il regista “possa essere sottoposto a trattamenti contrari ai diritti fondamentali della persona”. A Bari tocca al manager Gennadii Lisovichenko, accusato di truffa e corruzione: la sua vicenda sarà poi definita dalla Corte d’appello barese che appunta: “La fuoriuscita di uno Stato dal Consiglio d’Europa, nella specie la Federazione russa, determina la inoperatività della Convenzione e dei relativi protocolli”.

Ma a muoversi in anticipo su tutti, dando anche la linea giuridica, è la Corte di Cassazione. Nell’udienza del 1º marzo 2022, la Consulta rinvia alla Corte d’appello di Milano il caso di una donna, sedicente ex spia del Kgb, arrestata il 4 giugno 2021, accusata di aver diffuso farmaci non autorizzati. Stava per essere mandata a Mosca, ricorre in Cassazione e nel mentre scoppia la guerra. Gli ermellini rinviano a Milano ritenendo fondato il suo timore di un trattamento incompatibile con i diritti fondamentali della persona (nel documento russo si faceva riferimento a “lavori forzati” come pena alternativa) e che “tali valutazioni si rivelano ancora più pregnanti con riferimento ai recenti drammatici sviluppi degli eventi bellici in Ucraina” scrivono nero su bianco. Stessa sorte è toccata a un cittadino greco accusato di associazione criminale e omicidio dalla Russia. Anche in questo caso, la Corte d’appello di Milano aveva dato il suo benestare ma il 14 gennaio, prima dello scoppio del conflitto. La Consulta ribalta l’esito sottolineando come dopo l’invasione dell’Ucraina, Putin ha deciso l’uscita dal Consiglio d’Europa e di denunciare la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Il ministero interviene in diversi casi. A Perugia, Bologna, Firenze, Milano, Genova, Roma. Nella Capitale, il ministero revoca la misura cautelare a un giorno dall’arresto per un manager lettone, accusato di riciclaggio e reati finanziari. Infine Palermo. Il gip ha convalidato l’arresto e, dopo l’interrogatorio di garanzia, saranno avviate le procedure per l’estradizione. Sappiamo già come andrà a finire.